Le app con l’IA non realizzano opere d’arte

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Negli Stati Uniti proliferano i dinieghi alle registrazioni per il diritto d’autore di opere realizzate dall’intelligenza artificiale. Il fenomeno si presta a una riflessione sui confini tra cosa è meritevole di tutela e cosa non lo è quando di mezzo c’è l’intelligenza artificiale

Indice

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Il caso dell’opera teatrale che non merita tutela del diritto d’autore

In un nuovo recente caso l’amministrazione competente USA non ha riconosciuto la tutela del diritto d’autore per un’opera realizzata dall’intelligenza artificiale. Nello specifico l’US Copyright Office (USCO) a inizio settembre ha ritenuto che l’opera “Théâtre d’Opéra Spatial”, creata nel 2022 da Jason Allen con l’impiego dell’applicazione di intelligenza artificiale “Midjouney”, non rientri nell’ambito di applicazione della legge sul diritto d’autore che “esclude le opere prodotte da non umani”. L’opera ha una storia particolare.

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Il caso della foto esplicitamente manipolata con l’IA

Lo scorso agosto 2022 ha vinto il primo premio nella sezione dedicata all’“arte digitale e alla fotografia manipolata digitalmente” della fiera “Colorado State Fair” che annualmente si tiene negli Stati Uniti. Va detto che Jason Allen, sia in occasione del concorso sia in quella del deposito della domanda di registrazione, ha presentato l’opera come creata da “Jason M. Allen via Midjourney”, specificando quindi l’utilizzazione dell’’applicazione di intelligenza artificiale per la sua realizzazione. Per la creazione dell’opera, infatti, Allen ha inserito una serie di suggerimenti nell’applicazione digitale, ha adattato la scena, ha selezionato parti su cui concentrare la ricerca e ha impostato alcuni parametri dell’immagine. 

Poi una volta ottenuta l’immagine dall’applicazione l’ha fatta stampare su tela da un negozio locale e l’ha presentata ai giudici del concorso che così’ gli hanno attribuito il primo premio della categoria.
Probabilmente ai giudici è sfuggito qualcosa circa la tecnica di produzione dell’opera visto che hanno dichiarato successivamente che non conoscevano l’app Midjourney e che, anche se fossero stati a conoscenza delle sue caratteristiche, avrebbero ugualmente attribuito il primo premio a “Théâtre d’Opéra Spatial”. 

Un premio fotografico “immeritato”?

Premio che invece ha fatto infuriare molti degli artisti americani che, intervistato sul tema, hanno considerato l’opera come un plagio avendo l’IA fatto ricorso a immagini di opere autentiche presenti sul web seppur combinate in modo automatizzato.
L’intera vicenda mette in evidenzia l’assenza di una chiara percezione generale sull’apporto che l’intelligenza artificiale è in grado di dare alla realizzazione di un’opera. I confini tra “ausilio” e “creazione” spesso vengono male interpretati o male applicati con la conseguenza che è facile cadere nell’equivoco sull’opera realizzata con l’intelligenza artificiale o dall’intelligenza artificiale come accaduto da parte dei giudici della fiera in Colorado. Equivoco in cui invece non sono caduti i giudici nella pronuncia depositata lo scorso 18 agosto nella Civil Auction n. 22-1564 nel distretto della Colombia (USA) che ha interessato un altro lavoro, “A recent entry to Paradise”, creata autonomamente e denominata dal generatore di immagini DABUS realizzato da Stephen L. Thaler, con la quale è stato confermato un altro diniego alla registrazione reso dal competente ufficio locale sul diritto d’autore.


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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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