Consulenza: la Generazione Z è più “previdente” delle precedenti

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La pianificazione è un problema assai sentito fra i membri della Gen Z, che è anche più disponibile a seguire i consigli dei professionisti

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Un nuovo sondaggio, condotto da Charles Schwab e Logica Research sui partecipanti al programma di previdenza complementare americano 401(k), ha messo in luce le previsioni e gli orientamenti della Generazione Z sulla pensione e sulla ricerca di consigli professionali

I membri della Generazione Z, nati dopo il 1996, sembrano avere già interiorizzato alcune delle importanti lezioni per la pianificazione del proprio futuro finanziario. Come in qualche modo testimonia il successo su TikTok degli influencer dedicati al denaro, questa generazione è particolarmente attenta a queste tematiche ed è desiderosa di farsi guidare anche da figure professionali nel percorso verso la sicurezza economica.

A dare qualche segnale in più su queste caratteristiche della generazione più giovane è un nuovo sondaggio condotto da Charles Schwab e Logica Research su mille partecipanti al programma di previdenza complementare americano 401(k). Si tratta dunque di un gruppo di soggetti che ha già iniziato un percorso lavorativo presso un’azienda, anche nel caso dei membri della GenZ intervistati.

Rispetto alle altre generazioni, la GenZ è nettamente meno convinta che potrà contare sulla pensione pubblica per avere sicurezza economica nella terza età: i più giovani prevedono che la Social Security rappresenterà solo il 7% delle fonti di reddito durante la pensione, mentre i componenti delle precedenti generazioni pensano di ricevere dal programma pubblico un ben più sostanzioso 17%. Anche l’eredità, il lavoro part time e gli immobili sono fonti di reddito che la GenZ reputa relativamente più importanti durante la pensione.

Fra la Generazione Z, inoltre, è più diffusa la percezione che sarà necessario risparmiare di più nel contesto post-pandemia (62%, contro una media del 47% per le altre generazioni) e accelerare la restituzione dei debiti (48% contro 33%).

Anche l’importanza di programmi di previdenza complementare come il 401(k) sembra più sentita fra la generazioni più giovane, all’interno della quale il 47% dichiara proprio di voler potenziare questo schema di previdenza aziendale.
Complice forse la maggiore distanza dal traguardo la Gen Z è decisamente meno ottimista rispetto alle probabilità di raggiungere i propri obiettivi previdenziali: il 43% ritiene “molto probabile” il compimento di questa missione, contro il 53% dei componenti delle precedenti generazioni.

“Quando si tratta di finanze personali, i lavoratori della Gen Z sono maturi per la loro età. Hanno gli occhi chiari sulle sfide che devono affrontare, cercano più strumenti per gestire le loro finanze e sono ottimisti sul fatto che le giuste risorse li aiuteranno a migliorare il loro comportamento finanziario”, ha commentato in una nota Catherine Golladay, responsabile di Schwab Workplace Financial Services. “I lavoratori della Gen Z stanno iniziando la loro carriera in un momento di sconvolgimenti a casa e sul posto di lavoro – dalle nuove sfide per la salute e la sicurezza alla rapida espansione degli uffici virtuali e alle drammatiche oscillazioni della nostra economia e dei mercati”, ha aggiunto Golladay, “è un ambiente stressante, e i giovani guardano ai loro datori di lavoro per il supporto. Il mercato del lavoro è stretto, e le aziende hanno l’opportunità di attrarre e trattenere i talenti fornendo strumenti e risorse che aiutano i lavoratori a gestire il loro denaro

L’apertura alla consulenza

Per raggiungere i propri obiettivi finanziari, i membri della Gen Z (quantomeno quelli già impegnati in un piano 401k) sembrano ben propensi a rivolgersi ad un parere professionale. Il 60% afferma, infatti, che molto probabilmente seguirebbe consigli finanziari professionali contro una media del 54% per le altre generazioni.

Lo stesso vale per i suggerimenti elaborati dai robo advisor: il 33% dei membri della Gen Z afferma che li seguirebbe, contro una media del 25%. E sempre a proposito di tecnologia, generazione più giovane sarebbe più aperta all’utilizzo di strumenti online per la valutazione complessiva della situazione proprie finanze: approfitterebbe di questi servizi il 50% degli Gen Zer, contro il 41% dei componenti delle altre generazioni.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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