Filantropia e investimenti: come valutare l’impatto

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Finanza e filantropia: per entrambi questi mondi è fondamentale la valutazione dell’impatto. Ma come funziona? Se n’è parlato in occasione della VII edizione del Philanthropy Day

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L’impact investing ha come obiettivo quello di investire per generare un reddito necessario a sostenere una realtà, aumentare le proprie risorse e renderle disponibili per altri progetti

Per attuare una valutazione dell’impatto, spiega Davide Dal Maso, presidente di Social Value Italia “il punto di partenza è l’individuazione di un bisogno”

Impatto è una parola latina che significa “urto, incontro più o meno violento”. Il concetto è quello di “urtare e modificare qualcosa”. Quindi qualcosa che impatta su qualcos’altro e lo modifica. Ma in cosa consiste la valutazione d’impatto, che si parli di filantropia o di finanza? I due mondi non sono infatti così lontani.
L’impact investing è la strategia che più si avvicina alla filantropia, pur rimanendo finanza”, spiega Arianna Lovera, senior programme officer del Forum per la Finanza Sostenibile. Lovera ha moderato il panel Strategie di valutazione impatto dell’VII edizione del Philanthropy Day organizzato a Milano come ogni anno dalla Fondazione Lang Italia.

“Insieme all’obiettivo finanziario, gli investimenti basati sulle strategie di impact investing hanno anche l’obiettivo di generare un impatto positivo attraverso l’allocazione dei capitali”, aggiunge Lovera. “L’impact investing è una strategia adatta anche alle fondazioni: investire per generare un reddito necessario a sostenere una realtà, aumentare le proprie risorse e renderle disponibili per altri progetti”.

Le strategie per la valutazione d’impatto

Gli investitori che adottano queste strategie sono quindi interessati a generare un impatto positivo e lo stesso vale per i filantropi. E chi opera in entrambi i campi mette in atto delle strategie precise per valutare il proprio impatto sociale.

“Il punto di partenza è l’individuazione di un bisogno”, chiarisce Davide Dal Maso, presidente di Social Value Italia. “Si individua un problema sociale e ci si dà come obiettivo quello di cambiarlo. Poi si stabiliscono dei soggetti target, su cui si agirà per attuare un cambiamento. Si struttura una visione che determina la catena dell’impatto, in cui si immettono attività e risorse che producono degli output, ovvero i primi esiti”.

“Non si può parlare ancora di impatto, ma di esiti che modificano – auspicabilmente in positivo – lo stato da cui sono partiti i membri della popolazione target”, specifica Dal Maso. “Non si può parlare di impatto anche perché solitamente le progettualità durano una media di 1-2 anni”, evidenzia Sabrina Liberalato, senior consultant di Fondazione Lang Italia. “Si tratta invece di outcome, parlare di impatto (di lungo o lunghissimo periodo) è un azzardo.

I sette principi per la valutazione dell’impatto

Alcune organizzazioni hanno messo nero su bianco il proprio metodo di valutazione dell’impatto. Ecco i 7 principi individuati da Social Value Italia e presentati – in occasione del Philanthropy Day – da Davide Dal Maso:

  1. Coinvolgere gli stakeholder – Attraverso il coinvolgimento degli stakeholder, informare su cosa e come sarà misurato e valutato il valore sociale.
  2. Comprendere il cambiamento – Spiegare come si è prodotto il cambiamento e valutarlo attraverso i risultati ottenuti, riconoscendo i cambiamenti positivi e negativi, attesi ed inattesi
  3. Valutare ciò che conta – Riconoscere il valore degli stakeholder per poter prendere decisioni riguardo all’allocazione delle risorse tra due diverse opzioni. Il valore si riferisce al peso dei differenti outcome: questo può venire stimato sulla base delle preferenze degli stakeholders.
  4. Includere solo ciò che è materiale – Determinare quali informazioni e risultati devono essere inclusi nel calcolo per fornire un’immagine realistica e onesta, tale da permettere agli stakeholder di avanzare delle conclusioni ragionevoli rispetto all’impatto.
  5. Non sovrastimare – Attribuirsi esclusivamente il valore generato dalle attività
  6. Essere trasparenti – Evidenziare le basi per cui possiamo consideraree l’analisi accurata ed onesta e mostrare ciò che è stato raccolto e discusso con gli stakeholder
  7. Verificare il risultato – Assicurare una certificazione appropriata e indipendente.

La valutazione dell’impatto, aggiunge Dal Maso, è utile a più soggetti. In particolare:

  • All’organizzazione oggetto di valutazione (amministratori, management staff di progetto)
  • Ai finanziatori
  • Ai committenti
  • Ai beneficiari
  • Ai partners
  • Al pubblico in generale

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di Francesca Conti

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