Consob e Banca d’Italia in confusione sulle criptovalute

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La Consob e la Banca d’Italia nei giorni scorsi hanno scritto una nota dove allertano i risparmiatori sugli elevati rischi connessi al mondo cripto. Ma siamo sicuri che sia davvero così?

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Secondo Eugenio Sartorelli, vice presidente Siat, le due istituzioni starebbero facendo confusione tra la finanza decentrata e quella centralizzata

La finanza decentrata ha come cavallo di Troia la quotazione di Coinbase

Consob e Banca d’Italia si schierano contro le criptovalute facendo confusione. Le due istituzioni nei giorni scorsi hanno infatti richiamato l’attenzione della collettività e in particolare dei piccoli risparmiatori sugli elevati rischi connessi alle criptovalute che possono “comportare la perdita integrale delle somme di denaro utilizzate”, si legge nella nota.
Altra lacuna evidenziata è la mancanza di una regolamentazione e al tempo stesso la crescita di  interesse per le criptovalute a livello nazionale e non. Questo allarme lanciato dalla Consob e dalla Banca d’Italia  suona però per i più avvezzi al mondo degli asset digitali come stonato. Eugenio Sartorelli, vice presidente Siat, ha infatti sottolineato che si sta facendo confusione tra la finanza decentrata e quella centralizzata. La prima è già iniziata con la quotazione di Coinbase e avrà un ruolo sempre più importante nel futuro. Lo scagliarsi contro le criptovalute, secondo il presidente Siat, non ha senso. Al momento queste sono l’unica valuta deflazionista al mondo. “La creazione di liquidità è fuori controllo e i bond mondiali hanno redimenti reali negativi. È una stortura”, spiega Sartorelli. Di questo mondo strano se ne stanno accorgendo anche diversi fondi di investimento che hanno iniziato ad inserire all’interno dei portafogli una piccola percentuale (1-2%) di Bitcoin per stabilizzare gli investimenti e renderli più efficienti. E dunque, demonizzare le valute virtuali sono per colpa di pochi non è corretto. Certamente – continua Sartorelli – ci sono criptovalute “non serie” e che hanno truffato così come esistono situazioni del genere in tutto il mondo della finanza (azioni che sono una truffa). Un’altra accusa che è stata fatta al Bitcoin &Co è il fatto di essere troppo volatile. Sul punto Sartorelli è molto chiaro: “Perché non abbiamo chiuso il Nasdaq dopo che perse l’85% nel 2000?” per non parlare delle azioni di diverse società che puntano tutto sull’innovazione e tecnologia che rischiano di far perdere molti soldi agli investitori meno accorti. E infine, in nodo della regolamentazione. Nella nota congiunta i due scrivono come: “al momento, quindi, l’acquisto di cripto-attività non è soggetto alle norme in materia di trasparenza dei prodotti bancari e dei servizi di investimento e continua a essere sprovvisto di specifiche forme di tutela; segnatamente dette attività non sono soggette a nessuna forma di supervisione o di controllo da parte delle Autorità di vigilanza. Conseguentemente anche l’adesione a offerte di prodotti finanziari correlati a cripto-attività, quali ad esempio i cd. digital token, è un investimento altamente rischioso, tanto più qualora, come spesso riscontrato, le offerte siano effettuate da operatori abusivi, non autorizzati, non regolati e non vigilati da alcuna Autorità”. Visto la lacuna evidenziata Sartorelli tuona: “che la facciano” solo loro le autorità e hanno le competenze per mettere nero su bianco. L’Agenzia delle entrate, per esempio, ha già alcuni passi avanti dicendo che le criptovalute sono tassate come una qualsiasi altra valuta.

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di Giorgia Pacione Di Bello

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