Una chiamata (responsabile) per l’helicopter money

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“Ci troviamo di fronte a una crisi economica senza precedenti che richiede misure straordinarie”, spiega Francesco Daveri, professor of macroeconomic practice alla School of management dell’Università Bocconi. “Ma non deve mancare la consapevolezza sulle conseguenze delle scelte che vengono prese oggi”

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Una crisi economica come quella indotta dall’epidemia di coronavirus richiede soluzioni fuori dall’ordinario quando le politiche economiche convenzionali non si mostrano efficaci

In Italia, tutt’ora, il 50% del pil rientra nella sfera pubblica. È inevitabile che lo Stato abbia un ruolo importante sulle scelte economiche del paese

Occorre fare attenzione alla differenza tra politiche monetarie e politiche fiscali: le decisioni devono essere assunte da chi ne risponde di fronte ai cittadini

Quando c’è un incendio bisogna spegnerlo in qualsiasi modo. Poi bisogna dotarsi degli estintori che magari non avrebbero fatto divampare l’incendio e che lo eviteranno in futuro”. La metafora è di Francesco Daveri, professor of macroeconomic practice alla School of management dell’Università Bocconi, che in questa intervista a We Wealth, approfondisce il tema delle le politiche economiche necessarie per contrastare la crisi indotta dalla pandemia di covid-19. In questo quadro, sta diventando più di una mera ipotesi accademica l’helicopter money o helicopter drop. Di che si tratta?
L’espressione è stata coniata nel 1969 dall’economista Milton Friedman, che immaginava, non senza intenti provocatori, del denaro cadere giù da un elicottero a sostegno di una comunità: un’immagine forte per rappresentare un’iniezione di liquidità nei conti correnti dei cittadini da parte delle banche centrali. Una sperimentazione è stata recentemente attuata a Hong Kong e Singapore e c’è chi pensa che potrebbe essere replicata anche in Italia. “Innanzitutto bisogna analizzare le modalità con cui una banca centrale può iniettare nuove risorse. Queste istituzioni hanno il potere di creare la moneta. Prima lo facevano fisicamente, oggi è un processo digitale: è noto che le banche commerciali non possano stampare moneta con la propria “firma”. Quello che, forse, va ricordato è che le banche centrali creano regolarmente la moneta e non solo in occasione di una crisi economica”, afferma Daveri che, anche in passato, ha evidenziato i rischi dell’helicopter money.

Sull’elicottero devono salire le banche centrali o i governi?
Le banche centrali stampano moneta che danno agli istituti commerciali perché la immettano nel sistema sotto forma di prestiti alle imprese e alle famiglie. In questa situazione di crisi serve maggiore liquidità: generalmente la Bce offre liquidità in cambio di titoli delle banche e, in alcune occasioni, anche di grandi imprese. Adesso bisogna chiedersi se è corretto saltare il passaggio delle banche commerciali per dare le risorse direttamente a imprese e famiglie. Cash is king, si sa, e alcune banche anziché erogare prestiti – più rischiosi in una situazione in cui la domanda di beni e servizi è di fatto bloccata – potrebbero tesaurizzare queste risorse o utilizzarle per finanziare operazioni di M&A o altro ancora. Un trasferimento diretto di denaro alle famiglie, soprattutto quelle di coloro che hanno impieghi precari, avrebbe un altro effetto. In questo modo, però, si esula dal campo delle politiche monetarie e si entra in quello delle politiche fiscali.

Come immaginare una sorta di reddito di cittadinanza erogato dalle banche centrali? Come definire l’ammontare e la frequenza di erogazione? Queste sono scelte politiche e non burocratiche. Devono essere assunte da un governo che poi si sottoporrà al giudizio degli elettori mentre, lo ricordo, le banche centrali non sono sottoposte al giudizio diretto dei cittadini. Un governo che decide di erogare queste risorse sta effettuando una spesa pubblica che deve poi finanziare. Come? Imporre nuove tasse non è certo l’ipotesi più percorribile. Un’altra strada è quella di emettere titoli di debito che vanno sul mercato finanziario o alla Bce per ottenere la moneta necessaria. La banca centrale viene comunque coinvolta, ma nella misura richiesta dal singolo governo che risponderà ai suoi cittadini delle misure adottate. Governi e banche centrali devono necessariamente collaborare in questa situazione.

Quanto potrebbero durare questi interventi eccezionali?

La maggior parte degli addetti ai lavori attualmente ha in mente un periodo di circa tre mesi, da metà febbraio a metà maggio. Non è difficile immaginare che se viene erogato questo reddito di ultima istanza potrebbero crearsi delle situazioni di tensione con una gara nell’arena politica a chi è più generoso: i rigoristi verrebbero molto probabilmente messi in minoranza. Si tratta di misure eccezionali, quindi le erogazioni dovrebbero essere limitate e soggette a condizioni: più facile a dirsi che a farsi. Nel momento del ritorno alla normalità qualcuno dovrà fare un elenco di chi ha perso di più e stabilire gli importi da erogare. Questa crisi economica è senza precedenti e richiede misure straordinarie se le politiche monetarie, convenzionali e non convenzionali, non si mostrano efficaci. Non deve mancare, però, la considerazione delle conseguenze delle scelte che vengono prese oggi. Va ripensato il livello di spesa pubblica necessaria per non ritrovarci nuovamente in questa situazione, a partire dalla spesa sanitaria, non solo dell’Italia ma anche negli altri stati europei.

Nessuno oggi è in grado di calcolare esattamente se è più utile sussidiare le imprese in difficoltà o sostenere il reddito dei lavoratori precari e in fase di ricerca di impiego…


Portare all’eccesso questa misura disegna un sistema economico in cui la proprietà dei mezzi di produzione finisce per diventare pubblica. In questo modo le misure per contrastare il coronavirus potrebbero determinare uno scenario che neanche Marx avrebbe immaginato. Leggo alcuni interventi secondo i quali dopo tanti anni di neoliberismo si potrebbe cambiare rotta. Per una riflessione più approfondita sul ruolo della mano pubblica e di quella privata e, in particolare, per chi chiede più stato giova ricordare che in Italia tutt’ora il 50% del pil rientra nella sfera pubblica. Quindi è inevitabile che lo Stato abbia un ruolo importante sulle scelte economiche del Paese.


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di Maria Giovanna Arena

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