Jenny Saville a Firenze: l’universo nella carne

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Gigante della pittura contemporanea, la pittrice più quotata al mondo “si prende” il capoluogo toscano con una mostra che vive in cinque luoghi simbolo della città. Fra plasticità michelangiolesca e scarabocchi vibranti

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Firenze città del contemporaneo, Firenze città della donna. Lei è Jenny Saville (Cambridge, 1970), la pittrice attualmente più quotata (12 milioni da Sotheby’s il suo record). La mostra (30/09/2021-20/02/2022) che il curatore Sergio Risaliti le dedica è di quelle importanti – se non epocali – per quantità e qualità delle opere esposte. L’artista della generazione degli Young British Artists è infatti ammirabile, oltre che negli spazi del Museo Novecento, anche a Palazzo Vecchio, al Museo dell’Opera del Duomo, al Museo degli Innocenti e a Casa Buonarroti. La collocazione dei suoi quadri risponde a precise esigenze curatoriali, che esaltano ed esemplificano la sua opera. «Jenny Saville è una delle artiste più grandi che io abbia conosciuto nella vita», ci racconta il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti.
«Diceva Charles Baudelaire che alcuni artisti rappresentano la propria epoca, altri la travalicano, hanno una portata universale. Jenny è una di questi: dà risposte essenziali agli esseri umani. Infrange la bellezza accademica con gli azzardi tipici del modernismo, delle avanguardie. I suoi scarabocchi sono assimilabili al non finito di Michelangelo».

jenny saville firenze

JENNY SAVILLE, Prism, 2020, Pastello e carboncino su tela, 200 x 160 cm
78 3/4 x 63 in. © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 202. Foto: Prudence Cuming Associates. Collezione privata. Courtesy Gagosian

L’intreccio di piedi, di gambe, di corpi è spogliato di ogni riferimento temporale e geografico, restituendone la pura umanità. Il profondo dialogo dell’artista britannica con il Buonarroti si fa altissimo nel suo Study for Pietà (2021), posta in rapporto con la Pietà Bandini (c. 1547-55) nel Museo dell’Opera del Duomo: la posa disarticolata della Pietà trova un raffronto contemporaneo nelle membra scomposte del monumentale disegno della Saville.

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In entrambi i compianti, il dramma della morte, l’inaccettabilità della violenza, l’assenza della cronaca. «L’universalità del messaggio della Saville supera il post moderno».

JENNY SAVILLE, Gestation, 2017, Pastello e carboncino su carta montata su cartone telato, 200 x 152 cm, 78 3/4 x 59 13/16 in, © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 202, Foto: Lucy Dawkins. Collezione privata, Parigi. Courtesy dell’artista e di Gagosian

La mistica corporale della pittrice trafigge l’osservatore con Rosetta II (2000-06). È il ritratto di una giovane donna non vedente, estaticamente in rapporto con il Crocifisso ligneo di Giotto sospeso al centro della navata di Santa Maria Novella, visibile fin dall’esterno del sagrato quando il portale è aperto. Il tema sanguigno della maternità trova invece casa nella pinacoteca del Museo degli Innocenti con The Mothers (2011) messe in rapporto con la Madonna col Bambino (1445-50 ca.), maiolica invetriata di Luca della Robbia e la Madonna col Bambino e un angelo (1465-76) di Botticelli.

JENNY SAVILLE, Study for Pentimenti III (sinopia), 2011. Carboncino e pastello su carta, 200 x 152 cm, 78 11/16 x 59 13/16 in © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 202. Foto: Mike Bruce. Collezione privata. Courtesy dell’artista e di Gagosian

La pittura di Jenny è dinamica, il segno è vibrazione, la figura non conosce staticità, ogni disegno lascia intravedere l’appena prima e l’appena dopo, in un fluire energetico che ricorda la plasticità di Michelangelo scossa dalle inquietudini dell’espressionismo astratto che sarebbe arrivato 450 anni dopo.

Jenny Saville Firenze

JENNY SAVILLE, Rosetta II, 2005 – 2006. Olio su carta, montato su tavola. 252 x 187.5 cm, 99 3/16 x 73 13/16 in © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021. Courtesy dell’artista e di Gagosian

Di tutte le opere esposte a Firenze, la più nota al grande pubblico forse è Fulcrum (1998-99), a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento. Si tratta del quadro con cui la giovane artista assurse nel 1999 alla fama internazionale. La mostra, la sua prima personale, era Jenny Saville: Territories alla Gagosian Gallery. Oggi, i guerreschi affreschi del Vasari circondano quelle tre figure carnose, distese, avvinte. Ma loro non si lasciano intimidire: la guerra l’hanno già combattuta.

Jenny Saville Firenze

JENNY SAVILLE, Fulcrum, 1999, Olio su tela, 261.6 x 487.7 cm, 103 x 192 in © Jenny Saville. Tutti i diritti riservati, DACS 2021. Collezione privata. Courtesy Gagosian


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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