Bitcoin & Co: ecco cinque criptovalute su cui puntare

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Il mercato delle valute digitali sta crescendo a passi da gigante. Ecco una lista di alcune delle criptovalute più in voga dal futuro promettente

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Kiplinger, sito d’informazione economico finanziaria, ha fatto il punto su quelle che a suo avviso sono le criptovalute dal futuro più roseo

Il mercato delle criptovalute a inizio maggio ha raggiunto la capitalizzazione di 2500 miliardi di dollari. Il Bitcoin è tallonato da Ethereum. Il Dogecoin nell’ultimo anno ha restituito performance a quattro zeri

Da quando il primo bitcoin è stato estratto digitalmente dodici anni fa, il mercato crittografico è cresciuto in modo esponenziale, raggiungendo, prima della correzione degli ultimi mesi che ha bruciato quasi mille miliardi di capitalizzazione, un picco storico vicino ai 2.500 miliardi di dollari all’inizio di maggio. Ad oggi si contano più o meno 4 mila criptovalute, molte imitazioni di altre, alcune dotate di vita propria e dal futuro promettente. Le cinque criptovalute analizzate da Kiplinger sono da annoverarsi tra le seconde.
Bitcoin: la regina delle criptovalute non ha bisogno di molte presentazioni. Tuttavia le sue peculiarità non sono a tutti note. Il mining del bitcoin segue un modello PoW (proof-of-work), in cui i minatori risolvono equazioni matematiche e ricevono una moneta digitale come “ricompensa”. Ogni transazione viene poi registrata sul un libro mastro, la blockchain. La caratteristica più importante del Bitcoin è però la sua offerta finita. Possono essere estratti infatti un massimo di 21 milioni di bitcoin, non uno in meno non uno in più. Inoltre, il tasso al quale i nuovi bitcoin possono essere estratti è ridotto ogni quattro anni del 50% in un processo noto come halving (l’ultimo halving risale al maggio 2020), che riducendo l’offerta comportano generalmente aumenti di prezzo. Per questi motivi, il bitcoin viene considerato da molti come “l’oro digitale”. Infine il Bitcoin è divisibile fino a un Satoshi – dallo pseudonimo del suo fondatore Satoshi Nakamoto – 1/100.000.000 di un Bitcoin. Secondo Michael Saylor, ceo di MicroStrategy, una delle prime aziende quotate in borsa ad avere in bilancio bitcoin, in un’intervista alla CNBC ha affermato che il Bitcoin pensa possa arrivare a capitalizzare 100 mila miliardi di dollari (ad oggi la market-cap è di 600 miliardi di dollari).

Ethereum: se Bitcoin è come l’oro digitale, Ethereum è come possedere un pezzo di internet. Ethereum, la criptovaluta più famosa dopo Bitcoin, rispetto a quest’ultima è una valuta digitale più versatile, tanto da essere stata paragonata a internet per la molteplicità degli ambiti possibili di applicazione. La sua utilità è stata da ultimo evidente con l’applicazione ai token non fungibili, gli nft. Questo è probabilmente stato uno dei motivi per cui Ethereum ha eclissato i rendimenti di bitcoin non solo negli ultimi mesi e nell’ultimo anno, ma anche negli ultimi cinque anni. A differenza di Bitcoin, Ethereum non ha un limite massimo di offerta. Anche se teoricamente infinito, il tasso di nuove emissioni di Ethereum è stato sostanzialmente ridotto negli ultimi anni. Se la sua sovraperformance rispetto a Bitcoin dovesse continuare, Ethereum si ritroverebbe presto ad essere la prima criptovaluta per capitalizzazione.

Dati al 29 giugno
Binance Coin: è stato sviluppato come un token basato su Ethereum prima di passare alla propria blockchain, Binance Chain. Il suo uso primario è per il trading di criptovalute e il pagamento delle commissioni sulla borsa di Binance. Lanciata nel solo 2017 con un ICO (offerta iniziale di monete), molto simile a un’offerta pubblica iniziale (IPO), Binance Coin è al quinto posto nella lista delle più grandi criptovalute per market cap. Una sua peculiarità interessante è che Binance, per evitare crolli di prezzo, è programmato per bruciare metà della sua fornitura nel tempo. L’ultima combustione è avvenuta nell’aprile 2021, quando circa 1,1 milioni di Binance Coin sono stati distrutti definitivamente. Il prezzo di Binance Coin è aumentato di un impressionante 1.800% nell’ultimo anno.

Litecoin: “Se il Bitcoin è molto simile all’oro, il Litecoin è molto simile all’argento” sostiene Charlie Lee, fondatore della criptovaluta. Come Bitcoin, anche Litecoin funziona come una valuta peer-to-peer. Se ne differenzia invece per avere tempi di transazione più veloci e una migliore efficienza di memorizzazione. Recentemente il Litecoin è stato utilizzato per la vendita di una Lamborghini da 300.000 dollari e la vendita da 1,68 milioni di dollari di una figurina di Tom Brady. Inoltre, il Litecoin è stato annoverato dalle società finanziarie tradizionali come criptovalute che possono essere utilizzate per facilitare i pagamenti. In aprile, Venmo di PayPal  ha elencato Litecoin come una delle criptovalute che gli utenti possono acquistare e vendere sull’applicazione. Litecoin ha un hard cap di 84 milioni di monete, quattro volte quello di Bitcoin.

Dogecoin: creata nel 2013 e basata su un meme popolare, la criptovaluta è stata la protagonista indiscussa della prima metà del 2021. Nell’ultimo anno, un trader con un tempismo perfetto avrebbe potuto guadagnare circa il 20.000% di rendimento sulla criptovaluta. Al suo picco, la moneta aveva un market cap di circa 92 miliardi di dollari, rendendola una delle più grandi criptovalute. Elon Musk, che ha sostenuto l’ascesa di prezzo della criptovaluta autoproclamandosi “Dogefather”, ha scherzato “probabilmente il risultato più divertente sarebbe che Dogecoin diventi la moneta del futuro”. Musk a parte, dietro il meme è una criptovaluta interessante open-source e peer-to-peer. Tra alcuni dei suoi usi: il suo basso prezzo l’ha resa attraente per le mance online e come ricompensa per la compilazione di sondaggi pagati. Ci sono tuttavia degli aspetti negativi. Per esempio, non c’è un limite al numero massimo di Dogecoin che possono essere creati. Quindi, proprio come i dollari, gli euro e le altre valute fiat, il rally di Dogecoin potrebbe un giorno finire quando le criptovalute con offerta finita guadagneranno più interesse da parte degli investitori.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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