Capitolo I – Dalla tasca al polso: cos’è un cronografo? Una storia complicata

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Cos’è un cronografo da polso, a cosa serve? Non solo a “misurare il tempo”, come lascerebbe intendere il suo nome. La sua, è una storia ricca di complicazioni. Scopriamola, con il primo capitolo di un viaggio affascinante

Cos’è un cronografo da polso, a cosa serve? Non solo a “misurare il tempo”, come lascerebbe intendere il suo nome. La sua, è una storia ricca di complicazioni. Scopriamola, con il primo capitolo di un viaggio affascinante

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Cronografo da polso, una storia che affonda le radici lontano

Gli orologi cronografi da polso sono molto più di semplici strumenti per misurare il tempo. Questi esemplari incarnano un connubio affascinante tra precisione meccanica, estetica raffinata e funzionalità sofisticate. La loro storia affonda le radici nei lontani meandri dell’orologeria, con una progressione costante verso la perfezione tecnologica e lo stile senza tempo.

Misurare le frazioni di tempo di gioco

Il concetto di cronografo risale al XVIII secolo, quando il francese Louis Moinet sviluppò il primo cronografo per misurare frazioni di tempo di gioco nelle competizioni di equitazione. Tuttavia, è solo nel XIX secolo che gli orologi cronografi da tasca cominciarono a guadagnare popolarità tra gli avventurieri, i professionisti e gli amanti degli sport.

Dalla tasca al polso: cos’è un cronografo?

Verso la fine del secolo, le principali maison svizzere cominciano a trasformare gli orologi da tasca in orologi da polso. Nel 1913 Heuer lanciò il suo primo cronografo da polso, inaugurando così un’epoca di innovazione nell’orologeria; anche Longines e Omega presentarono i loro primi cronografi da polso nello stesso anno, seguite poi nel 1915 dal celebre Breitling Chronograph, che integrava una funzione di cronometraggio di precisione.

Patek Philippe e la sua funzione rattrappante

Ma l’ingegneria da polso non poteva fermarsi a un semplice cronografo e fu proprio il marchio Patek Philippe a portare la “funzione rattrappante” alla ribalta nel 1923, rappresentando un avvenimento di grande importanza nell’evoluzione dell’orologeria.

Il cronografo rattrappante è uno dei più complessi, apprezzati e ambiti dagli appassionati di orologi, meglio conosciuto come split-second o double chronograph, è progettato per misurare tempi intermedi senza mai interrompere la misurazione principale grazie a una lancetta in più: questo significa che è in grado di misurare simultaneamente più intervalli di tempo.

2.965.000 dollari (stima: 800.000 - 1.200.000). Cortesia di Sotheby's

Il primo flyback

Corre il ’36 e dopo anni di ricerca Longines presenta il primo flyback, in francese retour en vol, complicazione che permette di riavviare istantaneamente il contatore del cronografo senza dover prima fermare e poi far ripartire la misurazione del tempo, consentendo quindi una continuità.

La funzione cronografica con il passare del tempo diventa sempre più riconosciuta tra i collezionisti ma soprattutto per gli “addetti al mestiere”. Aircraft Owners and Pilots Association contatta Breitling per progettare degli orologi da mettere al polso dei suoi piloti: nasce il Navitimer (Navigation+Timer), con regola-calcolatrice circolare integrato nel quadrante, che consente ai piloti di eseguire calcoli di navigazione complessi direttamente dal polso. Sin dalla sua introduzione nel 1952, il Navitimer ha mantenuto la sua popolarità grazie alla combinazione di funzionalità pratiche e stile distintivo.

Il cronografo di Abercrombie & Fitch e IWC Leonardo da Vinci

Svariate furono le declinazioni dei cronografi, da quello di Abercrombie & Fitch, nota marca entrata successivamente nel mondo del fashion, prodotto negli anni ‘50 da Heuer e che permetteva agli sportivi di determinare i migliori momenti del mese per cacciare e pescare basandosi sulle posizioni della luna e quindi delle maree; per arrivare a un più complicato IWC Leonardo da Vinci, ispirato infatti al genio rinascimentale e la cui caratteristica distintiva è proprio quadrante artistico, che incorpora elementi di design al lavoro e al pensiero dell’omonimo artista.

Il movimento automatico e El Primero

Tuttavia, una delle innovazioni più significative negli orologi cronografi è stata l’introduzione del movimento automatico. È il 1969, quando Seiko, il consorzio Chronomatic (composto da Breitling, Heuer-Leonidas, Hamilton-Buren e Dubois-Dépraz) e la maison svizzera Zenith, gareggiarono per arrivare primi a presentare questa innovazione, fu Zenith a primeggiare, giusto di qualche mese, presentando il celebre movimento “El Primero”: chiamato così in quanto primo del suo genere, questo movimento rivoluzionario offriva una frequenza di 36.000 alternanze ora, consentendo una precisione senza precedenti nel cronometraggio.

Cortesia Il Ponte Casa d'aste

Sono molti i modelli e le maison che andrebbero menzionati per cogliere tutte le sfumature di questa complicazione: le già citate Universal Geneve (celebre per i suoi movimenti di alta manifattura) e IWC (famosa per i suoi orologi in stile cockpit); e ancora, Breitling, che negli anni ’80/’90 primeggiava con il suo Chronomat; Audemars Piguet con il Royal Oak Offshore e Tudor con il modello Montecarlo, decisamente più robusto e sportivo.

Macchine del tempo capaci di fabbricare icone

Con il passare dei decenni queste macchine del tempo riuscirono a superare lo status di semplice orologio, diventando spesso vere e proprie icone, come ad esempio il Rolex Daytona di Paul Newman, il Tag Heuer Monaco di Steve McQueen e l’Omega Moonwatch (primo orologio usato per l’allunaggio), ma queste sono altre storie di orologeria.


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di Cosimo Di Lellis

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Originario di Milano, Cosimo Di Lellis cresce immerso in un ambiente culturalmente stimolante, che lo spinge fin da giovanissimo a esplorare le molteplici forme dell’arte e del collezionismo. Grazie a una fervida curiosità e a una scrupolosa dedizione alla ricerca, sviluppa una passione particolare per l’orologeria, scaturita dall’eredità di un orologio ricevuto dal nonno. Questo amore improvviso diventa il fulcro della sua carriera nel mondo delle aste. Si specializza infatti presso la rinomata Casa d’Aste Il Ponte di Milano affianco all’esperto Luca Manzoli, con il quale segue ormai da tempo il dipartimento cercando di distinguersi sul territorio nazionale per la conoscenza approfondita e la competenza nel settore.

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