Etf inflation linked, l’alternativa low cost per battere l’inflazione

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Basso costo e protezione dall’erosione dei rendimenti che deriva dall’aumento vertiginoso dei prezzi al consumo. Gli Etf che offrono esposizione ai bond globali inflation linked possono fare da argine. Funzionano anche in un contesto recessivo

Indice

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L’inflazione fa più paura della recessione. Lo
dimostrano le politiche delle banche centrali:
nel mese di settembre la Fed ha deciso un nuovo maxi rialzo dei tassi di interesse, il quinto
consecutivo: il costo del denaro è stato aumentato di
0,75% portandosi nel range 3-3,25%, il massimo dal
2008. È chiara la strategia di lotta all’inflazione, che
viene condotta a costo di spingere l’economia verso
la recessione.
E prima della banca centrale Usa, anche la Bce aveva
giocato al rialzo, portando i tassi su dello 0,75%: il costo del denaro in Europa, stabilmente a zero dal 2016,
è ora al 1,25%. 

L’implicazione per i portafogli

L’implicazione principale per i portafogli in questo scenario è che i bond tornano a essere protagonisti in portafoglio, con un ruolo di protezione ma anche in certi casi con la possibilità di offrire un rendimento. Vale in particolare per le obbligazioni inflation linked, per cui il valore delle cedole è legato proprio all’aumento dell’inflazione. In generale si tratta di titoli capaci di proteggere i portafogli dunque in uno scenario inflattivo e anche in un assetto recessivo dell’economia. Sembra dunque essere l’elemento chiave nello scenario delineato. Ma come scegliere questi particolari titoli? Una strada, ancora poco battuta, è quella degli Etf specializzati sulle obbligazioni inflation-linked denominate in euro. In generale le obbligazioni legate all’inflazione in euro rappresentano un mercato piccolo per cui la gestione attiva ha poche possibilità di aggiungere valore nel tempo e dunque rischia di essere un costo inutile.

Le performance degli Etf

Tuttavia gli etf di questa categoria disponibili in Italia e che offrono esposizione al mercato globale sono altrettanto pochi, appena tre. Il primo è l’iShares Global Inflation Linked Govt Bond Ucits Etf, che replica fisicamente il Bloomberg Barclays World Government Inflation-Linked Bond Index. Le obbligazioni devono avere una scadenza residua minima di un anno e il paniere riflette la composizione dell’indice, con gli Usa che mediamente pesano per il 45%, seguiti da Uk con il 30%. Il secondo è il Xtrackers II Global Inflation-Linked Bond che presenta caratteristiche molto simili per composizione e duration (che si colloca tra i 10 e i 12 anni). Il terzo e ultimo è il Lyxor Core Global Inflation-Linked 1-10Y Bond DR UCITS ETF, che replica invece l’andamento del Bloomberg Barclays Global Inflation-Linked 1-10 Year Index e che rappresenta i titoli di Stato emessi in valuta locale dai Paesi sviluppati, indicizzati all’inflazione con scadenza tra 1 e 10 anni. La duration media è inferiore ai 5 anni: pertanto il paniere è meno sensibile all’aumento dei tassi di interesse. 


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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