Collezione e degustazione: i miei vini di Natale

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Una selezione di 12 bottiglie (due per portata) per accompagnare il prossimo Natale. Dal Berlucchi Franciacorta ’61 al Dom Pérignon 2022, dal Trebbiano d’Abruzzo Vigna di Capestrano 2018, all’Amarone “Ciliegio” della Collina dei Ciliegi 2016, fino al Moscato d’Autunno 2011 di Paolo Saracco, ecco i consigli di We Wealth

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Il pranzo di Natale merita vini speciali, la cui scelta ovviamente non può prescindere dai piatti che comporranno il menù. Visto che il giorno di Natale anche quest’anno cucino io, e ogni anno mi piace riproporre più o meno le stesse portate, piatti tradizionali con piccole variazioni sul tema, posso già pensare ai miei vini per Natale. Tra l’altro quest’anno so che saremo una numerosa tavolata che mi consentirà di cambiare vino a ogni portata. Il menù è semplice: dopo qualche stuzzichino tipo pane burro e acciughe e crostini vari, due antipasti (insalata russa e baccalà mantecato); due primi, tortellini in brodo di cappone e lasagne al forno; e poi pollo arrosto ripieno accompagnato da patate al forno seguito dal tradizionale panettone che verrà servito insieme a della crema pasticciera.
Circa la scelta dei vini, ormai da anni adotto la stessa strategia. Su ogni piatto seleziono due vini del cuore e decido all’ultimo momento quale aprire. Quelli non prescelti li apro nei giorni successivi.

Su stuzzichini e insalata russa una bollicina italiana, tra miei spumanti preferiti, proveniente dall’Oltrepò Pavese: il Metodo Classico Brut Monsuppello, un vino quasi totalmente a base di pinot nero che non tradisce mai, dai piacevoli sentori di crosta di pane e di cassis, fine ed elegante e dotato di una piacevole persistenza aromatica. L’alternativa potrebbe essere Berlucchi Franciacorta ’61 Brut, un Franciacorta classico, 90% Chardonnay, dai profumi di frutta a polpa bianca, agrumi e crosta di pane e un sorso fresco, sapido e giocato su note fruttate che persistono nell’elegante finale agrumato.

Sul baccalà mantecato un grande Champagne, Dom Pérignon 2002, un vino che, bevuto qualche volta quest’anno, mi ha convinto. Dom Pérignon dà spesso il meglio di sè quando lo si tiene qualche anno in cantina. Il 2002 è un vino elegante e gourmand, con accenni di torrefazione, mou e crème caramel; cremoso e soffice, complesso e opulento, è perfettamente equilibrato da una fresca acidità e una nota salina che allunga il sorso e contribuisce a rendere il finale lunghissimo.

L’alternativa potrebbe essere il Blanc de Millenaire di Charles Heidsieck 2006. Sono un fan dell’annata 1995, ancora perfetta, ma ho bevuto recentemente il 2006, uscito da poco, e l’ho trovato veramente notevole, dal colore giallo dorato e una piacevole complessità aromatica con note floreali, frutta a polpa bianca, frutti esotici, bergamotto, nocciolina tostata, liquirizia e noce di cocco grattugiata. In bocca è un vino opulento, eppure fresco, sapido ed elegante.

Con i tortellini in brodo di cappone la scelta non è facile, vista la presenza contemporanea del brodo di cappone profumato e aromatico e il ripieno di carne dei tortellini. Avrei pensato a un trebbiano bianco di personalità e spessore. Tra i miei preferiti i trebbiano prodotti da Valle Reale. In particolare per l’occasione il Trebbiano d’Abruzzo Vigna di Capestrano 2018, un cru che in quest’annata ha raggiunto una ricchezza e una complessità che gli dovrebbero consentire di reggere il confronto con brodo e carne con le sue note di agrumi, fiori gialli, frutta e miele e un sorso morbido, succoso, fresco, sapido e di lunga persistenza.

Poi non toccherò per un po’ le bottiglie che mi sono rimaste, visto l’enorme potenziale evolutivo di questo vino. Altro vino, assaggiato di recente, che vedrei benissimo con i tortellini è l’Albana Secco in Anfora ‘Vitalba’ Tre Monti 2020, una versione ricca, corposa e complessa del principale vitigno bianco romagnolo, vinificata con macerazione sulle bucce in anfore georgiane. Note di frutta esotica, frutta gialla secca, erbe aromatiche e lievi sentori ossidativi, preludono a un sorso consistente e strutturato.

Sulle lasagne al forno, dove il gusto è marcato da besciamella e ragù alla bolognese, penserei a un vino rosso, con una buona acidità, un corpo medio e un sapore morbido e fruttato. L’accostamento regionale per eccellenza sarebbe un lambrusco, le cui bollicine aiutano a ripulire il palato dalla cremosità della besciamella e il cui aroma fruttato sarebbe perfetto per il ragù; opterò invece per un sangiovese di Romagna, il pluripremiato Resultum 2013 Sangiovese di Umberto Cesari.

Si tratta di un sangiovese in purezza fermentato in acciaio e affinato per ben sette anni in bottiglia prima di essere rilasciato. E’ un vino rosso succoso e godibile dalle note floreali di violetta, rosa, peonia e fruttate di prugna e mora con sfumature di timo e vaniglia, dotato di una gradevole acidità e tannini dalla consistenza setosa. In alternativa ho pensato a un grande vino di Borgogna: il Gevrey-Chambertin, 1er Cru Clos St Jacques di Armand Rousseau 2010, un vino magnifico che incapsula tutto quello che rende i vini di Borgogna così avvincenti, grazie a un profumo intenso di lampone e amarena e un sorso in cui dolcezza, setosità dei tannini, acidità succosa e sapidità stanno in vibrante equilibrio per un vino che è un modello di purezza e grazia.

Col pollo arrosto l’anno scorso avevo selezionato uno Chateau d’Yquem (insolito accostamento suggerito nientepopodimeno che dal vecchio proprietario di Yquem, il conte Alexandre de Lur Saluces), ma quest’anno con il ripieno di carne di maiale e salsiccia la scelta va a un vino rosso, di grande struttura ed eleganza, come il Solaia 2016 di Antinori, già commentato in questa rubrica, un vino di eccezionale intensità aromatica dalle note di mora, mirtillo, menta, erbe aromatiche, cacao, zucchero filato, pepe bianco e cannella; avvolgente, stratificato e vibrante, dall’acidità succosa e con una trama fitta di tannini setosi ed eleganti e un finale lunghissimo. L’alternativa potrebbe essere l’Amarone “Ciliegio” della Collina dei Ciliegi 2016, un vino dalla Valpantena, di pieno corpo e rara eleganza ed equilibrio, dalle note di ciliegia matura, spezia dolce, tostatura di caffè e cacao amaro, media bocca di gran razza e finale molto persistente con retrogusto di ciliegia sotto spirito e after-eight.

E infine col panettone il Moscato d’Autunno 2011 di Paolo Saracco, uno straordinario moscato d’Asti dai tipici profumi di agrumi, salvia ed erbe officinali, bassissima gradazione alcolica (5,5 gradi) e acidità viva che lo rendono eccezionalmente bevibile. In alternativa l’Eiswein, Wehlener Sonnenuhr 1998 di J.J. Prum, un vino luminoso, dal colore oro carico, di impressionante densità, dalle note di noci, mandorle, pesche candite, composta di mele gialle e tocchi di zafferano, dalla bocca esplosiva e freschissima, nonostante l’elevato residuo zuccherino, e dalla lunghezza infinita.

Buon pranzo di Natale a tutti voi lettori!


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