Il lockdown ha fatto bene alle vendite di vino italiano, ma lo champagne deve subire lo smacco di 100 milioni di bottiglie invendute
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Nel 2020 c’è stato ben poco da festeggiare. Complice il blocco di matrimoni e feste durante il lockdown, pare che nessuno stia più comprando champagne. I produttori stimano perdite intorno agli 11,7 milioni di euro. Un dato peggiore di quelle della Grande Depressione. Le attese parlano di oltre 100 milioni di bottiglie restino ad aspettare sugli scaffali. E pensare che nel 2019 ne sono state vendute quasi 298 milioni.
Le bollicine francesi, eleganti e festaiole, mal si conciliano con la paura del covid. Come quelle del panettone, anche le origini dello champagne sono avvolte in un pizzico di leggenda. In principio infatti questo era un vino fermo, ma la tradizione narra che il monaco benedettino Pierre Pérignon lo rese effervescente grazie alla sua cura delle vigne dell’abazia d’Hautvillers e all’aggiunta di fiori di pesco. E quello che all’inizio all’aristocrazia francese sembrava solo il segno di una cattiva vinificazione, col tempo diventò segno di prestigio.
I consorzi produttori di champagne regolano ogni anno con precisione i raccolti, e sono attentissimi nell’evitare eccessi di produzione che ne comprometterebbero irrimediabilmente le quotazioni. Escludendo alcune varietà, non si considera la possibilità di immagazzinarlo in riserve.
L’effetto covid potrebbe cambiare radicalmente molti comportamenti nel mondo del lusso, incluso il consumo di champagne. Le vendite in realtà avevano già subito una leggera contrazione, -1,5% per cento nel 2019, con molti produttori che stavano lanciando vino biologico, un prodotto diverso.
Nel 2019 il giro d’affari complessivo della filiera champagne aveva raggiunto i 5,05 miliardi di euro. La crescita si attestava al 3,4% anno su anno, grazie soprattutto all’aumento delle esportazioni (3 miliardi di euro, +7,1%), compensante il calo del mercato francese (-1,9%). Quest’ultimo rappresenta infatti oggi solo il 40% del fatturato totale. Usa, Regno Unito e Giappone restano i mercati più fiorenti, rappresentando quasi il 50% del fatturato. Anche l’Europa in generale aveva visto un aumento delle vendite di champagne nel 2019, nonostante il calo dei volumi in Germania e in Svizzera.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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