Erminia Di Biase, il volto del collezionista contemporaneo

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Identikit dei protagonisti dell’arte del XXI secolo: i collezionisti. Ce ne parla Erminia Di Biase, appassionata di arte e collezionista esperta che ha iniziato la sua raccolta ai tempi dell’università. E non si è più fermata

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Chi è il collezionista contemporaneo? Le nuove tendenze del mercato dell’arte e il nuovo assetto dell’economia globale delineano un nuovo profilo del collezionista. Cambia il profilo e cambia il suo posizionamento nel sistema dell’arte. Ce ne parla Erminia Di Biase. Appassionata di arte e collezionista esperta ha iniziato la sua raccolta ai tempi dell’università e non si è più fermata. Inizialmente la sua ricerca si è focalizzata sull’arte antica per poi orientarsi verso la fotografia, senza trascurare il contemporaneo che segue e colleziona con attenzione. “Ogni acquisto deve suscitarmi una emozione e ogni volta che accade è lontana da me la presunzione di aver comprato un capolavoro, esso rappresenta soltanto una parte della mia ricerca personale e questo mi basta. Il filo conduttore della collezione è senz’altro il mio gusto poliedrico”.
In poche parole, la sintesi del suo approccio all’arte che sostiene anche come mecenate del Museo Maxxi e della Quadriennale di Roma. Che ruolo occupa oggi il collezionista nel sistema dell’arte? “Il principale protagonista dell’arte contemporanea del XXI secolo è il collezionista, che agisce con mezzi e dinamiche impensabili fino a pochi decenni fa. Collezionare è un viaggio in un mondo affollato, sfaccettato e a volte contraddittorio, uno scenario dove è difficile districarsi, comprendere quali sono le opere da acquistare, quali artisti sono destinati ad una brillante carriera e quali invece a scomparire nell’arco di pochi anni”.

In quale contesto si muove il collezionista contemporaneo? “L’arte contemporanea è ricca di espressioni, contraddizioni, di manifestazioni estetiche cangianti, dove il ricorso al mezzo pittorico, seppur rivisitato in nuovi territori, coesiste con la possibilità dei molteplici materiali offerti dal presente, con le contaminazioni con la tecnologia e gli altri linguaggi visivi o performativi. Di fronte alla standardizzazione dei gusti estetici, della critica e delle tendenze generali che fanno parte della nostra società globalizzata, appare fondamentale per il collezionista conoscere la storia che è dietro all’opera in sé, materiale o no, e che è parte della natura del termine. Si tratta di una conoscenza che è razionale ma anche, e forse soprattutto, emozionale”.

Quali aspetti caratterizzano il comportamento del collezionista oggi? “Istinto, filantropia, ma anche conoscenza delle dinamiche finanziarie che si intrecciano alla presenza delle opere, sono elementi che definiscono la pratica o le pratiche del collezionismo contemporaneo. Si pensi alle connessioni tra collezionismo privato e mostre curate da istituzioni museali, oppure alle collezioni che appartengono alle stesse fondazioni, ma anche agli istituti di credito che supportano progetti culturali e artistici sul territorio. L’attività dei collezionisti e delle fondazioni sono diventate punto di riferimento per i nuovi appassionati. Personaggi come Pinault, Eli Broad, Sandretto Re Rebaudengo, Prada o Maramotti, sono realtà fortemente operative, in grado di entrare in connessione con artisti, istituzioni, imprese e territori”.

Erminia Di Biase

Eminia Di Biase

Quale ruolo gioca la collezione privata rispetto all’arte pubblica? Collezionismo e mecenatismo possono agire allora sinergicamente intraprendendo percorsi virtuosi e orientati al pubblico. In particolare, nel periodo in cui viviamo, certamente caratterizzato dall’arretramento del pubblico rispetto al privato, soprattutto nell’ambito economico, il privato svolge un ruolo determinante affiancando il sistema pubblico e all’interno di questo, quelle istituzioni che presentano progetti validi”.

