Colli di bottiglia: la manifattura italiana è la seconda più colpita nell’Ue

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Un’analisi condotta da due economisti della Commissione Ue ha evidenziato l’impatto delle strozzature sull’offerta per Paese e per settore

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Se le strozzature dell’offerta si fossero mantenute in linea con quelle osservate nel 2020, l’output industriale europeo, anziché restare invariato, sarebbe cresciuto del 5,1% nel periodo fra gennaio e ottobre 2021

Nell’ordine, sono Germania, Italia, Danimarca, Austria e Polonia i Paesi che hanno registrato, a causa dei colli di bottiglia, i danni più significativi nei rispettivi comparti manifatturieri nel 2021

Le strozzature nell’offerta e le difficoltà di approvvigionamento dei materiali necessari all’attività manifatturiera hanno significativamente ridotto la produzione industriale europea. Se tali strozzature si fossero mantenute in linea con quelle osservate nel 2020, l’output industriale, anziché restare invariato, sarebbe cresciuto del 5,1% nel periodo fra gennaio e ottobre 2021.

Il fenomeno dei “colli di bottiglia” ha avuto una particolare gravità per la manifattura in Italia, che risulta la seconda più colpita in Europa, dopo quella tedesca.

Ad aver indagato sull’impatto economico della crisi delle catene di fornitura sono stati due economisti della Commissione europea, Christos Axioglou e Przemyslaw Wozniak, che hanno presentato su VoxEu alcune evidenze estratte dai Business and Consumer Survey, eseguiti dall’Ue per tastare il polso delle imprese nel Vecchio Continente.

Quasi metà del terreno perduto dall’industria manifatturiera a causa delle strozzature è dovuta alla contrazione osservata in Germania (ove si è concentrato un calo di 2,4 punti percentuali sul -5,1% osservato in Europa). Un altro quarto (-1,3 punti) del calo deriva dal rallentamento italiano e francese; l’ultima componente è, infine, relativa agli impatti osservati in Polonia, Olanda, Spagna e Danimarca.

I settori industriali più colpiti dai colli di bottiglia sull’offerta sono stati, all’ottobre 2021, quello automobilistico e dei macchinari (fortemente condizionati dalla crisi dei semiconduttori) cui si deve un terzo dei danni provati dal fenomeno. Seguono quello siderurgico, alimentare, chimico e l’industria della plastica/gomma.

Axioglou e Wozniak hanno rappresentato graficamente i Paesi che sono stati più colpiti dalla crisi dell’offerta, con un’analisi dettagliata dei settori che hanno riportato le maggiori difficoltà a livello nazionale.

Nell’ordine, sono Germania, Italia, Danimarca, Austria e Polonia i Paesi che hanno registrato i danni più significativi per i rispettivi comparti manifatturieri nei nove mesi che arrivano all’ottobre 2021.

In Germania, “le strozzature nel settore manifatturiero hanno sottratto oltre cinque punti alla produzione nazionale”, che è dunque risultata negativa. In Italia e negli altri Paesi fortemente colpiti dal fenomeno la crescita produzione, pur positiva, sarebbe stata “molto più elevata” se il problema delle carenze nell’offerta di beni-chiave non si fosse aggravato.

In Italia, com’è possibile osservare dalla casella rosso scuro nella seconda colonna del grafico, è il settore automobilistico quello più colpito dalla crisi delle catene dell’offerta, seguito dall’industria che produce materiali elettrici – anche a livello europeo i due settori più colpiti sono i medesimi, anche se in ordine invertito.

Strozzature dell’offerta: un ripasso su quanto è accaduto

La crisi delle catene di fornitura ha avuto origine in seguito alla riapertura delle attività dopo i lockdown del 2020: dopo il congelamento della produzione la domanda di beni è rimbalzata con potenza, mettendo sotto pressione i produttori, che non hanno tenuto il passo con un’offerta di prodotti adeguata. Questo non ha solo gettato le basi per l’inflazione che si sta osservando da mesi, ha anche ridotto la capacità industriale in molte economie avanzate. Mancano metalli rari, ad esempio, o beni intermedi come i semiconduttori – essenziali nella produzione di tutti gli apparecchi elettronici, incluse le automobili. Nel terzo trimestre del 2020 le importazioni dirette verso le economie avanzate avevano superato la media storica di quasi 13 volte; nel 2021, “data l’attività globale ancora vivace, questi arretrati si sono esacerbati nel corso del 2021”, hanno aggiunto gli autori.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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