Dietro al successo del design made in Italy, le imprese

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Le recenti aste autunnali hanno confermano il trend positivo del design made in Italy nel mondo. Soprattutto quello dei grandi maestri italiani del Novecento, apprezzati a livello internazionale e presenti in importanti collezioni private. Ma qual è lo stato dell’economia del design contemporaneo in Italia rispetto al resto dell’Europa?

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Le recenti aste autunnali hanno confermano il trend positivo del design made in Italy nel mondo. Soprattutto quello dei grandi maestri italiani del Novecento, apprezzati a livello internazionale e presenti in importanti collezioni private. Ma qual è lo stato dell’economia del design contemporaneo in Italia rispetto al resto dell’Europa? Il report Design Economy 2020 di Fondazione Symbola, Deloitte Private e Poli Design giunto alla III edizione presentato il 25 novembre fa una fotografa del settore e mette in evidenza tre aspetti in particolare.

L’Italia è al primo posto in Europa per numero di imprese

Il settore del design in Europa conta un numero di imprese pari a circa 217 mila unità. L’Italia, con quasi 34.000 mila imprese, rappresenta circa il 15,5% dell’intero sistema del design comunitario, collocandosi saldamente al primo posto per numero di imprese, davanti a Germania e Francia.

Il primato del nostro Paese, che offre impiego a 64.551 lavoratori con un valore aggiunto superiore a 3 mld di euro, è in parte attribuibile al forte legame tra design e Made in Italy, ma è caratterizzato anche da un’eccessiva frammentazione della struttura imprenditoriale nazionale. Quest’ultimo fattore spiega come mai, nonostante un primato in termini di numero di aziende, Germania e Regno Unito registrino un livello di occupazione e un volume d’affari superiori a quelli italiani. Infatti, il complesso dei Paesi Ue registra un volume di vendite pari a 27,5 miliardi di euro, e l’Italia ne alimenta da sola il 14,8%, in terza posizione dietro al Regno Unito (24,5%) e alla Germania (16,4%), ma largamente davanti a Francia (9,2%) e Spagna (4,6%).

I settori industriali italiani che fanno maggiore ricorso al design sono: legno arredo, abbigliamento e automotive. In Italia, il divario tra microimprese e grandi aziende è profondo: liberi professionisti e microimprese (meno di 100 mila euro di fatturato) incidono ancora per oltre la metà dell’occupazione (53,4%), mentre le imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro hanno un’incidenza occupazionale dell’8,4%. Nel nostro Paese, pertanto, la maggior parte delle imprese si colloca nei segmenti di piccola e micro impresa.

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Il legame tra Made in Italy e design

I risultati confermano un forte legame territoriale tra design e le filiere del Made in Italy, con forti ricadute in termini di competitività, innovazione e cultura d’impresa. Le Marche sono la regione italiana con i massimi livelli di specializzazione del design nelle filiere dell’arredamento e della calzatura. Seguono Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto, in cui sono presenti moltissime aziende del design legate al Fashion, alla meccanica, fino alla ceramica e al mobile.

In generale, la distribuzione delle imprese appare concentrata a favore dei sistemi metropolitani: Milano da sola assorbe una quota di imprese pari al 14,5% del totale nazionale, mentre Roma è la seconda provincia in graduatoria (6,5%); segue Torino, terza, con una quota del 5,2%. Le prime quattro province metropolitane in graduatoria aggregano circa il 36% della ricchezza prodotta dal design in Italia, attirando la maggior parte delle imprese e dei professionisti del design.

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L’impatto del covid-19 sull’operatività del design

Intervistati sulle conseguenze dell’emergenza sanitaria covid-19 sulla loro operatività, il 45% dei liberi professionisti ha dichiarato di non aver mai interrotto la propria attività, in quanto fortemente orientata all’impiego delle tecnologie digitali. Tuttavia, quasi tutti i designer intervistati hanno riscontrato difficoltà economiche legate a una diminuzione della domanda (68,2%) e problemi di liquidità (48,3%). L’emergenza covid-19 ha avuto un impatto sui volumi di fatturato per il 39,7% dei progettisti, con il 23,8% dei rispondenti che segnalano un calo superiore alla metà dei ricavi allo stesso periodo dell’anno precedente. La disruption causata dalla diffusione del covid-19 può però tradursi in opportunità: le stringenti norme di distanziamento sociale e i limiti alla mobilità per contenere il rischio contagio, potrebbero indurre alla riprogettazione di spazi pubblici e privati in numerosi ambiti: ristorazione (16,6%), pubblica amministrazione (11,9%), home working (7,3%) e sanità (6,0%).

E dall’esame dei dati emerge che molte aziende multinazionali estere hanno collocato il centro design in Italia per dare più valore al loro business. È questo il caso di Huawei, Midea, Kuka Home e Samsung che hanno infatti a Milano il loro Design Centre mentre a Rivoli la cinese Changan ha aperto l’Automobile European Designing Center, l’unico polo dell’azienda fuori dalla Cina.

alessandro@we-wealth.com

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Giulio Moscatelli 1970, courtesy Sotheby’s

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di Alessandro Montinari

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Specializzato in diritto tributario presso la Business School de Il Sole 24 ore e poi in diritto e fiscalità dell’arte, dal 2004 è iscritto all’Albo degli Avvocati di Milano ed è abilitato alla difesa in Corte di Cassazione. La sua attività si incentra prevalentemente sulla consulenza giuridica e fiscale applicata all’impiego del capitale, agli investimenti e al business. E’ partner di Cavalluzzo Rizzi Caldart, studio boutique del centro di Milano. Dal 2019 collabora con We Wealth su temi legati ai beni da collezione e investimento.

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