Biennale Padiglione Italia, l’ascolto sposa l’arte

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Due qui/To hear è il titolo del Padiglione Italia dove “l’ascolto” diventa protagonista. Il progetto si fa perfetto interprete del tema della prossima Biennale di Venezia “Stranieri ovunque”. Un’installazione sensoriale dove il suono diventa centrale invitando il fruitore all’introspezione

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Svelato l’argomento del programma espositivo del Padiglione Italia della prossima edizione di Biennale di Venezia 2024. Il titolo Due qui/To hear ci fa intuire, attraverso una traduzione volutamente sbagliata che gioca sull’assonanza inglese Two here e To hear, che l’ascolto sarà la chiave interpretativa di questa esposizione in cui il “paradigma acustico” diventerà il mezzo espressivo protagonista.

Il curatore Luca Cerizza sottolinea l’importanza dell’esperienza sensoriale capace di spingere il fruitore all’apertura nei confronti dell’altro.

Massimo Bartolini sarà l’artista protagonista del Padiglione Italia, affiancato dai compositori Gavin e Yuri Bryars, Caterina Barbieri e Kali Malone che contribuiranno alle installazioni sonore, parteciperanno inoltre con alcuni testi gli scrittori Nicoletta Costa e Tiziano Scarpa, rendendo questa edizione corale, in un dialogo fra molteplici discipline.

Il Padiglione Italia sarà dunque il luogo dell’incontro e dell’ascolto attraverso “l’udire”, un invito all’attenzione verso “l’altro” nel senso più universale del termine, con il fine di migliorare se stessi all’interno della comunità del mondo.

Il percorso installativo sarà suddiviso in tre spazi che prevederanno un itinerario circolare a più entrate. I diversi spazi proporranno opere scultoree, sonore e performative diverse, in una varietà tipica che connota l’artista Massimo Bartolini. Il percorso condurrà il pubblico attraverso alternarsi di pieni e vuoti, movimenti e soste, definendo il progetto artistico come “L’ascolto di una moltitudine.. per una moltitudine in ascolto”, suggerendo un’azione che avviene all’interno di ognuno di noi.

La musica e il sonoro saranno gli attori principali e pervaderanno lo spazio dando vita a un percorso introspettivo che incita all’indagine personale.

Luca Cerizza, il curatore del Padiglione Italia

Critico d’arte e curatore, nato a Milano nel 1969, attualmente di base a Torino. La sua ricerca si è concentrata soprattutto sull’arte italiana e internazionale dai primi anni Novanta a oggi e sulle pratiche post-minimaliste. Ha organizzato diverse mostre in Italia e all’estero oltre a curare monografie di artisti come John Armleder, Robert Barry, Massimo Bartolini, Alighiero Boetti, Daniel Buren, Yona Friedman, Liam Gillick, Daniel Roth. Tra le principali mostre da lui curate troviamo le personali di Gianfranco Baruchello presso il centro espositivo Raven Row di Londra nel 2017 e di Tino Sehgal alle OGR di Torino nel 2018, e la retrospettiva Vincenzo Agnetti. NEG: Suonare le pause al Padiglione de l’Esprit Nouveau di Bologna nel 2021. Sua anche la curatela del convegno/mostra Campo Umano. Arte Pubblica 50 anni dopo alla Fondazione Ratti di Como, nel 2019, assieme a Zasha Colah ha inoltre curato la grande monografica Hagoromo di Massimo Bertolini (assieme a Elena Magini) tenutasi al Centro Pecci di Prato nel 2022.

Massimo Bartolini, il protagonista del Padiglione Italia

Nato a Cecina, dove vive e lavora, Massimo Bartolini ha condotto la sua formazione artistica tra Firenze, dove ha studiato all’Accademia di Belle Arti, e Milano. Il suo lavoro si sviluppa dall’indagine sulla relazione tra uomo, natura e spazio architettonico. Bartolini utilizza nelle sue opere una grande varietà di linguaggi e materiali, coinvolgendo anche attori temporanei, il pubblico e lo spazio. Il suo atteggiamento di apertura gli permette un approccio trasversale rispetto ai media che utilizza e reinventa, conducendo il suo percorso artistico verso una continua scoperta e indagine del linguaggio dell’arte.

Le prime mostre in Italia risalgono alla prima metà degli anni novanta. Dopo pochi anni inizia a esporre all’estero: nel 2001 è al PS1 di New York con uno Special Project dal titolo Untitled (Wave) per il Moma. Negli anni 2000 cura il restauro della Cappella Anselmetti, a Torino. Tra le principali esposizioni personali vi sono quella alla Rotonda della Besana di Milano (Stanze e Segreti, 2000) al Museum Abteiberg di Monchengladbach (2003), alla GAM di Torino (2005), al Museo Serralves di Porto (2007), al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma (2008), al Center of Contemporary Art di Toruń (2011), al MARCO di Vigo (2013), e al Museo Marino Marini di Firenze (2015). Nel 2020, con il progetto On Identikit, espone negli spazi della Chiesa dell’Abbazia di Parma, sede del CSAC. 

Ha partecipato alla Quadriennale di Roma (1996, 2005, 2008) e a diverse rassegne internazionali, come la Biennale di Venezia, cui è invitato nel 1999, nel 2009 e nel 2013, la Triennale di Yokohamadel 2011 e la tredicesima edizione di Documenta di Kassel, tenutasi nel 2012. 

Le sue opere sono presenti in case d’asta internazionali come Christie’s, che ha venduto l’acquerello su carta Musicians in the courtyard realizzando un prezzo di 41.411 dollari.

Nel 2022 prende parte alla mostra Crazy, curata da Danilo Eccher al Chiostro del Bramante di Roma. Sempre nel 2022, il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato gli dedica una grande esposizione antologica. 

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In copertina: courtesy La Biennale.


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di Nicole Valenti

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Nicole Valenti è una designer. Altoatesina, si laurea in decorazione con specializzazione in design e arti multimediali all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove vive. Contestualmente, si diploma in grafica alla scuola Internazionale di Comics della stessa città. Subito dopo la laurea, insegna nella sua accademia per la cattedra di decorazione. Nel 2018 fonda lo studio NIVA design, fra le cui eccellenze produttive figura la maniglia, reinterpretata traendo ispirazione da un immaginario vivido, non estraneo al mondo onirico. Attualmente Nicole collabora tramite il suo studio con artisti e designer internazionali come pure con gallerie di collectible design, sempre sperimentando e ricercando nuove modalità espressive.

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