Da Fraser a d’Amarzit: le donne della finanza contro i tabù

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Delphine d’Amarzit, attualmente deputy ceo di Orange Bank, sarà la prima donna nella storia ad assumere le redini della Borsa di Parigi. Ma non è l’unica ad aver mandato in frantumi il “soffitto di cristallo” nel mondo della finanza

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Delphine d’Amarzit, nominata presidente e amministratore delegato di Euronext Parigi e membro del Consiglio di amministrazione di Euronext, succederà a Anthony Attia

All’età di 47 anni, vanta una grande conoscenza dei mercati dei capitali, avendo ricoperto per diversi anni posizioni dirigenziali all’interno del Dipartimento del Tesoro francese

Nell’ottobre del 2019 è approdata al vertice di Euronext Amsterdam Simone Huis in’t Veld, in qualità di ceo. Isabel Ucha, invece, guida oggi Euronext Lisbon

Un altro cambio della guardia si prepara a scalfire quel soffitto di cristallo che, ancora oggi, sembrerebbe interporsi nel binomio “donne” e “carriera”. Come annunciato in una nota ufficiale, dal 15 marzo Delphine d’Amarzit assumerà le redini della Borsa di Parigi che fa capo a Euronext, il gruppo franco-olandese nel quale dovrebbe confluire Borsa Italiana entro la prima metà dell’anno attraverso Cassa depositi e prestiti. Succedendo ad Anthony Attia, a sua volta promosso a responsabile dei mercati primari e del post trade del gruppo, sarà la prima donna nella storia a guidare la piazza finanziaria parigina.
“Sono lieta di entrare a far parte di Euronext in un momento di svolta del suo percorso di crescita – dichiara la quarantasettenne, nominata presidente e amministratore delegato di Euronext Parigi e membro del Consiglio di amministrazione di Euronext – Non vedo l’ora di supportare la strategia del gruppo e di lavorare con il team di Euronext Parigi per rafforzare ulteriormente la forte relazione con l’ecosistema francese e non solo”. Diplomata all’Ena, d’Amarzit è attualmente deputy ceo di Orange Bank. Precedentemente, ha ricoperto per diversi anni posizioni dirigenziali all’interno del Dipartimento del Tesoro francese con responsabilità nello sviluppo dei mercati dei capitali, della regolamentazione finanziaria europea e nel finanziamento delle imprese.
Positivo il riscontro di Anthony Attia nel passaggio di staffetta, secondo il quale l’esperienza di d’Amarzit “sarà fondamentale nel continuare a fornire i migliori servizi all’ecosistema finanziario parigino”. “Euronext apre un nuovo capitolo nel suo percorso di crescita, con la prevista acquisizione di Borsa Italiana e la recente espansione di successo in nuove aree geografiche e in nuove attività – aggiunge Stéphane Boujnah, ceo e presidente del Consiglio di amministrazione di Euronext – Di conseguenza, dovrà adattare la sua organizzazione alla sua ambizione di costruire la principale infrastruttura di mercato paneuropea”. Sotto la guida di d’Amarzit, conclude, “continueremo a fornire i migliori servizi ai nostri clienti”.

Donne ai vertici: non solo d’Amarzit

Ma d’Amarzit non è l’unica donna ad aver mandato in frantumi il soffitto di cristallo nella federazione. Al vertice di Euronext Amsterdam in qualità di ceo è approdata nell’ottobre del 2019 Simone Huis in’t Veld, preceduta nel mese di gennaio da Isabel Ucha come amministratore delegato di Euronext Lisbon. Sulla stessa linea d’onda la nomina risalente allo scorso settembre di Jane Fraser, che nelle prossime settimane assumerà le redini di Citigroup diventando la prima chief executive officer donna di una grande banca d’investimento americana succedendo a Michail Corbat. Per non dimenticare poi Karen Peetz, dal 2013 al 2016 alla guida di Bny Mellon, fino alla più recente nomina di Christine Lagarde alla Banca centrale europea.

Ancora molto resta da fare, invece, sul fronte italiano. Stando a quanto dichiarato da Claudia Segre, presidente della Global Thinking Foundation, in una recente intervista per We Wealth, solo il 4,2% di donne ricopre infatti posizioni di comando nelle banche tricolori. Il mondo del credito cooperativo, invece, conta sette donne su 259 istituti con la nomina di presidente o ceo, mentre solo due donne su 20 banche popolari ricoprirebbero una posizione analoga. Tra l’altro, nel nostro paese la figura del “manager” sembrerebbe risentire delle maggiori differenze in termini di retribuzione: stando a uno studio realizzato dall’Osservatorio 4.manager voluto da Confindustria e Federmanager, le donne percepiscono infatti poco più di 122mila euro pro-capite all’anno, contro i 153mila euro degli uomini.

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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