Proveniente dagli scavi clandestini di Castellamare di Stabia, la statua di età classica è ora esposta al Minneapolis Institute of Art del Minnesota. Una vicenda lunga oltre 45 anni
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Il Doriforo di Stabiae è una preziosa copia romana, la più preziosa, dell’originale statua greca in bronzo, il Doriforo di Policleto. Fu trafugata ancora in pezzi dagli scavi di Castellammare di Stabia fra il 1975 e il 1976 e successivamente al restauro acquisita per 2,5 milioni di dollari del 1985 dal Minneapolis Institute of Art del Minnesota, negli Usa, dove attualmente è esposta. Ancora per poco, si spera: a quanto si apprende da JCHC, la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha infatti emesso un decreto di confisca in data 18/1/2022. Tecnicamente: ha emesso una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale alla competente Autorità Giudiziaria degli Stati Uniti d’America per l’esecuzione del decreto di confisca.
Le indagini svolte – in corso da decenni – consentono di affermare la provenienza illecita del pezzo di archeologia, proveniente dagli scavi clandestini effettuati a Castellamare di Stabia. La vicenda era sotto i riflettori già nel 1980, quando in un reportage televisivo (tg2) del giornalista Achille D’Amelia dal titolo “L’emigrante di pietra” un testimone intervistato ne dichiarava la provenienza illecita dalla Campania, mostrando alcune foto in cui l’opera era in quattro pezzi ancora coperti di terriccio. All’epoca la statua era esposta in un museo di Monaco di Baviera, veduta dal trafficante di opere d’arte Elie Borowski, lo stesso che sarà poi dietro alla cessione dell’opera al museo di Minneapolis.
Già all’epoca, la Procura della Repubblica di Napoli aveva condotto una rogatoria internazionale avente come esito l’effettuazione di alcune analisi scientifiche dalle quali si poteva evincere che la statua non presentava concrezioni marine, come affermato in precedenza per avvalorarne il presunto ritrovamento in mare e negarne la provenienza illecita. Nemmeno l’evidente natura clandestina del reperto ne impedì la successiva cessione al Minneapolis Institute of Art, sempre con il supporto di Elie Borowski. Da un carteggio trasmesso dalle autorità statunitensi, risulta che la natura illecita del rinvenimento era ben nota al museo Usa, che però scelse lo stesso di acquistare la statua per aumentare il prestigio della sua collezione.
Nell’ambito della medesima indagine si è appreso pure che cinque pannelli affrescati provenienti dalla villa di Numerius Popidius Florus a Boscoreale sono stati illegalmente esportati dall’Italia agli Usa. I pannelli albergano ora nel Paul Getty Museum di Malibu a Los Angeles, come l’Atleta Vittorioso di Lisippo “pescato” nell’Adriatico, di cui scrivono i nostri Giuseppe Calabi e Sharon Hecker. Anche nel caso degli affreschi, organizzatore della traslazione dall’Italia agli Stati Uniti fu il trafficante Elie Borowski, cui il Paul Getty Museum di Malibu pagò la refurtiva.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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