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In particolare nel primo caso per cogliere opportunità, quali ad esempio poter organizzare raccolte fondi coinvolgendo i dipendenti, costituire un comitato ad hoc a favore di un determinato intervento sociale in partnership con altre realtà e poter beneficare di un supporto in termini di due diligence delle organizzazioni non profit e di ampliamento e rafforzamento del proprio network e know how.
Nel secondo caso per rispondere sia a esigenze di giving di una famiglia sia a esigenze di dinamiche famigliari legate in particolare a garantire e rafforzare l’identità e i valori distintivi nel tempo o per mantenere, qualora necessaria, una maggiore riservatezza.
Il fenomeno delle fondazioni “dormienti”, ovvero inattive, è infatti elevato sia in Italia che all’estero e questo a dimostrazione del fatto che in alcuni casi probabilmente la gestione e l’operatività quotidiana connesse alla fondazione possono divenire un ostacolo e causare così dei fenomeni di “filantropia interrotta” in quanto il patrimonio necessario per la costituzione rimane vincolato e non viene liberato a favore della comunità.
La fondazione e il fondo filantropico rispondono quindi a differenti obiettivi e necessità, che vanno valutati e approfonditi nella fase iniziale del disegno strategico in ambito filantropico a seconda delle aspettative, degli asset a disposizione e dei ritorni attesi.
Il trend dei fondi filantropici è comunque sempre più in crescita: questo è, infatti, quanto emerge anche dal Donor advised fund report di National Philantropic Trust – Npt che ha evidenziato come i contributi ai Daf siano aumentati del 16,5% negli Stati Uniti.

