Fuori dalla zona di comfort: l’intuizione nella consulenza finanziaria

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Alimentare il pensiero intuitivo uscendo dai propri pensieri limitanti. Come e perché è fondamentale sviluppare l’intuizione (anche) nella consulenza finanziaria

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Quante volte o in quanti corsi di formazione vi siete sentiti dire “esci dal noto”, “esci dalla zona di comfort”, “guarda oltre” e per farlo spesso veniva usato il gioco dei 9 punti, 3 punti in parallelo su 3 righe anch’esse parallele in cui si chiedeva di unire tutti i punti con solo 4 mosse senza staccare la penna dal foglio (se ancora qualcuno non lo conoscesse… è la volta buona di provarci per “testarsi” e capire il messaggio). 

Cos’è l’intuizione 

Lo scopo, in sintesi, è quello di alimentare il pensiero intuitivo uscendo dai propri pensieri limitanti e sviluppare o allenare così la propria intuizione. Ma cos’è l’intuizione? Questa parola deriva dalla radice latina “intueri” che significa guardare attentamente, guardare sì ma dentro di sé, alla ricerca di una vocina flebile che dura un attimo. 

Per riuscire ad ascoltarla servono alcuni ingredienti fondamentali

  • La “concentrazione serena”

    Situazione in cui la mente è libera dalla routine quotidiana avendo la disponibilità mentale di meditare; non a caso la famosa lampadina dell’idea geniale si accende proprio quando siamo sereni e stiamo facendo qualche cosa che ci dà piacere e serenità, come ad esempio mentre facciamo la doccia, disegniamo, o pratichiamo il nostro hobby preferito. 
  • La percezione dell’intuizione

    Fisiologicamente ce ne accorgiamo perché il nostro corpo risponde con una scarica di adrenalina e una accelerazione del battito cardiaco o più semplicemente “sentiamo”, se concentrati, che quella è una grande idea. 
  • La fiducia in se stessi

    Non bisogna buttare via subito l’idea pensando “sì ma a chi vuoi che interessi?” o “se fosse stata una buona idea ci avrebbero già pensato”: l’intuizione senza il coraggio di credere in sé non serve, diventa energia sprecata. Quando crediamo in noi stessi, avendo la forza di manifestarlo, anche gli altri credono in noi! 

Detta così sembrerebbe semplice ma non lo è, infatti l’intuito per poter dare risultati positivi deve andare a braccetto con la ragione e fondere insieme la sensazione con la conoscenza. 

L’intuizione nella consulenza finanziaria

Facciamo un esempio: nel mondo della consulenza finanziaria si parla sempre più spesso della grande trasformazione delle compensation, passando da un modello basato sulle retrocessioni a un modello basato sulle fee only.

Se dovessimo ragionare istintivamente, rimanendo nella nostra zona di comfort, penseremmo che tanto in Italia non accadrà mai o se accadrà tutti si adegueranno contemporaneamente e non avremo nessun tipo di ripercussione; mentre usando la ragione, quindi l’intelligenza razionale, per mettere in fila il nostro noto cioè le nostre competenze, potremo alimentare la parte inconscia legata all’intuito per avere un’idea diversa di come agire, meglio e prima degli altri, per sfruttare questo importante cambiamento. 

Quindi, in sintesi, l’intuizione deve essere alimentata dalla nostra intelligenza e dalle nostre competenze (formazione costante ed esperienza) e poi dal tempo dedicato a pensare serenamente, durante momenti di relax, meditando sulle diverse applicazioni del caso. 

Intuizione: primo fattore decisionale 

Questa tecnica è quella suggerita da uno studio pubblicato su Harward Business Review in cui si dimostra come, a livello dirigenziale e manageriale, l’intuizione è il primo fattore decisionale nell’85% dei casi. Gli intervistati hanno confermato di aver fatto prevalere inconsciamente l’intuito sulla ragione, sia rispetto a questioni importanti sia rispetto a questioni meno rilevanti. Motivo per cui in America già da tempo hanno creato dei momenti di incontri collettivi “fuori dagli schemi” proprio per sviluppare maggiormente l’intuizione collettiva. 

Pensate a come sarebbero le vostre riunioni se al posto di un processo organizzato in presentazione, discussione e decisione (del singolo o a maggioranza), questo fosse trasformato in dialogo collettivo (rappresentazione del caso e analisi collettiva per alimentare il lavoro di gruppo), risposta alla domanda creatasi nel gruppo di lavoro (sia in maniera individuale che collettiva) e sviluppo di mappe mentali formulate con l’intuizione di gruppo per esplorare soluzioni nuove derivanti dall’esperienza dei singoli. 

Si potrebbe cominciare a sperimentare questa modalità nei meeting che hanno come oggetto la fee only, chissà che non venga fuori qualche idea geniale utile per tutto il nostro settore!


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di Massimo Giacomelli

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Entra nel mondo bancario nel 1983, con esperienza da remisier di agenti di cambio e responsabile clienti istituzionali, per poi creare la prima rete di promotori finanziari per Banca del Salento con il ruolo prima di manager e poi di direttore commerciale. Dopo l’esperienza quindicinale in Mps, sempre come direttore commerciale della rete dei consulenti finanziari, nel 2014 contribuisce alla nascita di banca Widiba. Poi è diventato partner ed executive manager di Azimut Global Advisory e ora è responsabile della rete dei consulenti finanziari e wealth manager di IWBank.

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