Come da previsioni, la Bce ha dato il via libera alla Delfin di Del Vecchio per salire al 19,9% di Mediobanca. E il risiko bancario post opas Intesa-Ubi è sempre più acceso
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La Banca Centrale Europea ha detto si alla Delfin di Leonardo Del Vecchio. La cassaforte del patron di Essilor-Luxottica potrà salire al 19,99% del capitale di Mediobanca. Attualmente, la partecipazione della holding è ferma al 9,99% dell’istituto di piazzetta Cuccia.
Il parere della Bce si attendeva per oggi, e molti si aspettavano un responso positivo per il re dell’occhialeria. Il benestare è stato trasmesso dalla Vigilanza direttamente alla Delfin al termine dell’istruttoria di circa 60 giorni. Per ottenere il consenso europeo, la holding ha giocato la mossa di presentarsi solo come investitore finanziario. Ossia, come soggetto non interessato a esercitare funzioni di gestione e controllo in Mediobanca anche se facente parte della vita societaria della partecipata. Lo stesso Leonardo Del Vecchio ha inoltre lasciato intendere di non voler depositare una lista per l’assemblea di ottobre che dovrà eleggere il nuovo cda Mediobanca.
Il semaforo verde della Bce non comporta l’automatico ampliamento della partecipazione di Delfin al 19,99%. Le indiscrezioni vorrebbero infatti che nell’immediato l’imprenditore potrebbe fermarsi al 13-14% del capitale della merchant bank milanese. In tal modo, supererebbe il patto di consultazione che riunisce il 12,5% del capitale e ha come maggior azionista Mediolanum.
Le parti interessate al momento non commentano. “A me quello che interessa è che il cda sia nelle condizioni di realizzare un piano industriale che abbiamo condiviso con tutti i principali azionisti”, aveva dichiarato Alberto Nagel. Il ceo di Mediobanca aveva risposto così in conference call con le agenzie di stampa a una domanda sul possibile aumento della quota Delfin fino al 20% del capitale della banca. “La composizione dell’azionariato è decisa dal mercato, non da noi”. Il piano industriale “è stato confermato e sono fiducioso che il prossimo consiglio sarà in grado di realizzarlo. Sono convinto che le condizioni di governance lo consentiranno”.
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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione
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