Come la comunità di colore vede la ricchezza e la consulenza

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La comunità nera sente molto di più il peso della propria “diversità” quando si rapporta a un consulente: come mitigare il problema

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Negli Stati Uniti il divario nella ricchezza assume anche connotati etnico-razziali ed la comunità di colore quella che percepisce di più il proprio svantaggio. Nel segmento affluent, un cliente di colore darà molto più peso al fattore-diversità nella società di consulenza, ha mostrato un nuovo sondaggio di US Bank. Per un Italia che si avvia ad essere sempre più multietnica, sono considerazioni destinate ad acquisire importanza.

L’importanza dell’inclusione e della diversità nel settore della consulenza è particolarmente sentito in una società multietnica come quella americana. Anche in Italia, tuttavia, la tendenza verso una società sempre meno uniforme anche sotto il profilo etnico-culturale è segnata ormai da tempo. E anche se la gran parte della ricchezza continua a concentrarsi nei segmenti di popolazione che è facile immaginare, i soggetti facoltosi che pure appartengono a minoranze razziali hanno una caratteristica: danno molto peso al valore della diversità e dell’inclusione nelle società di consulenza e desiderano, fra le altre cose, rapportarsi con qualcuno che sia appartenente alla stessa minoranza. Nuove prove di questi orientamenti sono arrivate da una ricerca condotta da US Bank su oltre 4mila americani, equamente ripartiti fra bianchi, asiatici, ispanici e neri. Per tutti, si tratta di soggetti con almeno 25mila dollari di asset investibili e, dunque, potenzialmente interessati al mondo della consulenza finanziaria.

Il punto di partenza per comprendere la situazione della comunità di colore in America non può prescindere da una considerazione sulla distribuzione della ricchezza. Una famiglia composta da membri neri possiede oggi meno del 15% rispetto a una famiglia di bianchi media. Il wealth gap, fra il 2014 e il 2019 si è ridotto da un rapporto di 10 a 1 a un più ridotto 8 a 1, ancora nettamente sfavorevole alla comunità “black”. Per il 77% dei neri intervistati questo wealth gap è destinato a mantenersi tale o ad aumentare da qui al 2030. Ed è sempre la comunità di colore quella che si sente più svantaggiata nell’accumulazione della ricchezza: lo afferma il 66% dei suoi componenti (con maggiore frequenza per le donne), contro il 37% degli ispanici, il 17% degli asiatici e il 7% dei bianchi.

E’ qui che il discorso inizia a riguardare da vicino la consulenza. I membri della comunità nera affermano di essere stati trattati in modo diverso a causa della propria razza con una percentuale quasi doppia rispetto agli ispanici e quasi di quattro volte superiore rispetto ai bianchi. E sono soprattutto i neri a ritenere importante, forse proprio per il loro sentimento di esclusione, che il consulente assomigli di più a loro, in termini di genere, età, razza e orientamento sessuale: la comunità black lo afferma con il doppio della frequenza. E questo è particolarmente importante per i soggetti più giovani.

L’industria del risparmio statunitense resta, tuttavia, ancora a prevalenza “bianca”. Se per le posizioni finanziarie entry level la rappresentanza dei bianchi è in linea con la media della popolazione, per le posizioni amministrative apicali (c-suite) essa sale al 148%, mentre per i neri scende al 74% (risultando, dunque, sotto-rappresentati).

“Come consulenti che lavorano ogni giorno per aiutare i clienti a raggiungere risultati finanziari migliori, comprendiamo come il nostro settore abbia un ruolo importante da svolgere e molto più lavoro da fare per ridurre il ‘divario razziale’ nella ricchezza”, ha detto Gunjan Kedia, vice presidente della gestione patrimoniale e dei servizi di investimento alla U.S. Bank, in una dichiarazione, “questa ricerca evidenzia molti passi che possiamo fare come industria per servire meglio la comunità di colore”.

Ecco alcuni suggerimenti concreti di US Bank per includere al meglio ogni etnia nel processo virtuoso della gestione patrimoniale. “Assicurarsi che i dipendenti a tutti i livelli siano addestrati a riconoscere i loro propri pregiudizi individuali e a trattare tutti gli individui con equità”, si legge nelle conclusioni, ma anche “espandere le assunzioni e il mantenimento degli sforzi per assicurare che la diversità non si verifichi solo nelle posizioni di livello iniziale, ma attraverso tutti i livelli dei ruoli a contatto con il cliente e dei leader”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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