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Solo nel quarto trimestre dello scorso anno i ricavi netti sono diminuiti del 12% su base annua, colpiti anche da una propensione al rischio limitata in tutte le divisioni
Gottstein: “Sono fiducioso che siamo ben posizionati per costruire una banca più forte e incentrata sul cliente, che ponga la gestione del rischio al centro del suo DNA”
Tornando ai risultati, solo nel quarto trimestre dello scorso anno i ricavi netti sono diminuiti del 12% su base annua, influenzati dalla sopracitata ridotta propensione al rischio del Gruppo. Ma anche dal ritorno a quello che viene definito dall’istituto “un ambiente commerciale vicino alla normalità” dopo le condizioni eccezionali che hanno caratterizzato la maggior parte del 2020 e del 2021. Un contesto che ha inciso soprattutto sulle attività di investment banking ma anche su quelle di wealth management. Guardando ai 12 mesi, tuttavia, gli asset under management relativi all’attività di wealth management hanno raggiunto gli 827 miliardi di franchi, in crescita rispetto ai 795,3 miliardi al 31 dicembre 2020. Gli aum del gruppo, invece, hanno superato gli 1,6 trilioni, per una crescita anno su anno che si avvicina al 7%.
E dopo un inizio anno debole, si legge nella nota ufficiale, l’istituto sta registrando ora “segnali incoraggianti di miglioramento” del franchising oltre che flussi netti positivi nell’attività di wealth management. Il 2022, scrivono da Credit Suisse, sarà un anno di transizione. I risultati dovrebbero risentire negativamente dei costi di ristrutturazione e di compensazione, maggiori rispetto allo scorso anno. Ma l’obiettivo, concludono, è quello di liberare tre miliardi di dollari di capitale allocato dall’investment bank per il reinvestimento nel wealth management e nelle altre attività core.

