Expatriates: questioni fiscali (e non) se la meta è la Cina

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Sono molti i motivi alla base di un espatrio: sviluppo di carriera, necessità di colmare gap di competenze, interesse ad esportare know-how

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La specificità del mercato cinese tende a privilegiare soluzioni di assegnazione di medio-lungo periodo e non assegnazioni di breve termine

La Cina attrae numerose persone desiderose di trasferirsi per lavoro, in particolare a Pechino o Shangai

La Repubblica Popolare Cinese, come noto, insieme agli Usa è una delle maggiori potenze mondiali. Segnata da una crescita demografica costante e dalla altrettanto costante voglia di allargare la sua presenza economica a livello globale, da diversi anni, la Cina attrae numerose persone desiderose di trasferirsi per lavoro, in particolare a Pechino o Shangai.
Ebbene, quali sono le questioni, anche fiscali, che occorre considerare prima di espatriare per motivi di lavoro in Cina? Per la complessità del Paese, la sua vastità geografica e la rilevante distanza, anche linguistica, la scelta di trasferirsi in Cina rappresenta una decisione da prendere in modo ponderato.

Di seguito si riportano solo alcune delle questioni che possono venire in rilievo se per scopi personali o per decisione del proprio datore di lavoro si decide di effettuare un trasferimento in Cina.

Per poter espatriare in Cina per motivi di lavoro è necessario dotarsi anticipatamente di uno specifico permesso (denominato di tipo “Z”), accordato dalle autorità cinesi le quali, solitamente, pongono particolare enfasi e attenzione al grado di istruzione del richiedente e alle sue competenze, al fine di selezionare gli ingressi e comprendere quali potrebbero essere i benefici economici per la Cina discendenti da ogni nuovo arrivo.

Gli espatriati devono registrarsi presso le autorità fiscali cinesi se hanno motivo di ritenere che a causa della durata del loro soggiorno potrebbero divenire soggetti al pagamento delle imposte sul reddito. Sono considerati residenti fiscali in Cina i soggetti che risiedono abitualmente o coloro che trascorrono più di 183 giorni in un anno.

Tenendo presente che l’interpretazione e l’applicazione delle regole in materia potrebbe variare da un luogo ad un altro della Cina, in linea generale, si può affermare che se un individuo non domiciliato in Cina lavora nella Repubblica Popolare Cinese e riceve salari e stipendi da un datore di lavoro straniero (e gli emolumenti non sono sostenuti da uno stabilimento situato in Cina), la soggezione dei suoi compensi alle imposte cinesi dipenderà dalla durata della permanenza, nel corso dell’anno solare.

I compensi del personale dirigente sono soggetti all’individual income tax sui redditi derivanti o ritenuti a carico dello stabilimento cinese anche se la loro permanenza in Cina non supera i 90/183 giorni in un anno solare.

Gli espatriati che lavorano in Cina godono di alcune agevolazioni fiscali. In particolare, per le voci di spesa non incluse nei salari o negli stipendi sostenute dall’azienda a titolo di rimborso (si pensi alle spese di alloggio, istruzione, vitto).

Tuttavia, a fronte delle modifiche alle normative sulle imposte sui redditi, a partire dal 2023 il governo cinese ha preso in considerazione la possibilità di annullare l’esenzione fiscale sui cd. fringe benefits.

Dal 1° Gennaio 2019 è entrata in vigore in Cina una riforma della tassazione sul reddito individuale (Individual Income Tax, IIT) con il fine di alleggerire la pressione fiscale e arginare gli effetti negativi del costo della vita in costante aumento.

In base alla nuova disciplina, un soggetto che trascorre almeno 183 giorni complessivamente in un anno solare in Cina viene considerato fiscalmente residente in Cina.

In base alla nuova normativa, la detrazione standard sul reddito imponibile è di RMB (denominazione ufficiale della valuta cinese) 60.000 all’anno per il soggetto residente o pari a RMB 5.000 al mese per il soggetto non residente.

La nuova normativa prevede anche misure anti-elusione fiscale che permetteranno alle autorità fiscali cinesi di imporre rettifiche e riscuotere imposte non pagate (insieme agli interessi di mora) nel caso in cui, ad esempio, si dimostri che un individuo beneficia di vantaggi fiscali attraverso transazioni prive di giustificazione o che non rispettano i prezzi di mercato oppure mediante il controllo di società in paradisi fiscali.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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