Bond al 7,54%, ma solo per i cittadini Usa

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Grazie alle proiezioni sull’andamento dell’inflazione, il governo Biden ha emesso tranches di titoli a bassissimo rischio e alto rendimento nominale. Ne abbiamo parlato con Giacomo Alessi, analista indipendente

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Prodotto finanziario a basso rischio e alto rendimento, una contraddizione in termini? Non sempre. Non negli Usa della nuova inflazione, in cui bond legati all’aumento del livello dei prezzi sono stati offerti a rendimenti che paiono più azionari che obbligazionari: 7,12%, pagati direttamente dal governo Usa.
Sono le obbligazioni di risparmio serie I (Series I savings bonds), offerte a questo tasso da adesso fino ad aprile 2022. Il tasso di interesse sui bond di serie I è fissato due volte all’anno sulla base dei prezzi al consumo per tutti ii consumatori residenti nelle città. Gli ultimi sei mesi cui si riferisce il calcolo (marzo – settembre 2021) hanno letteralmente visto raddoppiare l’inflazione, che a fine febbraio stazionava intorno al 3,54%. A spingere sull’aumento del livello generale dei prezzi, gli ottimi dati relativi all’occupazione (disoccupazione scesa dal 4,8% al 4,6% ad ottobre 2021: 531.000 i posti di lavoro creati), la strozzatura che ancora permane sulla filiera delle forniture industriali e gli stimoli fiscali (e monetari) per la ripresa economica.

Queste le regole essenziali delle obbligazioni di serie I: il tasso d’interesse è garantito per il primo semestre, in seguito si muove in dipendenza dall’inflazione. Il periodo minimo di sottoscrizione è di un anno, ma sono forti gli incentivi a mantenere il prodotto in portafoglio per almeno cinque: vendendo prima dei 60 mesi infatti si perdono tre mesi di interessi. Il tetto massimo di investimento è fissato in 15.000 dollari per anno solare.

«Bisogna ricordare che sono riservati esclusivamente ai cittadini statunitensi», ammonisce Giacomo Alessi, analista indipendente. E in Italia, cosa abbiamo di simile? «I buoni fruttiferi postali. Ma è chiaro che ormai i tassi differiscono molto da sistema a sistema economico. Un buono ordinario in Italia rende in media dallo 0,25% allo 0,75%». La struttura del rendimento di questi bond Usa «ha due gambe». Ovvero è composta da una da una fissa e da un’altra variabile che riflette l’inflazione del paese. «Alla rilevazione, la “gamba” inflattiva è stata di oltre il 5%». Del resto, questa settimana le attese per l’indice dei prezzi consumo su base mensile sono dello 0,6%, mentre le annuali parlano di un +5,8%: sarebbe il livello più alto dal 1990.

Come mai il governo Usa ha deciso di non aprire agli investitori internazionali, c’è un intento “protezionistico”? «Semplicemente si tratta di buoni del Tesoro creati appositamente per il risparmiatore retail. Non sono bond scambiabili, quindi non sono adatti ad una platea di investitori istituzionali o internazionali. È proprio come se fossero dei depositi a tempo contrattualizzati direttamente col governo, invece che con la propria banca. In Italia il prodotto più simile è appunto il buono fruttifero, destinabile anche ai figli».

E in Italia è realizzabile un prodotto simile? «Si, diciamo che i Btp Italia in teoria hanno questa missione. Bisognerebbe creare dei buoni fruttiferi legati all’inflazione».


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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