Azioni o bond? Per Ubs c’è stato (e ci sarà) un netto vincitore

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Le obbligazioni rendono meno delle azioni, ma non mettono necessariamente al riparo da potenziali perdite di grossa portata, emerge dall’ultimo Global Investment Returns Yearbook 2024 di Ubs

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Dalla generazione boomer a quella millennial, gli indici globali hanno continuamente premiato gli investitori orientati verso azioni piuttosto che obbligazioni. Un investitore che avesse iniziato nel 1950, ad esempio, avrebbe ottenuto un ritorno annuo del 6,8% dalle azioni, contro il 3% delle obbligazioni. Anche chi avesse iniziato nel 1970 avrebbe registrato un rendimento superiore dalle azioni rispetto alle obbligazioni (rispettivamente 5,4% contro 4%), mentre a partire dagli anni ’90 le distanze si sono ridotte, con un rendimento azionario del 4,5% contro il 4,2% delle obbligazioni. Il periodo d’oro per i portafogli bilanciati, composti per il 60% da azioni e per il 40% da obbligazioni, è stato quello dell’era millennial, con un ritorno annuale del 4,9%, superiore a quello delle singole componenti. Queste sono le conclusioni raggiunte dal team di ricerca di Ubs nell’ultima edizione del Global Investment Returns Yearbook 2024

Per il futuro, quello che il report definisce come l’era della Gen Z, le azioni torneranno ad essere l’investimento relativamente più remunerativo sui bond e sulle gestioni bilanciate: “Sono stime molto grezze”, ha dichiarato il professor Paul Marsh (London Business School), co-autore del report, “e sono basate sul premi di rischio delle azioni, quello di maturità per i bond e i tassi d’interesse reali… la Gen Z potrà ricevere ritorni normali, sono piuttosto le generazioni precedenti ad aver goduto di condizioni migliori”. 

Ribassi massimi: anche i bond possono punire

Osservando in una prospettiva storica quanto le obbligazioni siano arrivate a scendere di prezzo, il cosiddetto drawdown, le azioni sembrano uscirne ancora una volta vincitrici. In particolare, fra gli anni Cinquanta e i primi anni Ottanta i ribassi massimi subiti dai bond sono stati quasi sempre superiori a quelli dell’asset class azionaria, il che ha portato in portafogli gravi rischi di perdita in caso di liquidazione dei bond in anticipo sulla scadenza. 

Fra gli anni Duemila e i primi anni Duemiladieci, in cui si sono verificate due importanti crisi (la bolla delle dot-com e la crisi del 2008), sono state soprattutto le azioni ad esposto i portafogli alle perdite potenziali più gravi. Nel 2022, poi, il crollo delle obbligazioni è arrivato a superare quello dei mercati azionari, hanno mostrato le analisi di Ubs. 

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Il mercato premia i pazienti. Ma la pazienza quanti anni dovrebbe durare?

Affrontare un mercato ribassista poco dopo aver iniziato ad investire è il peggiore scenario possibile. Tuttavia, il tempo necessario per recuperare le perdite subite dipende dal mercato in cui si è investito. Negli Stati Uniti, ad esempio, il mercato è stato uno dei più rapidi a riprendersi, anche se nel peggiore scenario ha impiegato fino a 16 anni per recuperare le perdite. Altri mercati, come quello italiano, hanno richiesto una pazienza molto maggiore, con Piazza Affari che ha passato fino a 73 anni con ritorni reali negativi. A livello mondiale, il massimo tempo di recupero richiesto da un ribasso azionario è stato di 22 anni –  un periodo di investimento molto lungo se rapportato alla vita di un singolo individuo. 

I tempi di recupero massimi richiesti dai crolli obbligazionari non sono stati molto più contenuti di quelli azionari: negli Stati Uniti il periodo più lungo di ritorni reali negativi è durato ben 82 anni, in Italia 124 (ossia tutto il periodo osservato, compreso fra 1900 e 2023).  

Guardando al 2024 un dato storico potrebbe far sperare. La maggior parte dei guadagni a lungo termine degli investimenti, infatti, è stata registrata durante fasi di politica monetaria accomodante. Tra il 1914 e il 2023, i mercati statunitensi hanno trascorso il 45% del tempo in periodi di aumento dei tassi di interesse e il restante 55% in fasi di allentamento monetario. Durante i periodi di politica monetaria accomodante, il rendimento annuale delle azioni e dei bond statunitensi è stato rispettivamente del 9,4% e del 3,6%, mentre durante i periodi di politica monetaria restrittiva è stato appena del 3,6% e del -0,3%.

 Il professor Marsh, tuttavia, ha invitato a una certa cautela prima di saltare alla conclusione che il rally dei mercati, quest’anno, sia garantito: “Quello di quest’anno è fra i cicli di tagli ai tassi più anticipati della storia: parte dei rialzi sui mercati hanno anticipato l’accomodamento monetario”. 


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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