Banca Generali, no all’uso dei patrimoni privati per rimediare agli errori dello Stato

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L’amministratore delegato Gian Maria Mossa si dice positivo sul dopo-coronavirus: “Ne usciremo più forti”. Ma la ricetta perfetta per la ripresa non esiste: ecco i tre passi da fare secondo Banca Generali per non sbagliare strada (Spoiler: la tassa sul patrimonio privato non è tra questi)

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“Il patrimonio privato va usato per supportare l’economia”

“Bisogna far ripartire l’attività produttiva”

“Ripartiamo dai giovani”

Il coronavirus ha destabilizzato molti equilibri ma il mercato si riprenderà e le reti di consulenza non devono né vogliono farsi cogliere impreparate: per dare il giusto supporto a privati e imprese, però, secondo l’amministratore di banca generali Gian Maria Mossa, è necessario che lo Stato faccia un passo indietro sulla patrimoniale.

 

Da Goldman Sachs arrivano buone notizie sul futuro dell’S&P 500 e anche Gian Maria Mossa, intervenuto nel corso di una diretta streaming organizzata proprio da Banca Generali si è detto positivo sul futuro della finanza. “A livello globale si sta facendo molto e si stanno mettendo in campo misure straordinarie, fondamentale il ruolo delle banche centrali. Io non credo che la volatilità sia finita ma sicuramente ne usciremo più forti”. Certo, ha proseguito l’ad, “è difficile dare ricette concrete per i risparmi. Non esiste una misura che vada bene per tutti: noi siamo arrivati all’inizio di questa crisi difensivi, e monitoriamo la liquidità. Non c’è una ricetta vincente per tutti.

La ripresa in tre mosse

  1. “Il patrimonio privato non deve essere usato per rimediare agli errori dello Stato, ma per supportare l’economia. Noi accogliamo le richieste di finanziamento delle Piccole e medie imprese che hanno bisogno di ossigeno ma allo stesso tempo garantiamo protezione. In questa fase è importante non creare terrorismo minacciando il capitale privato e anzi proteggerlo per metterlo a disposizione delle imprese”.
  2. “Bisogna far ripartire l’attività produttiva, non possiamo permetterci di restare a casa anche se ovviamente la salvaguardia del lavoratore viene prima di tutto”.
  3. “Ripartiamo dai giovani. Siamo entrati nella crisi con un livello di disoccupazione al 30%: se c’è un area in cui bisogna investire subito è nell’assunzione di giovani per dare un contributo alla ripresa”.

Aggregazioni nel sistema bancario

Questa crisi cambierà culturalmente e strutturalmente le modalità di lavoro. Le aggregazioni potrebbero essere una realtà da esplorare a emergenza conclusa? “Con questa volatilità è chiaro che aumenta la richiesta di consolidamento. Questa crisi cambierà le nostre abitudini come già sta facendo con modalità di lavoro che certamente sarà sempre più digitale. È una fase che certamente rende le aggregazioni possibili. Nella nostra analisi c’è un boom di liquidità venuta meno e quindi alcuni player non ce la faranno, altri saranno soggetti a mire da parte di altri più forti. Noi siamo attenti a valutare opportunità per creare consolidamento”.

 


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di Livia Caivano

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