Il cammino della Bce per la diversità all’ombra della recessione rosa

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La prossima nomina al Comitato esecutivo della Bce potrebbe rivelarsi una delle più importanti della storia sul fronte della diversità. La sostituzione di Yves Mersch, che lascerà l’incarico a dicembre, potrebbe rendere femminile la metà del gruppo. Nel resto del mondo, intanto, c’è chi parla di una “recessione rosa”

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Nessun governatore delle banche centrali dei 19 Stati membri dell’Eurosistema è donna

Solo il 30,8% dei senior manager della regione sono donne

Secondo uno studio di McKinsey, i lavori delle donne risultano 1,8 volte più vulnerabili alla pandemia rispetto a quelli degli uomini

“È essenziale che più donne siano incluse nella politica e nell’economia, anche ai livelli più alti”. Sono le parole di Christine Lagarde che in un’intervista rilasciata al quotidiano Le Courrier Cauchois dello scorso luglio ha sottolineato l’importanza e la necessità di una maggiore leadership al femminile. Parole che riecheggiano in vista della prossima nomina al Comitato esecutivo della Banca centrale europea, che potrebbe rivelarsi una delle più importanti della storia sul fronte della diversità.
Secondo quanto sottolineato da Bloomberg l’inserimento di un’altra donna all’interno dell’organo decisionale della Bce, composto da presidente, vicepresidente e quattro membri nominati dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, collocherebbe l’istituzione su un “piedistallo globale” per il progresso e l’uguaglianza, rendendo di fatto la metà del gruppo femminile. Una possibilità che emergerà quando Yves Mersch lascerà l’incarico a dicembre ma il cui processo potrebbe iniziare già questo mese. La Lagarde, in particolare, non ha mai nascosto il suo interesse per le tematiche della diversità ma la selezione del team esecutivo risulta essere fuori dal suo controllo. Eppure, precisa Bloomberg riportando le parole di Christian Odendahl, capo economista del Center for european reform di Berlino, l’attuale presidente della Bce avrebbe “la possibilità di esercitare molta pressione sui governi”, costringendoli in qualche modo a “riconsiderare le loro pratiche di assunzione”.
Resta il fatto che dopo la nomina della Lagarde come primo leader donna dell’istituzione, considerata sia un trionfo per la diversità sia una denuncia sulla scarsa presenza di donne nella gestione delle banche centrali, la situazione a livello europeo non è cambiata. Attualmente nessun governatore delle banche centrali dei 19 Stati membri dell’Eurosistema è donna. Inoltre, secondo un rapporto diffuso dalla Bce lo scorso maggio, solo il 30,8% dei senior manager della regione sono donne, una cifra che scende al 30,3% se si considerano tutti i manager.

La “recessione rosa”

Ma cosa sta accadendo intanto nel resto del mondo? All’ombra della pandemia la diversità di genere continua a combattere la sua battaglia, al punto che il Financial Times parla di una “recessione rosa”. Se negli Stati Uniti a luglio il tasso di disoccupazione sfiorava il 9,4% per gli uomini e il 10,5% per le donne, in Australia il numero di donne occupate ha subito una contrazione del 5,3% dall’inizio della crisi sanitaria contro il 3,9% degli uomini. Secondo uno studio di McKinsey, i lavori delle donne risultano 1,8 volte più vulnerabili alla pandemia rispetto a quelli degli uomini, per non dimenticare che – aggiunge il Financial Times – il 70% degli operatori sanitari e sociali a livello globale sono donne, più esposte dunque ai rischi di infezione.

E anche in Italia la situazione non risulta essere più confortante. Secondo una ricerca condotta da Ipsos e promossa da illimity, poco più del 50% delle donne dichiara oggi di lavorare, circa 23 punti percentuali in meno rispetto agli uomini. Inoltre, il 45% delle occupate è più esposta al rischio di perdere il lavoro e il 18% attualmente non lavora per via delle “ferie forzate”, della chiusura dell’azienda o perché in cassa integrazione.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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