Credit Suisse: rosso da 1,5 miliardi, pesano le spese legali

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Credit Suisse chiude il 2021 con una perdita netta pari a 1,5 miliardi di franchi. Pesano gli accantonamenti per fronteggiare le spese legali. Rallenta il wealth management nel quarto trimestre

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Solo nel quarto trimestre dello scorso anno i ricavi netti sono diminuiti del 12% su base annua, colpiti anche da una propensione al rischio limitata in tutte le divisioni

Gottstein: “Sono fiducioso che siamo ben posizionati per costruire una banca più forte e incentrata sul cliente, che ponga la gestione del rischio al centro del suo DNA”

Dopo aver lanciato un profit warning sull’andamento del quarto trimestre, all’alba del 25 gennaio, per Credit Suisse scocca ufficialmente l’ora dei conti. L’istituto svizzero, travolto dagli scandali, ha chiuso lo scorso anno con una perdita netta pari a 1,572 miliardi di franchi a fronte dei 2,7 miliardi del 2020. Pesano gli accantonamenti per fronteggiare le spese legali relative alle attività di investment banking. Ma anche il rallentamento delle attività di wealth management negli ultimi tre mesi dell’anno.
“Il 2021 è stato un anno molto impegnativo per Credit Suisse”, commenta Thomas Gottstein, ceo del colosso bancario elvetico. “I risultati finanziari riportati sono stati colpiti negativamente dal dossier Archegos, dalla svalutazione dell’avviamento connessa all’acquisizione di Donaldson, Lufkin & Jenrette nel 2000, e dagli accantonamenti in un momento in cui stiamo cercando di risolvere i problemi legali in modo proattivo”. Negli ultimi tre trimestri dell’anno, continua Gottstein, “abbiamo gestito la banca con una propensione al rischio limitata in tutte le divisioni, mentre accentuavamo i nostri sforzi di risanamento”.
Il focus dell’istituto, aggiunge, resterà concentrato sulla strategia annunciata lo scorso novembre: rafforzare il core business e semplificare l’organizzazione, ma anche continuare a investire nella crescita di aree strategiche chiave. “Abbiamo fissato obiettivi finanziari chiari per tutte le nostre divisioni e, ora, siamo concentrati sul raggiungimento dei nostri obiettivi strategici. Sono fiducioso che siamo ben posizionati per costruire una banca più forte e incentrata sul cliente, che ponga la gestione del rischio al centro del suo DNA”, conclude Gottstein.

Tornando ai risultati, solo nel quarto trimestre dello scorso anno i ricavi netti sono diminuiti del 12% su base annua, influenzati dalla sopracitata ridotta propensione al rischio del Gruppo. Ma anche dal ritorno a quello che viene definito dall’istituto “un ambiente commerciale vicino alla normalità” dopo le condizioni eccezionali che hanno caratterizzato la maggior parte del 2020 e del 2021. Un contesto che ha inciso soprattutto sulle attività di investment banking ma anche su quelle di wealth management. Guardando ai 12 mesi, tuttavia, gli asset under management relativi all’attività di wealth management hanno raggiunto gli 827 miliardi di franchi, in crescita rispetto ai 795,3 miliardi al 31 dicembre 2020. Gli aum del gruppo, invece, hanno superato gli 1,6 trilioni, per una crescita anno su anno che si avvicina al 7%.

E dopo un inizio anno debole, si legge nella nota ufficiale, l’istituto sta registrando ora “segnali incoraggianti di miglioramento” del franchising oltre che flussi netti positivi nell’attività di wealth management. Il 2022, scrivono da Credit Suisse, sarà un anno di transizione. I risultati dovrebbero risentire negativamente dei costi di ristrutturazione e di compensazione, maggiori rispetto allo scorso anno. Ma l’obiettivo, concludono, è quello di liberare tre miliardi di dollari di capitale allocato dall’investment bank per il reinvestimento nel wealth management e nelle altre attività core.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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