Immobiliare, il futuro è nei servizi collegati

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In Italia, tra diretti e indiretti, il numero di addetti della filiera dei servizi legati all’immobiliare (dalla progettazione alla vendita) supera il mezzo milione (+15,8% in cinque anni), a fronte di un fatturato annuo di 41 miliardi

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L’Italia è la nazione dove le attività immobiliari, con l’11,9% del Pil, hanno il peso maggiore all’interno dello scenario economico nazionale. Se poi a queste si affianca lo sviluppo immobiliare, pari al 2,9%, e il settore delle costruzioni con il 4,2%, il totale del comparto sale al 19% del Pil, per un valore superiore alla media europea del 18,3%

Per poter affrontare i vari cambiamenti le società che operano nel mondo dei servizi immobiliari necessitano di investimenti rilevanti, principalmente in nuove tecnologie e sistemi informatici, oltre che nello sviluppo di competenze costantemente aggiornate

“Il futuro del real estate sarà nei servizi, o meglio nella filiera dei servizi collegati all’industria immobiliare, che negli ultimi anni ha iniziato ad avviare un importante percorso di professionalizzazione. Ma deve farlo nel modo giusto”. Con queste parole Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, ha presentato a Milano il quinto “Rapporto sulla filiera dei servizi immobiliari in Europa e in Italia”, studio che è stato realizzato con Abaco Team, Agire Gruppo IPI, Bnp Paribas Real Estate, Cdp, Coima, Cushman & Wakefield, Generali Real Estate, GVA Redilco, Revalo, Rina Prime Value Services, Sidief, Yard.
Dal report è emerso che l’Italia si conferma la nazione dove le attività immobiliari, con una quota pari all’11,9% del Pil, hanno il peso maggiore all’interno dello scenario economico nazionale. Se poi a queste si affianca lo sviluppo immobiliare, pari al 2,9%, e il settore delle costruzioni con il 4,2%, il totale del comparto sale al 19% del Pil, per un valore superiore alla media europea del 18,3%. Dopo l’Italia si colloca il Regno Unito (18,8%), seguito da Francia e Spagna, mentre la Germania è più distaccata di un paio di punti.

Nel nostro Paese, tra diretti e indiretti, il numero di addetti della filiera dei servizi all’immobiliare (dalla progettazione alla vendita) supera il mezzo milione, in crescita del 15,8% in cinque anni, a fronte di un fatturato annuo di 41 miliardi, su 380 miliardi stimati di quello dei cinque principali Paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia, Italia e Spagna).

Da un ulteriore confronto con gli altri Paesi, le dimensioni medie delle nostre società di servizi si confermano ridotte (1,3 addetti a società), evidenziando una strutturazione inferiore nel real estate rispetto agli altri settori produttivi. In particolare, si riscontra una minore strutturazione del settore, con la presenza di molte società individuali o a conduzione familiare, che però in uno scenario competitivo faticheranno a introdurre innovazioni, sia di prodotto sia di processo.

“Il mondo dei servizi immobiliari sta vivendo una profonda trasformazione, trascinata da una nuova domanda di servizi innovativi legati alle diverse esigenze degli operatori”, ha detto Breglia.

Dello stesso avviso Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, che ha spiegato che i cambiamenti che sta vivendo il settore immobiliare derivano principalmente dall’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo sulle diverse fasi del ciclo di vita degli immobili. “L’innovazione digitale sta modificando il modo in cui gli edifici si progettano, si costruiscono, si utilizzano e si gestiscono e di conseguenza tutti gli ambiti che compongono i servizi immobiliari devono adattarsi a questo nuovo ambiente”, ha detto Zirnstein. In questa fase storica, quindi, tutti i settori immobiliari stanno vivendo profonde trasformazioni, dagli uffici al retail, fino al residenziale, in tutte le sue diverse forme, dalle abitazioni sul libero mercato, al social housing, co-living e co-housing, residenze per studenti, senior housing, ecc.

“Per edifici dotati di sistemi integrati di impianti tecnologici, sistemi informatici e di sicurezza sono necessarie competenze avanzate in Ict, professionisti esperti in questo settore che dovranno essere in grado di leggere e analizzare i dati ma anche di relazionarsi con chi possiede competenze consolidate nel real estate e conoscenza dei mercati – ha proseguito Zirnstein – Proprio questa fusione tra settore immobiliare e soluzioni digitali ha portato a coniare il nuovo termine di ‘proptech’, di cui oggi si sta iniziando a comprendere la rilevanza anche in Italia”.

“Per poter affrontare tali cambiamenti le società che operano nel mondo dei servizi immobiliari necessitano però di investimenti rilevanti, principalmente in nuove tecnologie e sistemi informatici, oltre che nello sviluppo di competenze costantemente aggiornate. “Questo porta a una maggiore strutturazione delle società, attraverso aggregazioni che consentono di crescere e investire in competenze e digitalizzazione. Questo fenomeno è particolarmente evidente anche in Italia, dove nel corso degli ultimi anni sono state numerose le aggregazioni e le fusioni tra società”, ha concluso il direttore generale di Scenari Immobiliari.


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di Stefania Pescarmona

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Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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