Crisi Ucraina e stop ai golden visa: i paesi che ci rimettono

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Le crescenti tensioni tra Russia e Ue spingono il parlamento a ridiscutere sulle politiche di alcuni Stati per il rilascio di golden visa in cambio di investimenti

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La cittadinanza o la residenza mediante investimento è un regime che consente a stranieri di entrare in Europa e agevolare il proprio business. Questa pratica, però, in particolare in questo momento può risultare pericolosa

Attrarre investimenti in cambio di visti e passaporti è diventato un metodo abituale di molti Stati per mantenere il buon funzionamento della loro economia

Ci sono molti modi per prendere posizione rispetto al conflitto in corso. Prova ne è il fatto che l’Ue e gli Usa hanno avviato strategie diversificate, in taluni casi omologhe, per contrastare Mosca.
Oltre alle misure volte ad imporre restrizioni all’import e all’export da e per la Russia, alle sanzioni rivolte agli oligarchi, ai meccanismi di esclusione dalle piazze finanziarie europee e statunitensi delle principali società della Federazione, l’Ue sta cercando di correggere il tiro anche sul versante di quelle politiche economico-fiscali pensate per attrarre investitori esteri, attraverso il rilascio di visti e passaporti.
Si tratta dei regimi che consentono di ottenere in alcune giurisdizioni europee (in particolare Malta, Cipro o la Bulgaria) la residenza in cambio di investimenti sul territorio.

Il tema è attualmente molto caldo in seno alle istituzioni europee perché i russi, e in particolare gli oligarchi, hanno fruito diffusamente di questi sistemi per ottenere la residenza europea. Si stima che a partire dal 2014 ad oggi siano oltre mille gli stranieri che hanno ottenuto il visto maltese (al costo di circa un milione di euro) e tra questi, come mette in evidenza IrpiMedia, figurano (o figuravano fino a poco tempo fa) nomi di russi importanti, quali Arkady Volozh, Boris Mints e Alexander Nesis, Vasim Vasilyev. Tutti soggetti accomunati da patrimoni milonari e da una stretta vicinanza a Putin

Per questa ragione, recentemente, il Parlamento europeo si è occupato dei cd. citizenship and residence by investment schemes, ritenendo che il rilascio di passaporti in cambio di investimenti, dunque di denaro, possa essere non solo discutibile da un punto di vista etico, legale ed economico ma, anche, in questo momento storico, pericoloso per la sicurezza.

Come hanno sostenuto alcuni membri del Parlamento europeo, nel corso della seduta del 9 marzo scorso, questi regimi fiscali di favore sono spesso utilizzati da persone dal passato poco chiaro che hanno interessi economici ad entrare nell’Ue. È però arrivato il momento di interrompere questi meccanismi, per evitare che soggetti che hanno finanziato o sostengono anche indirettamente il conflitto in atto possano trovare le porte aperte in Europa, dietro pagamento.

In Parlamento si è perciò discusso per fissare regole comuni sui “visti d’oro” affinché gli Stati che decidono autonomamente di implementare i regimi di rilascio di passaporto-cittadinanza in cambio di investimenti, seguano la stessa disciplina e operino attentamente una due diligence sulle persone straniere interessate e che fanno richiesta.

I cd. regimi di “cittadinanza per investimento” (CBI), e i cd regimi di “residenza mediante investimento” (RBI), in base ai quali i cittadini di paesi terzi ottengono i diritti di cittadinanza o residenza in cambio di una somma di denaro, minano l’essenza della cittadinanza dell’Ue.

È necessario, ora, sostiene il Parlamento, introdurre procedure stringenti di verifica dei soggetti che provengono da paesi terzi e che si dimostrano interessati ad investire in Europa e occorre rafforzare gli obblighi di segnalazione da parte degli Stati membri, obbligando i nuovi residenti a permanere fisicamente per un periodo lungo sul territorio, verificando il loro coinvolgimento attivo in società e il modo in cui in concreto portano valore aggiunto all’economia. Un grave problema, infatti, è quello per cui gli investitori stranieri prendono la residenza (dietro pagamento) in Europa solo in modo strumentale, senza permanere sul territorio e senza interagire con la comunità. Dunque, al solo fine di speculare.

Gli schemi Cbi/Rbi sono caratterizzati dall’avere requisiti di presenza fisica minimi o nulli e dall’offerta di una “corsia preferenziale” per la cittadinanza o lo status di residente in uno Stato membro rispetto ai canali convenzionali.

Ebbene, allo stato attuale, gli Stati membri hanno deciso di interrompere la vendita della cittadinanza ai russi che hanno legami con il governo.

Nel corso degli anni, almeno 130 mila persone hanno beneficiato di detti regimi nell’Ue, generando entrate per oltre 21,8 miliardi di euro. Gli schemi Cbi e Rbi esistono a Malta, Bulgaria (dove il governo ha presentato un disegno di legge per porre fine allo schema) e Cipro (che sta elaborando solo le domande presentate prima di novembre 2020), ma anche, in altri modi, in Estonia, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. In media, detti regimi e in particolare quelli Rbi richiedono per l’ottenimento dello status di residente livelli di investimento minimi compresi tra 60.000 euro (Lettonia) e 1.250.000 euro (Paesi Bassi).

È perciò evidente che si tratta di un grande business e un’importante fonte di entrate per molti Stati. Interrompere questo regime, pertanto, potrebbe causare anche effetti indiretti sull’economia di alcuni Paesi.

Come ha messo in evidenza IrpiMedia, più del 45% delle cittadinanze concesse con procedimenti Cbi da Cipro e Malta riguardano facoltosi russi (seguono cinesi e mediorientali, entrambi con il 15% delle cittadinanze concesse). Siffatta circostanza, pertanto, rappresenta una cattiva notizia tanto per gli oligarchi ma anche, per certi versi, per quei Paesi europei che basavano parte della loro economia su questi regimi, necessari a sostenere il loro bilancio.

Come ha messo in evidenza IrpiMedia, i programmi Cbi a Cipro hanno generato 6,3 miliardi di euro, a Malta 1,2 miliardi di euro, mentre il maggior beneficiario per programmi Rbi risulta il Portogallo che ha ottenuto 5 miliardi di euro.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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