Il business dell’arte al tempo del coronavirus

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I modelli di business nel mondo dell’arte nell’era del coronavirus sono sotto stress, le rapide evoluzioni, la difficoltà di programmare il futuro, mettono in crisi i player, il mercato e l’intero sistema

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Lockdown, semi-lockdown, stop&go, decreti, circolari, ordinanze, stanno gravemente penalizzando il settore dell’arte che, appena a settembre pareva in ripresa, mentre oggi rischia di fermarsi completamente per i continui annullamenti di eventi, fiere e mostre. Sono stati mesi altalenanti, con vertiginose accelerazioni, entusiasmi, preoccupazioni, rallentamenti e persino chiusure di gallerie e piccole realtà del settore, un quadro che, statisticamente, si mostrerà alquanto cupo a fine anno.
Il digitale ha entusiasmato tutti portando speranza, a volte illusione, che potesse risolvere velocemente la situazione, ma in realtà a causa dei pochi concreti e ragionati investimenti che avrebbero portato ad altrettanti concreti risultati, il più delle volte si è rilevato come un semplice palliativo alla mancata fisicità.

È stato come scoperchiare il “vaso di pandora” mostrando tutte le più radicate problematiche dei modelli di business d’impresa, delle profit e nonprofit, dei singoli privati e persino degli Enti pubblici.

La condizione attuale è diventata uno spartiacque, che per alcuni ha portato alla chiusura o al grave indebitamento, mentre per altri è diventata l’occasione per mettere in discussione alcuni paradigmi settore dell’arte.

Una rivoluzione che, gioco forza, sta toccando e modificando le dinamiche di decenni delle Fiere d’Arte, Musei, Gallerie, Premi, Case d’Asta degli Artisti e dell’Editoria.

Anche l’Italia dell’Arte è stata chiamata a rispondere a questa crisi e, seppure “piano piano”, tra fisico e virtuale, si intravedono alcuni risultati di un cambiamento per nuove visioni ed impegni.

Gli organizzatori delle fiere d’arte sono stati i primi a valutare i possibili gravi danni economici dovuti agli annullamenti delle manifestazioni e dalla scarsa redditività delle soluzioni digitali adottate.

Per questo, il tentativo in corsa di inversione di rotta messa in atto, mostra la tenacia, la volontà e il coraggio di nuove visioni, tese all’abbattimento di vecchi limiti e di quelle regole non scritte che impedivano i rapporti tra il mercato e i musei.

Una su tutte Artissima, dove la direttrice Ilaria Bonacossa, sta portando la sua fiera all’interno dei musei della Fondazione Torino Musei (GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Madama – al Museo Civico d’Arte Antica e MAO Museo d’Arte Orientale) insieme ad una versione digitale che tutti siamo curiosi di vedere.

Anche la Pinacoteca di Brera ha deciso di scardinare un caposaldo economico di tutti i musei: il biglietto d’ingresso!

La direzione del museo, consapevole dei forti cambiamenti in atto, trasforma il biglietto in abbonamento che consente, oltre all’ingresso fisico alla Pinacoteca anche l’accesso alla piattaforma online ricca di contenuti inediti e di approfondimento, facendo così una piccola vera e propria rivoluzione per i musei italiani.

Seguono a ruota sessanta gallerie d’arte italiane, che da un’idea dei fondatori di Galleria Continua, si riuniscono virtualmente in “Italics” per dar vita ad una piattaforma la cui volontà è fare sistema e valorizzare i territori e le eccellenze italiane con il tramite dell’arte e degli artisti.

Anche il premio d’arte diventa digitale con Art Rights Prize, dedicato agli artisti senza limite di età e nazionalità che premia le opere fisiche, suddivise in cinque categorie artistiche (pittura, fotografia, arte digitale, video arte e street art) ma con una mostra finale interamente virtuale disegnata dall’Exhibit Designer Andrea Isola. La mostra realizzata sulla piattaforma dedicata Lieu.City, sarà ricca di talks, eventi, appuntamenti virtuali aperti al pubblico ospiterà le opere dei finalisti selezionati da una giuria formata da 15 rinomati esperti d’arte internazionali.

Gli artisti sono ormai sempre più social e digitali, dando dimostrazione di saper coniugare le opportunità dell’online con la propria arte, come dimostra la discussa performance di Nico Vascellari con “I trusted you” ripetuta per 24 ore su YouTube e così altri invece che trovano nei social interessante canale di valorizzazione e comunicazione della propria arte.

Anche l’editoria extra-settore simpatizza volentieri con l’arte, con Maurizio Cattelan in copertina su GQ, mentre Francesco Vezzoli con i suoi ritratti iperbolici celebra le donne italiane sulla rivista Vanity Fair, e ancora le rubriche dedicate agli artisti e ai collezionisti di Matteo Maffucci e Sabrina Donadel su AD (Architectural Digest) a testimonianza di come Arte, Moda e Design condividano pubblica visione e passione.

In conclusione, una nota di assoluta fiducia, perché da un’apparente condizione catastrofica, possiamo cogliere il meglio di un cambiamento silente in atto da mesi, senza porre inutili ostacoli o distinguo, ma diventando parte attiva di questo entusiasmante processo che porterà all’Arte 3.0.


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di Andrea Concas

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“Fondatore e CEO della startup dell’arte Art Backers e di Art Rights, piattaforma per la gestione e certificazione delle opere d’arte e di ArtCollateral, primo escrow agent per l’Art Lending. Autore di libri, docente e speaker, ogni giorno parla e scrive di Arte & Innovazione come divulgatore e tramite ProfessioneARTE, la prima community online per i professionisti del mondo dell’arte”.

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