Investitori italiani: sempre più immobili nel patrimonio globale

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All’interno della nona edizione del Coima Real estate forum, è emerso che nei primi nove mesi del 2020 gli investitori italiani hanno incrementato del 10% la quota allocata nell’asset class immobiliare

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La crisi legata al covid-19 accelererà la tendenza a sviluppare quartieri resilienti, olistici e di alta qualità, progettati con criteri Esg misurabili

Coima stima che un’azienda, che pre-covid non adottava il lavoro da remoto, potrebbe ridurre il proprio fabbisogno di spazi a uso ufficio da circa il 5-10% a circa il 10-30%

Sempre più immobili nel patrimonio degli italiani. Nonostante infatti un calo degli investimenti sul mercato immobiliare che, secondo i Cbre, dovrebbe attestarsi nei primi nove mesi del 2020 sui 5,3 miliardi di euro (-15% rispetto ai 6,3 miliardi di euro dello stesso periodo del 2019), gli investitori italiani hanno incrementato del 10% la quota allocata nell’asset class immobiliare. Lo si è appreso all’interno della nona edizione del Coima Real estate forum, evento annuale dedicato ad analizzare e approfondire i trend del mercato immobiliare italiano e gli scenari economici.
Molta attenzione è andata sul futuro delle città. I cambiamenti climatici, la digitalizzazione (che è stata un elemento chiave durante il lockdown), ma anche il sistema dei trasporti e delle infrastrutture, così come gli spazi pubblici incideranno profondamente sul modo di concepire e vivere gli edifici, di qualsiasi genere e natura.  Secondo Coima, le città dovrebbero essere organizzate secondo il concetto di “iper prossimità” e seguire un modello policentrico di quartieri urbani complessi.
Un ruolo primario va poi sugli aspetti sostenibili.  Secondo la società, infatti, la crisi legata al covid-19 accelererà la tendenza a sviluppare quartieri resilienti, olistici e di alta qualità, progettati con criteri Esg misurabili. E questi quartieri “qualificati” attireranno la domanda da parte di conduttori che diventeranno più sensibili a una gamma più ampia di caratteristiche invece che essere concentrati principalmente sul fattore prezzo.

“L’esperienza mondiale della pandemia rappresenta un passaggio storico e drammatico, che può però accelerare la composizione di una classe dirigente responsabile e competente per affrontare una transizione economica, ecologica e sociale verso una capitalismo più equilibrato e sostenibile – ha commentato Manfredi Catella, fondatore e ceo di Coima – L’Italia ha nel suo territorio una risorsa straordinaria, che oggi può contribuire in modo determinante alla ripresa del Paese su cui dobbiamo lavorare. Il centro e Sud Italia saranno al centro del piano di resilienza nazionale e la rigenerazione urbana, alimentata anche dai programmi straordinari di finanza pubblica in partnership con il settore privato, sarà centrale”.

Se si guarda poi in particolare agli uffici, all’interno del rapporto di Coima “Il futuro degli uffici” è emerso che il lavoro da remoto diventerà una componente sempre più strutturale dell’organizzazione aziendale, anche se con gradi diversi a seconda dei settori. “Un possibile scenario di medio termine potrebbe vedere l’adozione del lavoro remoto in Italia crescere dall’attuale livello del 5% a un livello del 30-40% (ovvero una percentuale doppia rispetto alla media europea del 17% e in linea con l’attuale livello di adozione dei Paesi nordici)”, si legge nel report.

In particolare, il gruppo fondato e guidato da Manfredi Catella stima che un’azienda, che pre-covid non adottava il lavoro da remoto, potrebbe ridurre il proprio fabbisogno di spazi a uso ufficio di circa il 5-10% attraverso un’adozione media-bassa di questa modalitò di lavoro fino ad arrivare a una contrazione di circa il 10-30% nel caso di un’adozione elevata del lavoro d remoto (ipotizzando che le postazioni siano condivise tra i dipendenti).

Nello stesso tempo, però, al fine di favorire un maggior grado di collaborazione tra i dipendenti, lo spazio all’interno degli uffici destinato alle aree comuni potrebbe aumentare, passando dal livello attuale di circa il 40% a un livello pari al 50-60% circa.


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di Stefania Pescarmona

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Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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