Fisco e imprese: uno sguardo agli Stati fiscalmente più attrattivi

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Mentre l’aliquota media dell’imposta sul reddito delle società, nell’Ue, negli ultimi decenni, ha continuato a diminuire, gli Stati membri hanno notevolmente aumentato gli incentivi fiscali rivolti alle imprese

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L’intensa competizione fiscale tra gli Stati ha alimentato il ribasso delle imposte sui redditi delle società

In Europa si assiste ad un aumento della concorrenza fiscale e, conseguentemente, ad una riduzione della tassazione sui redditi delle società e alla creazione di appositi regimi di favore per le imprese che decidono di trasferire la loro sede o fare investimenti nei diversi territori dell’Ue

Negli ultimi vent’anni, in tutti gli Stati europei, si è registrato un indietreggiamento generalizzato delle pretese del fisco sui proventi delle società e, all’inverso, un avanzamento delle misure agevolative, dal punto di vista fiscale, alle stesse imprese rivolte da parte degli Stati. L’imposta sul reddito delle società, si stima, è passata dalla media del 35% nel 1995, al 21% nel 2021.
Il significativo calo delle aliquote legate ai redditi delle società in atto nell’Ue, genera due conseguenze: da un lato, favorisce la competizione fiscale degli Stati che, per attrarre grandi imprese, aumentano e rinforzano il catalogo dei regimi preferenziali, dall’altro, avvantaggia le società multinazionali rispetto alle nazionali.

In particolare, le imprese multinazionali sono più inclini a sfruttare, a proprio beneficio, le differenze dei sistemi fiscali degli Stati membri. Le affiliate dei grandi gruppi multinazionali versano, a parità di condizioni con le altre imprese, in media, il 20% in meno delle imposte.

Come avverte l’EU Tax Observatory, la concorrenza fiscale nell’Ue è dinamica e si traduce sempre di più in forma di regimi preferenziali pensati per gruppi specifici di contribuenti: individui ad alto reddito o imprese di grosse dimensioni.

Ma quali sono gli Stati che, più di altri, hanno avviato riforme fiscali più favorevoli per le imprese? Secondo quanto emerge dal report “New Forms of Tax Competition in the European Union”, i tagli più significativi sulle imposte sui redditi delle società sono stati attuati da Ungheria, Belgio, Francia e Lussemburgo.

Al contrario, gli unici Paesi che hanno aumentato le imposte sul reddito delle società sono stati Lettonia (+5 pp), Portogallo (+2 pp) e Slovenia (+2 pp).

In linea generale, le riforme fiscali adottate dagli Stati membri nel corso degli ultimi cinque anni comprendono un mix di misure di ampliamento e riduzione della base imponibile.

Benché in alcuni casi si è allargata la base imponibile adottando misure antielusione e riducendo le esenzioni e le detrazioni (si pensi alla limitazione alla deducibilità delle perdite in Lettonia, Paesi Bassi, Svezia, o alla riduzione delle esenzioni sui dividendi in Belgio, o sulle plusvalenze in Spagna), in molti altri casi, ben più numerosi, si registra una chiara tendenza all’aumento degli incentivi per le imprese.

In particolare, tra le agevolazioni più diffuse in Ue ci sono quelle relative alla ricerca e sviluppo.

Il finanziamento pubblico della ricerca e sviluppo aziendale è diventato ormai prassi irrinunciabile, assumendo, in via di fatto, sempre più la forma di incentivi che costituiscono sussidi pubblici indiretti. In ambito R&S i sistemi fiscali europei più competitivi, tra gli altri, sono Slovacchia, Francia, Portogallo e Spagna.

Importanti regimi preferenziali sono rivolti al mondo della proprietà intellettuale, applicandosi in materia di brevetti e software.

La rapida diffusione dei box IP nell’Ue, è indice rivelatore di quanto intensamente gli Stati membri competano tra loro. Un numero crescente di Paesi tassa il reddito derivante da beni immateriali come brevetti e software con aliquote altamente preferenziali.

Le aliquote fiscali preferenziali in ambito IP vanno da 0% sulle plusvalenze a lungo termine in Ungheria, all’11% sui redditi da beni immateriali in Portogallo e Slovacchia. Lituania, Lussemburgo, Malta e Polonia offrono, inoltre, aliquote fiscali preferenziali dal 5% in giù.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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