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Scenografo di fama internazionale, disegnatore di costumi e illustratore, dal 1959 vive tra Roma e New York (con puntate a Parigi e Londra), dove espone in diverse gallerie e lavora come illustratore, per poi stabilirsi dal 1963 a Deia? nell’isola di Maiorca. Gnoli era figlio e nipote di due storici e critici dell’arte, Umberto e Domenico, da cui gli derivano le lezioni rigorose di Masaccio e Piero della Francesca. E di Piranesi, de Chirico, Carra?, Severini, Campigli.

Ma il suo lavoro può considerarsi influenzato anche da artisti contemporanei come Bacon, Balthus, Dali?, Magritte, Shahn e Sutherland. «Mi servo sempre di elementi dati e semplici, non voglio aggiungere o sottrarre nulla. Non ho neppure avuto mai voglia di deformare: io isolo e rappresento. I miei temi derivano dall’attualità, dalle situazioni familiari della vita quotidiana; dal momento che non intervengo mai attivamente contro l’oggetto, posso avvertire la magia della sua presenza».

La sua traiettoria di artista incrocia i percorsi del minimalismo, dell’iperrealismo e della pop art, anche se, come ha osservato lo scrittore francese Andre? Pieyre de Mandiargues, «lo stile pittorico di Gnoli nel momento stesso in cui descrive le cose banali che compongono l’ambiente dell’uomo, le illumina. Illustrandole le nobilita; mentre gli artisti pop le volgarizzano».


Cento le opere esposte, realizzate dall’artista dal 1949 al 1969. Questa retrospettiva si inserisce in una sequenza di mostre di ricerca che Fondazione Prada ha dedicato a figure di talenti fuori dagli schemi come Edward Kienholz, Leon Golub e William Copley, difficilmente assimilabili alle correnti artistiche della seconda meta? del Novecento.


