Gli nft non sono arte, parola di Wikipedia

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All’indomani dell’incoronazione dei non fungible token come asset del 2021, una sgradita sorpresa arriva dal portale enciclopedico più celebre. E le implicazioni patrimoniali sono tutt’altro che banali

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Le classifiche di inizio anno (fra cui le nostre) pullulano di non fungible token. Nft come nuova, costosissima forma d’arte, la più costosa fra le opere degli artisti ancora viventi (il riferimento è a The Merge di Pak). Ma, secondo i redattori di Wikipedia, è tutto sbagliato. Gli nft non sono classificabili come opere d’arte. A maggioranza (5 a 1), alcuni editor del portale hanno deciso di depennare dagli elenchi degli artisti star come Beeple e Pak. Almeno per ora.
La notizia ha fatto la sua comparsa sulla testata specialistica Coin Telegraph. Alla domanda “Gli nft sono codici o opere d’arte?”, gli editor di Wikipedia non hanno esitato. Cinque redattori su sei hanno optato per l’esclusione delle opere The first 5000 days (Beeple) e The Merge (Pak) dalla classifica delle opere d’arte più care fra quelle degli artisti in vita. Il dibattito non è che lo specchio di quanto l’opinione pubblica e la comunità degli esperti si stanno chiedendo da quasi un anno a questa parte. Sulla pagina interna dedicata del portale, si può leggere che “non spetta a Wikipedia decidere cosa sia arte e cosa no, ecco perché abbiamo deciso di porre gli nft in una lista separata”. L’unico votante contrario fa invece sapere via Twitter che non categorizzare su scala globale gli nft come arte sarebbe “un disastro”.

La crypto comunità è andata su tutte le furie in quanto “Wikipedia funge da precedente”, ha dichiarato sempre su Twitter Duncan Cock Foster, cofondatore della piattaforma Nifty Gateway (venditrice dell’opera record di Pak). L’impatto culturale e financo finanziario di una simile decisione potrebbe essere enorme. Continua Foster, “se gli nft non sono classificati come arte nella loro pagina dedicata, non lo saranno nell’intera Wikipedia. Per moltissime persone nel mondo Wikipedia è la fonte della verità. La posta in gioco non potrebbe essere più elevata”. L’imprenditore ha fatto appello alla comunità dei creatori di non fungible token di “affrettarsi a far capire agli editor del portale che gli nft sono a tutti gli effetti, arte”, aggiungendo che gli artisti digitali “hanno lottato un’intera vita per vedersi legittimati come tali. Non possiamo permettere a Wikipedia di mandare tutto in fumo”.

È curioso notare che proprio lo scorso dicembre uno di fondatori della wiki enciclopedia aveva messo all’asta da Christie’s il primo edit del portale, risalente al 15 gennaio 2001, tradotto in nft (qui si può leggere come è andata). Il mercato degli nft ha raggiunto un picco di 44 miliardi di dollari (Chainalysis).

Gli nft non sono arte, parola di Wikipedia

Fonte Bloomberg

È la nuova calamita per gli investitori sempre a caccia di diversificazione. Una classificazione piuttosto che un’altra implica un diverso trattamento fiscale, per esempio. È di questi giorni la notizia che l’Internal Revenue Service (IRS), l’agenzia delle entrate Usa, vorrebbe applicare agli nft un’aliquota fiscale del 37%. Ma la faccenda cambierebbe se gli nft fossero dichiarati ufficialmente beni da collezione. In realtà, il decreto infrastrutture firmato lo scorso anno da Joe Biden, non lo specifica.

Ad ogni modo, la piattaforma ha stabilito di rivedere più avanti la propria decisione, lasciando intravedere la possibilità di una revisione. Per noi di We Wealth, un’opera d’arte digitale certificata da un codice che la rende non copiabile (questo in definitiva un non fungible token) lo è a tutti gli effetti. E le nostre classifiche sulle vendite in asta pubblica lo ribadiscono:


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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