Banche: ecco i principali rischi da tenere sotto osservazione

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I principali rischi per le banche, secondo Bankitalia, restano legati al peggioramento della qualità del credito e alle pressioni sulla redditività. Tutti i dati dell’anno della crisi

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Il flusso di nuovi crediti deteriorati in rapporto ai prestiti bonis è salito dallo 0,9% di settembre 2020 all’1,1% del quarto trimestre dell’anno

La consistenza dei crediti deteriorati, invece, è scivolata nella seconda parte dell’anno a 51 miliardi (circa il 25% in meno rispetto al primo semestre)

Bankitalia: “Le banche devono valutare con attenzione, caso per caso, la posizione delle imprese, attivandosi per sostenere quelle con prospettive di ripresa”

Sebbene le condizioni di raccolta delle banche italiane risultino “distese”, resta forte l’attenzione su un peggioramento della qualità del credito e sulle pressioni sulla redditività. Un contesto, osserva Bankitalia, cui si accompagna anche l’incertezza sull’evoluzione del quadro macroeconomico.
Secondo le stime raccolte nell’ultimo rapporto semestrale sulla stabilità finanziaria a cura dell’istituto guidato da Ignazio Visco, il flusso di nuovi crediti deteriorati in rapporto ai prestiti bonis è salito dallo 0,9% di settembre 2020 all’1,1% del quarto trimestre. Un boost che ha riguardato sia i prestiti alle famiglie (dallo 0,9 all’1,0%) sia quelli alle imprese (dall’1,2 all’1,5%), coinvolgendo principalmente i settori più esposti agli effetti dell’emergenza, a partire dai servizi. La consistenza dei crediti deteriorati, invece, è scivolata nella seconda parte dell’anno a 51 miliardi (circa il 25% in meno rispetto al primo semestre). “Anche l’incidenza al netto delle rettifiche sul totale dei finanziamenti (incluse le esposizioni interbancarie e verso banche centrali) era diminuita al 2,2%”, spiega Palazzo Koch, sottolineando come il tasso di copertura (calcolato dal rapporto tra le rettifiche di valore e l’ammontare dei crediti deteriorati lordi) sia “rimasto sostanzialmente invariato al 51,2%” per il complesso degli istituti. Una quota che scivola al 38,9% per le banche meno significative, data la presenza per la controparte di intermediari specializzati nella gestione dei crediti deteriorati che “acquistano queste posizioni e le iscrivono in bilancio al netto delle svalutazioni”.
Certo, ribadisce Bankitalia, il crollo delle esposizioni deteriorate è stato spinto dalle cessioni: nell’anno della crisi si parla di 33 miliardi di crediti ceduti e cancellati, oltre alla cessione di ulteriori cinque miliardi non ancora completata. “La pandemia non ha rallentato i piani di dismissione delle banche italiane, anche grazie alla misura introdotta dal decreto cura Italia che, a fronte di cessioni di crediti deteriorati, ha consentito di convertire parte delle imposte anticipate in crediti d’imposta”, osservano i ricercatori. Intanto, dal mese di settembre famiglie e imprese hanno continuato a immagazzinare liquidità e la crescita dei depositi bancari ha contribuito a contrarre il funding gap (il differenziale tra il valore dei prestiti e la raccolta al dettaglio espresso in rapporto ai prestiti, ndr) di tre punti percentuali, vale a dire 7,1 punti percentuali in meno rispetto al mese di febbraio 2020. L’indice medio di copertura di liquidità, invece, è sceso a fine settembre 2020 al 197,4%, un valore ad ogni modo “ampiamente superiore al limite regolamentare del 100%”, precisa l’istituto.

Alla luce complessiva delle evidenze, secondo Palazzo Koch, gli istituti devono dunque “valutare con attenzione, caso per caso, la posizione delle imprese, attivandosi per sostenere quelle con prospettive di ripresa ed effettuando le necessarie riclassificazioni prudenziali e contabili”. La situazione di incertezza, conclude, “richiede notevole prudenza e il rafforzamento delle decisioni di accantonamento; ciò vale in particolare per le banche meno significative: l’incidenza delle posizioni per cui è stato rilevato un incremento significativo del rischio di credito (classificate nello stadio 2 secondo il principio contabile Ifsr 9) è infatti per questi intermediari inferiore alla media di sistema, nonostante la quota di moratorie ancora in essere sul totale dei prestiti sia maggiore”. Continuano a migliorare intanto le attese degli analisti sugli utili bancari, seppur ancora significativamente inferiori rispetto ai livelli pre-covid.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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