Le donne e l’arte. Dove siamo oggi? “Le donne sono sempre più presenti nell’arte contemporanea e non sono solo “modelle” da ritrarre, ma soggetti pensanti e agenti nel panorama artistico. Grazie a grandi artiste come Marina Abramovic e Vanessa Beecroft, al giorno d’oggi sono sempre di più le autrici performer, artiste che mettono sotto i riflettori il corpo femminile per raccontarne qualcosa. Malgrado i retaggi culturali passati siano duri a morire, va riducendosi quella sezione artistica (pubblicitaria, per esempio) che sfrutta il corpo femminile al fine di erotizzarlo, oggettivizzarlo e di conseguenza mercificarlo. Le donne, oggi, fanno sentire la loro voce sempre più forte e chiara, usando l’arte e la comunicazione visiva in generale. L’arte delle donne racconta la loro emancipazione, le loro scelte e le loro rivendicazioni”. Arte come investimento.

È possibile? “Il fascino dell’arte sta contagiando non solo gli appassionati ma sempre di più anche gli investitori meno esperti, i quali pensano, per meglio dire, si illudono, di trovare nell’arte un’alternativa per far crescere i propri risparmi. Il binomio arte e investimenti è estremamente pericoloso, soprattutto per chi non è addetto ai lavori e non ha dimestichezza con questo mercato”.

I collezionisti under 40 sono entrati prepotentemente nel mercato… “I riflettori sono oggi accesi sul mondo dei collezionisti millennial, anticonformisti, individualisti, veloci, pratici e sempre connessi, che più dei loro genitori, sono attratti dal fascino della Pop Art, Street Art, Art photography…. come “prodotti” di investimento. I collezionisti millennial sono molto attivi.  Rischiano di più rispetto alle generazioni precedenti puntando su artisti emergenti. Sempre meno si affidano alla mediazione di gallerie d’arte, ma contattano direttamente l’artista accedendo ai loro network, oppure si affidano a gallerie online come l’innovativa e giovane italiana Onstream Gallery.  Nello spazio digitale c’è molta più fluidità di movimento, che gioca, per esempio, sull’immagine come forma di linguaggio, come nel caso di Instagram.

Questo approccio è molto rischioso e la cautela è necessaria soprattutto quando si ricercano artisti emergenti. È importante non basarsi solo sulla community social che l’artista ha costruito ma è necessario osservare l’evoluzione dell’artista e la sua attrattività internazionale”. Quali rischi presenta questo tipo di ricerca? “Per gli artisti emergenti esiste il rischio che cessino del tutto la loro attività e non abbiano quindi nessun mercato. È bene per i collezionisti millennial non puntare qualcosa che piace perché va di moda, ma avere la capacità di muoversi liberamente in spazi che appartengono a loro, con la consapevolezza di poter creare qualcosa di nuovo e, al tempo stesso, imparare da chi ha già tracciato la strada. Bisogna, allora, aspettare, studiare e osservare le mosse e il mercato dell’artista, e ricordarsi che l’opera non paga una cedola come un titolo in Borsa; quindi, l’unico ritorno è il dividendo estetico, il gusto di possedere una cosa che piace”.

Erminia Di Biase

Cosa caratterizza i millennial? “I collezionisti millennial, se dispongono di grandi risorse economiche, investono fortemente nell’arte. Acquistano per il 92% online, il 36% spende più di $ 50.000 a opera, di cui il 9% sopra il milione”. L’attenzione di millennials e investitori si concentra oggi sugli artisti “ultracontemporanei”, nati dal ’95 in avanti… “Gli artisti millennial da tenere d’occhio, considerando, per alcuni di loro, gli eccellenti risultati nelle recenti aste e cosa è andato sold-out nelle ultime fiere, sono: Kaws, Tschabalala Self, Jordan Casteel, Avery Singer, Louis Fratino. Loie Hollowell, Julie Curtis, Nicols Party, Sam Falls, Augustas Jerapinas, Patrizio Di Massimo, Margherita Raso, Riccardo Paratore, Maria Teresa Ortoleva, Gaia di Lorenzo, Alessandra Ferrini, Silvia Rosi e Namsal Siedlecki. La domanda ora è: quali si riveleranno solo bolle e quali resisteranno nel mondo dell’arte nei prossimi anni?”.

E allora come districarsi tra profili Instagram, aggiudicazioni in asta e percorso di artisti giovanissimi? “Il mio collezionismo è interessato, attento non solo alle dinamiche del mercato ma soprattutto alla ricerca e alla sostanza dell’opera d’arte. Studio il percorso artistico dell’autore e valuto se l’opera in questione è coerente con la sua poetica e cerco di acquistare la sua opera iconica. Le scelte si riferiscono principalmente ad un gusto, quello personale”.

alessandro@we-wealth.com


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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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