La Fed alza i tassi e cambia approccio: come investire ora

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La Fed ha deciso di andare avanti con un nuovo rialzo da 25 punti base: aspetterà settembre, adesso, per vedere se alzare ancora: ora anche la Fed diventa “data dependent”

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Per i portafogli il rafforzamento dell’aspettativa su un eventuale stop dei rialzi a settembre da parte della Fed potrebbe spingere i titoli tech, indebolire il dollaro e favorire l’oro

Per il momento il mercato non è riuscito a interpretare in modo netto se il Fomc propende o meno per un nuovo rialzo, le aspettative implicite nei future sono cambiate solo in minima parte.

Un rialzo della Fed alla prossima riunione viene prezzato al 22-24%, nel corso della riunione

La prima conferma sul percorso della Federal Reserve è arrivata: il Fomc ha deciso di aumentare di altri 25 punti base il tasso sui fondi federali, portandolo nell’intervallo 5,25-5,50%. Il voto è stato unanime.

Adotteremo un approccio data dependent”, ha dichiarato in conferenza stampa il presidente della Fed, Jerome Powell, sull’approccio che ispirerà le future decisioni, che avverranno “di riunione in riunione”. Il presidente della Fed ha ricordato ancora una volta come l’effetto dei rialzi dei tassi fin qui compiuti (5,25 punti dall’anno scorso) richiederanno tempo per mostrare i propri effetti. 

I dati sull’occupazione di giugno sono stati positivi, “ma è solo una lettura mensile” ha sottolineato il numero uno della Fed; a settembre verrà fatta una valutazione, sulla base su due nuovi dati mensili sull’inflazione e sull’occupazione, ha dichiarato Powell, affermando chiaramente che un nuovo rialzo è possibile se i dati indicheranno tale necessità, così come “è possibile che rimarremo fermi”

Nel corso della riunione Powell ha dichiarato che lo staff degli economisti non prevede più una recessione negli Stati Uniti.  

Una reazione mista

Il passaggio all’approccio data dependent ha dato una scossa positiva alle azioni americane, che sono passate in territorio positivo nel corso della conferenza di Powell, senza però mantenere in modo persistente tale direzione. La prima interpretazione dei mercati è stata che i dati positivi sul processo di riduzione dell’inflazione di fondo potrebbero proseguire, dopo il calo osservato a giugno al 4,8%. Powell, tuttavia, ha cercato di rimanere neutro nel non indicare la direzione sulla futura decisione della Fed. 

Anche l’oro, che beneficia della prospettiva di una politica monetaria meno restrittiva ha guadagnato oltre lo 0,7% durante la conferenza stampa, portandosi a un massimo di giornata (alle 21 italiane) di 1.979,90 dollari l’oncia.

Fed, un comunicato (e una conferenza) che si sbilancia poco

Il comunicato della Fed non ha subito importanti variazioni rispetto a quello pubblicato al termine della precedente riunione, limitandosi a “promuovere” il livello di attività economica riscontrato da “modesto” a moderato”. 

“Il Comitato continuerà a valutare le informazioni aggiuntive e le loro implicazioni per la politica monetari”, si legge nella nota, “nel determinare l’entità dell’ulteriore inasprimento della politica che potrebbe essere appropriato per riportare l’inflazione al 2% nel tempo, il Comitato terrà conto dell’inasprimento cumulativo della politica monetaria, dei ritardi con cui la politica monetaria influisce sull’attività economica e sull’inflazione e degli sviluppi economici e finanziari”. 

“Nel valutare l’orientamento appropriato della politica monetaria, il Comitato continuerà a monitorare le implicazioni delle informazioni in arrivo per le prospettive economiche”, ha proseguito il Fomc, “il Comitato sarebbe pronto ad adeguare l’orientamento della politica monetaria se emergessero rischi che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi del Comitato”.

Nella mezz’ora immediatamente precedente alla pubblicazione del comunicato del Federal open market committee, le aspettative dei trader, incorporate nei contratti future, mostravano come un ulteriore rialzo dei tassi fosse tutt’altro che scontato: la possibilità che non si verifichi affatto da qui a fine anno non scende al di sotto del 55,3%.

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Fed, com’è arrivata all’appuntamento di luglio

Oltre al dato sull’inflazione di fondo, a giugno anche il mercato del lavoro ha dato qualche segnale di raffreddamento: i posti di lavoro creati fuori dal settore agricolo (non farm payrolls) sono stati 209mila contro i 240mila attesi e il 306 mila di maggio (dato rivisto, a sua volta, al ribasso). I salari sono aumentati del 4,4% annuo e dello 0,4% su maggio, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto molto basso, al 3,6%. A fronte di un mercato del lavoro ancora forte, l’economia americana, come mostrato dalla massiccia revisione al rialzo effettuata a fine giugno, è cresciuta del 2% nel primo trimestre: un’altra buona notizia che, verosimilmente, avrà confortato i membri all’interno del Fomc più propensi a proseguire con i rialzi dei tassi. 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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