Giubergia e ‘Forever Green’, il verde che illumina l’arte

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Ha aperto a Torino una mostra elegante nel pensiero e nella visione: celebra il più spirituale e libero dei colori, un tempo pericoloso. Ne abbiamo parlato con Paola Giubergia, responsabile relazioni esterne di Ersel, che di questo evento dell’art week torinese è la colonna portante

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Green is the colour, recita una bellissima canzone dei Pink Floyd. E verde è il colore che anima una piccola mostra preziosa come una gemma, dalle parti di piazza Solferino a Torino, aperta dal 28 ottobre al 26 novembre 2021. Forever Green si chiama, con quel “per sempre” ad abbattere ogni limite, e celebra il collezionismo nelle note del più spirituale e libero dei colori, il verde. Lo stesso del mantello che Beatrice indossa nella Divina Commedia.
Dal barocco all’ultracontemporaneo, la quarantina di opere in esposizione indaga le possibilità di questo colore, nelle più importanti culture considerato benefico, calmante, fecondo. Una specie di rivincita: veniva infatti poco adoperato nella pittura antica a causa della tossicità dell’arsenico contenuto nel suo pigmento. «Il mio preferito è il Pellizza da Volpedo (il delicatissimo Fanciulla in campo del 1821, ndr)», confida Paola Giubergia, responsabile relazioni esterne di Ersel, riferendosi ai quadri esposti. «Me lo regalò mio padre, che amava profondamente questo pittore».

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868 – Volpedo – 1907), Fanciulla in campo. Olio su tela, firmata – 52 x 82 cm. Courtesy Collezione privata, Torino

Mark Rothko (Latvia, 1903- New York, 1970), Untitled, 1964, olio su carta intelata, 64,7 x 50,1 cm. Collezione privata, Torino

Con lei, molti altri collezionisti hanno prestato pezzi pregiatissimi alla mostra. Dal commovente Rothko della locandina a Lucio Fontana, a Maurizio Cattelan, passando per Giulia Crespi. Un florilegio di capolavori dall’unica nota dominante, il colore smeraldo.

Forever Green Giubergia

Lucio Fontana, (Rosario di Santa Fé 1899 – 1968 Varese), Concetto Spaziale, 1964-1965, Acquerello su carta – 60 x 50 cm. Courtesy Collezione privata, Torino

Maurizio Cattelan (Padova 1960), Il Bel Paese, 1994 Ricamo su tappeto in seta e lana – 20 x 20 cm. Courtesy Collezione privata, Torino

«Elegante, rilassante e armonica» definisce la raccolta Paola Giubergia. «Per noi voleva dir tanto ripartire da qui. Dai nostri spazi torinesi vocati all’arte e rinnovati. Non erano nati per questo, ma la loro identità congenita di spazio museale è emersa da sé».

Forever green Giubergia

Giulia Crespi “Cerana” (documentata a Milano dal 1610 al 1628), Sant’Isidoro, Olio su tela, cm 87.5 x 66.5. Courtesy Robilant+Voena

Come mai la scelta del verde come filo conduttore del progetto? «Verde era l’uccellino rintanato sul fondo del vaso di Pandora, simbolo della speranza rimasta in vita dopo la fuoriuscita nel mondo di tutti mali. Quale cromia potrebbe meglio identificare il periodo che stiamo vivendo, dopo tanti mesi di buio?».

Giulio Boetto (Torino, 1894 – 1967), Verso il pascolo, 1927, olio su tavola, 93 x 73cm. Collezione privata, Torino

In questo colore parente dell’azzurro giacciono le acque della tranquillità e della rinascita, ed è il tipo di sensazione che «volevamo trasmettere ai nostri clienti e alla città di Torino, nei giorni di Artissima e degli ATP Finals. Devo dire che ci siamo riusciti: nella serata inaugurale abbiamo riscosso notevoli consensi». Forever Green, creata in collaborazione con Robilant+Voena e Chiara Massimello, giunge in chiusura di un viaggio declinatosi nelle tonalità del nostro tricolore: prima c’erano state le mostre “White Not” e “Red”.

forever green giubergia

Mario Schifano (Homs, 1934 – Roma, 1998), Piazzale solo, 1970, smalti su carta intelata, 120 x 120 cm. Collezione privata, Europa, courtesy Umberto Benappi, Torino

«All’inizio della pandemia volevamo tutti che le cose tornassero come prima. Ora dico: meglio di prima. Abbiamo scoperto e riscoperto la natura: la scelta del verde per noi vuol dire anche questo», prosegue. «E significa pure ampliare nuovi orizzonti, dalla nostra amata Torino. Con la primavera 2022 inaugureremo nuovi spazi espositivi a Milano, simbolo dell’internazionalità e della nostra apertura al mondo».

Aldo Mondino (1938 – Torino – 2005), Marchands de fruits, 1993. Olio e inserti di legno su linoleum – 240 x 190 cm. Collezione privata, Padova. Courtesy Umberto Benappi, Torino

La mostra, aperta negli spazi di piazza Solferino 11 dal 28 ottobre al 26 novembre 2021, accoglie opere di Bertozzi & Casoni, Remo Bianco, Giulio Boetto, Maurizio Cattelan, Ceretti-Derossi-Rosso, Giulia Crespi “Cerana”, Hsiao Chin, Roberto Crippa, Bernardino De Conti, Gerardo Dottori, Tano Festa, Lucio Fontana, Franco Garelli, Peter Halley, Cesare Maggi, Luigi Mainolfi, Mario Merz, Armando Marrocco, Aldo Mondino, Gianfranco Pardi, Giuseppe Pelizza da Volpedo, Giuseppe Penone, Tania Pistone, Mauro Reggiani, Mimmo Rotella, Mark Rothko, Salvo, Sergio Sarri, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Tino Stefanoni, Hendrik Frans van Lint, Francesco Zuccarelli.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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