Airbnb si accorda con il fisco: quali implicazioni per gli host?

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Airbnb ha annunciato di aver chiuso un accordo con l’Agenzia delle Entrate riguardo la ritenuta sui redditi dei proprietari non professionali, per un pagamento complessivo di 576 milioni di euro

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Con la finanziaria del 2024 la cedolare secca dovrebbe passare dal 21 al 26%

L’azienda ha comunicato che intende rinunciare a rivalersi sugli host per recuperare le ritenute riferite al quadriennio contestato dall’Agenzia

Quanto dovrà versare all’erario Airbnb

576 milioni di euro. È questa l’enorme cifra che Airbnb, dopo un braccio di ferro con il fisco, dovrà pagare alle casse dello Stato per essersi sottratta al versamento delle imposte nel periodo tra il 2017 e il 2021.

La più nota piattaforma di gestione degli affitti brevi al mondo ha, infatti, di recente raggiunto un accordo con l’Agenzia delle entrate che inizialmente, con l’accusa di aver evaso l’imposta per 3 miliardi di euro, aveva provveduto al sequestro, presso l’headquarter europeo della società, situato in Irlanda, di oltre 779 milioni di euro.

L’inchiesta avviata nei confronti di Airbnb muoveva dalla constatazione che migliaia di proprietari (appoggiati sulla piattaforma) avevano incassato proventi a seguito dell’affitto dei loro appartamenti senza versare la cedolare secca del 21%.

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Quali sono le violazioni contestate?

Della somma complessivamente individuata (576 milioni di euro):

353 milioni si riferiscono alle ritenute dovute e non versate 

174 sono relativi a sanzioni amministrative 

49 per gli interessi maturati. 

Il fisco ha contestato ad Airbnb il mancato versamento di ritenute e la mancata emissione delle certificazioni uniche.

 

Cosa accade agli host?

L’azienda ha comunicato che intende rinunciare a rivalersi sugli host per recuperare le ritenute riferite al quadriennio contestato dall’Agenzia.

Cosa accade dopo l’accordo raggiunto con l’Agenzia delle entrate

L’accordo con l’Agenzia delle Entrate prevede:

  • il versamento da parte di Airbnb di 576 milioni di euro
  • che la piattaforma online non si rifarà sugli host (sui proprietari degli immobili o su chi gestisce gli affitti) per recuperare quanto versato al fisco per il periodo 2017-2021
  • che Airbnb diventerà sostituto di imposta trattenendo per conto degli host o dei contribuenti titolari dell’immobile affittato le tasse relative alla cedolare secca da versare nelle casse della pubblica amministrazione.

L’Italia è un mercato centrale per Airbnb

L’Italia per Airbnb rappresenta sicuramente un mercato importante, come chiarisce e dichiara la stessa piattaforma, in quanto è uno dei Paesi con il maggior afflusso turistico del mondo. 

Per tale ragione, l’accordo raggiunto con il fisco non si limita a “sanare” la posizione di Airbnb per i 4 anni contestati. Al contrario, al momento Airbnb sta proseguendo un confronto con l’amministrazione finanziaria italiana per adeguarsi alle regole previste, e da ultimo modificate, in materia di affitti brevi.

Tra le altre cose:

  • Airbnb si sta adeguando alla Dac 7, vale a dire la normativa europea relativa alla trasmissione dei dati fiscali da parte delle piattaforme digitali
  • Airbnb intende adeguarsi tempestivamente alle novità in materia di affitti brevi, e in particolare con riferimento alla disciplina della cedolare secca.

A tal riguardo, occorre ricordare che con la finanziaria del 2024 la cedolare secca dovrebbe passare dal 21 al 26% per i proprietari che destinano ad affitto breve fino a un massimo di quattro appartamenti.


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di Nicola Dimitri

WW Snippets test

Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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