Fondi, migrazione dai bond alle azioni nel secondo trimestre

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Secondo i dati di Assogestioni i flussi dei fondi aperti mostrano come, nel secondo trimestre, ci sia stato un saldo favorevole agli azionari e ai monetari

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Fra i singoli attori del risparmio gestito, i migliori dati sulla raccolta netta nel secondo trimestre arrivano da Poste Italiane (+1,35 miliardi), Mediolanum (+1,04 miliardi), Arca (734 milioni) e Deutsche Bank (616 milioni)

Nella raccolta i Pir alternativi hanno guadagnato terreno a discapito dei Pir tradizionali

Per il risparmio gestito in Italia il secondo trimestre del 2022, segnato dall’inizio della guerra in Ucraina e dall’inizio della stretta monetaria della Federal Reserve, ha comportato un deflusso netto da 4,17 miliardi di euro a a 2.257 miliardi di euro. E’ quanto si apprende dall’ultima relazione pubblicata da Assogestioni, nella quale si attribuisce all’effetto mercato del secondo trimestre un impatto negativo del 7% sul patrimonio. 

Nel secondo trimestre il Ftse mib ha ceduto oltre il 12%, l’S&P 500 quasi il 4,7% e il Nasdaq 100 l’11,3%.

Particolarmente pronunciata è la fuga dai fondi obbligazionari, con un deflusso netto superiore ai 9,8 miliardi di euro, mentre dai flessibili sono fuoriusciti 780 milioni. Deflussi solo in parte compensati dai 3,67 miliardi in più che si sono registrati sui fondi azionari e dai quasi 1,7 miliardi sui bilanciati. Migliorano il bilancio finale della raccolta, poi, i fondi monetari (+1,75 miliardi) il cui successo indica una crescente avversione al rischio da parte dei risparmiatori nel secondo trimestre. 

Tirate le somme, le le sottoscrizioni dei fondi aperti, hanno mostrato “un saldo sostanzialmente invariato, con flussi netti pari a -851 milioni di euro nel trimestre per un patrimonio gestito complessivo di 1.095 miliardi di euro”.

Rosso da da 4,9 miliardi, poi, per le gestioni di portafoglio – la macrocategoria più in difficoltà secondo l’ultimo rapporto redatto da Assogestioni – colpite da una forte riduzione nelle gestioni dei prodotti assicurativi (-4,1 miliardi).  

Fra i singoli attori del risparmio gestito, i migliori dati sulla raccolta netta nel secondo trimestre arrivano da Poste Italiane (+1,35 miliardi), Mediolanum (+1,04 miliardi), Arca (734 milioni), Deutsche Bank (616 milioni), M&G (437 milioni), Pictet (407 milioni) e Anima (+386 milioni di euro). In rosso, invece, Intesa Sanpaolo (-4,67 miliardi di euro) e Assicurazioni Generali (-3,91 miliardi), quest’ultima influenzata negativamente dal pagamento del dividendo sui risultati 2021 pari a 1,69 miliardi.  

Per il risparmio gestito nel suo complesso la raccolta da inizio anno rimane positiva per 6,75 miliardi con un contributo da 11,92 miliardi dovuta ai fondi aperti, 2,86 miliardi dai fondi chiusi, mentre si registra un calo da 8,03 miliardi per le gestioni di portafoglio.  

La raccolta dei Pir 

Assogestioni non ha rilevato variazioni sostanziali nei flussi netti dei Piani individuali di risparmio, anche se i Pir alternativi hanno portato a casa una raccolta positiva da 152 milioni, mentre quelli tradizionali hanno visto un deflusso da 195 milioni. Complessivamente i 65 Pir ordinari e 13 alternativi assommano un patrimonio da 18,9 miliardi. 

 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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