Art wealth management: family office batte banca

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Quando si tratta di servizi di gestione patrimoniale legati all’arte, i family office sembrano battere nell’offerta i comparti private delle banche. Lo scopriamo nell’ultimo report di Deloitte Luxembourg e ArtTactic

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La mancata inclusione di servizi legati all’arte all’interno dell’offerta di consulenza patrimoniale delle banche potrebbe far perdere a queste ultime ingenti masse gestite aggiuntive. Una cifra che, secondo quanto riportato dal Knight Frank Wealth Report 2020, si attesta nell’ordine di 1,481 mila miliardi di dollari, ovvero il valore che è attualmente conservato sotto forma di beni d’arte e da collezione nelle mani degli Ultra high-net-worth individuals a livello mondiale. Il maggiore interesse dei family office all’arte come asset class è confermato dai dati dell’ultimo Art & Finance Report 2021 di Deloitte Luxembourg e ArtTactic, in cui la gestione di arte e beni da collezione è inclusa tra i servizi proposti dal 75% family office intervistati* rispetto al 64% dei wealth manager e al 61% delle divisioni private delle banche. Dati nettamente in rialzo per la prima categoria rispetto alla precedente edizione del report datata 2019, quando la percentuale di family office coinvolti nell’arte si arrestava al 55%, contro il 67% dei wealth manager e il 72% delle banche private. La ragione del boom? Un approccio più olistico alla gestione del patrimonio delle famiglie seguite.

Art wealth management: focus sui family office

Family office e banche private presentano tuttavia focus e priorità differenti. Per quanto riguarda i primi, per l’86% dell’unità del campione sarà la gestione della collezione la priorità su cui concentrarsi durante i prossimi 12 mesi, seguita dalla pianificazione successoria del patrimonio artistico (71%), i servizi legali (57%), le attività di risk management e di art advisory (50%), la ricerca di mercato e l’educazione dei clienti (47%), filantropia (43%), intrattenimento del cliente e valutazione (36%), servizi di art lending (14%) e infine di investimento (13%).

Banche private: focus sul breve termine

Mentre i family office stanno rafforzando i propri sforzi su specifici servizi legati alla gestione delle collezioni dei propri clienti, le banche private indicano invece che si concentreranno su sforzi di più breve termine per i propri clienti. Lo confermano i dati del sondaggio, per cui l’attività principale delle banche private per i prossimi 12 mesi sarà infatti l’intrattenimento dei propri clienti (per il 63% dell’unità del campione), condotto attraverso attività come vernissage e visite guidate a mostre e fiere. Seguono le proposte educative per la clientela come seminari e conferenze legate al mercato dell’arte, prioritarie per il 50% delle banche private. Pianificazione successoria (56%) e filantropia (48%) rimangono punti importanti in agenda. Maggiore invece l’interesse delle banche private nei confronti di collateralizzazione dell’arte (33%) e servizi di investimento come fondi e comproprietà d’arte (19%). Nonostante l’approccio olistico sia uno delle ragioni principali per includere l’arte all’interno dell’offerta legata al wealth management, l’approccio delle banche private rimane infatti tradizionale, con solo il 22% dell’unità del campione che considererà in futuro attività di gestione delle collezioni e di reporting non finanziario integrato a quello finanziario.


Family office vs banche private: in quali servizi vi concentrerete nei prossimi dodici mesi?
Fonte: Deloitte Luxembourg & ArtTactic, Art & Finance Report 2021

 

 

*Il sondaggio è stato condotto su un campione di 59 banche private e 21 family office.


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di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

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