Agevolazioni fiscali, la Cina accelera su Shanghai Ftz

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Ufficialmente il progetto di una zona di libero scambio nella città costiera orientale è in essere da otto anni, ma ora potrebbe finalmente decollare

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La free trade zone (Ftz) del Pundong in Cina, nei pressi di Shanghai, è ufficialmente attiva dal 2013, ma finora ha deluso

Le comunicazioni ufficiali del governo parlano di uno “sconto” iniziale sull’aliquota fiscale societaria dal 25% al 15% per i primi cinque anni da quando una società sposta propria sede nell’area

I settori interessati sarebbero quelli altamente strategici: intelligenza artificiale, scienze biologiche, aviazione, chip

La free trade zone (Ftz) del Pundong in Cina, nei pressi di Shanghai, è ufficialmente attiva dal 2013, ma finora ha deluso. Pechino non è stata all’altezza delle finalità che si era prefissata. Ma qualcosa potrebbe cambiare. Il governo centrale cinese (lo riporta il South China Morning Post) ha fatto sapere nella giornata di giovedì 15 luglio di voler accelerare sulle agevolazioni fiscali previste per le imprese attive nei settori strategici dell’intelligenza artificiale, dei chip, delle scienze biologiche, dell’aviazione.
Il documento ufficiale parla di uno “sconto” iniziale del 10% sull’aliquota fiscale ufficiale. In sostanza, si passerebbe da una tassazione societaria del 25% a una del 15% per i primi cinque anni da quando l’impresa sposta la propria sede in quell’area.

Un po’ di scetticismo presente da parte degli osservatori internazionali (Reuters definisce “superficiale” il tentativo di riforma) è comprensibile. Beijing aveva lanciato il programma ben otto anni fa, con molta enfasi. Poi però tutto si è ridotto a mere formalità burocratiche. La stampa ufficiale nazionale (come il Global Times), nel riportare il comunicato governativo, parla oggi del Pudong come del futuro hub finanziario della Cina quando il paese diventerà “la prima economia al mondo entro il 2035”.

I critici osservano che la zona potrebbe cannibalizzare il ruolo di Hong Kong, attualmente parte attiva nell’importante progetto pilota Wealth Connect, pensato per introdurre in via sperimentale una certa libertà nel movimento dei capitali da e verso la Cina. In base a questo schema, i risparmiatori di nove città della Greater Bay Area (Shenzhen e Guangzhou oltre a Hong Kong) potranno investire fino a 154.000 dollari Usa in fondi a medio e basso rischio domiciliati nell’ex colonia britannica (il limite attuale è di 50.000 dollari Usa annui). Uno sbocco per dare alla ricchezza delle famiglie cinesi accesso ai fondi internazionali.

Attualmente, le free trade zone in Cina sarebbero 21: nessuna ancora è decollata, i mesi a venire diranno se toccherà davvero a Shanghai rompere gli indugi.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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