L’Agenzia delle entrate punta sugli algoritmi: cosa cambia?

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L’attività di analisi del rischio si inserisce nell’ambito più generale della gestione del rischio di non conformità (Compliance Risk Management)

Indice

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L’obiettivo dell’algoritmo è quello di consentire agli Uffici preposti al controllo di ordinare le posizioni già considerate da controllare, così da ottimizzare i risultati e la calendarizzazione delle attività istruttorie

La variabile predittiva è associata esclusivamente ai soggetti per i quali è già stato deterministicamente individuato un rischio fiscale

L’agenzia delle entrate affina le tecniche di valutazione e controllo dell’operato dei contribuenti, confidando sull’efficacia degli algoritmi.

A tal proposito, nell’ambito delle attività di analisi del rischio basate sull’utilizzo dei dati dell’Archivio dei rapporti finanziari, con un documento di recente pubblicazione, l’Agenzia descrive la logica utilizzata dagli algoritmi, nonché le banche dati usate nelle attività di analisi del rischio rispetto alle condotte dei contribuenti.

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Cos’è l’Archivio?

L’archivio dei rapporti finanziari costituisce un’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria ed è una base dati che contiene le informazioni relative: 

  • ai conti correnti e agli altri rapporti finanziari di cui un contribuente è titolare o può disporre sulla base di deleghe o procure ad operare (c.d. “sezione anagrafica”)
  • alle movimentazioni contabili in forma aggregata, al saldo iniziale, a quello finale e, per alcune tipologie di conto, al valore medio di giacenza, che interessano in un anno solare ciascun rapporto continuativo, nonché alle operazioni c.d. “extra-conto”, vale a dire effettuate al di fuori di un rapporto continuativo con l’intermediario finanziario (c.d. “sezione contabile”).

Cos’è l’analisi del rischio fiscale?

Come spiega l’Agenzia nel predetto documento, l’analisi del rischio fiscale ricomprende le tecniche, le procedure e gli strumenti informatici utilizzati per individuare i contribuenti che presentano un elevato rischio fiscale, inteso come il rischio di operare, o aver operato, in violazione di norme di natura tributaria ovvero in contrasto con i principi o con le finalità dell’ordinamento tributario; una volta individuate le posizioni fiscalmente rischiose, le stesse sono trasmesse alle articolazioni organizzative che si occupano dei controlli, che effettuano ulteriori approfondimenti e valutazioni al fine di individuare i soggetti nei cui confronti avviare un’attività istruttoria.

L’analisi del rischio risponde:

  • all’esigenza di allocare al meglio le risorse delle Amministrazioni fiscali – limitate rispetto alla platea dei contribuenti – al fine di raggiungere un livello di compliance fiscale ottimale
  • ad evitare l’attivazione di controlli nei confronti di soggetti che hanno adottato comportamenti conformi alle norme tributarie. 

Si tratta, quindi, di un processo sistematico volto a stimolare l’adempimento spontaneo, ovvero prevenire e contrastare l’inadempimento. Tale processo risulta tanto più efficace quanto maggiore è la conoscenza del comportamento fiscale dei contribuenti, ricostruito attraverso lo studio approfondito e sistematico delle informazioni disponibili ed avvalendosi di strumenti di analisi avanzata dei dati.

Il ruolo degli algoritmi

Gli algoritmi vengono implementati per supportare gli Uffici locali preposti al controllo nell’attività di selezione delle posizioni da sottoporre ad attività istruttoria.

L’obiettivo dell’algoritmo è quello di consentire agli Uffici preposti al controllo di ordinare – secondo diversi criteri di priorità – le posizioni già considerate da controllare, così da ottimizzare i risultati e la calendarizzazione delle attività istruttorie.

A partire dai dati relativi ai contribuenti già oggetto di controllo, l’algoritmo seleziona, tra quelle indicate, le informazioni fiscalmente rilevanti in grado di predire l’esito delle attività istruttorie.

Come mette in chiaro l’Agenzia, il ruolo dei modelli di analisi è puramente ancillare, essendo limitato al supporto delle strutture di controllo nella gestione di posizioni che sono venute all’attenzione dell’Amministrazione finanziaria per motivi indipendenti dall’applicazione dei modelli stessi.

Inoltre, la variabile predittiva è associata esclusivamente ai soggetti per i quali è già stato deterministicamente individuato un rischio fiscale.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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