L’inflazione aumenta i redditi e le imposte: cos’è il fiscal drag

L’impatto della crisi economica pregressa dovuta alla pandemia unitamente alle ripercussioni – sempre economiche – correlate al conflitto in corso, rischiano di favorire, secondo alcune previsioni, un forte aumento del tasso di inflazione

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L’inflazione può determinare un corrispondente aumento dei redditi, con conseguenze dal punto di vista dello scaglione Irpef di riferimento

Il drenaggio fiscale è un fenomeno innescato dall’inflazione, a mente del quale a certe condizioni i contribuenti vengono inseriti in scaglioni di imposta più elevati

L’inflazione, nell’economia di mercato, rappresenta, come noto, un fenomeno che originando da diverse cause si manifesta nell’aumento del livello medio dei prezzi, da cui ne consegue la riduzione della capacità di acquisto; e con essa la riduzione del valore della moneta.
L’inflazione non impatta, tuttavia, solo dal punto di vista economico e sociale. Essa rileva anche in ottica fiscale.
Come messo in evidenza dall’Osservatorio Italiano sui Conti Pubblici (Ocpi) dell’Università Cattolica di Milano, l’inflazione – in un sistema di tassazione progressivo, come quello italiano – determina anche il fenomeno del cd. drenaggio fiscale, o fiscal drag.

In buona sostanza, l’aumento dei redditi che, in taluni casi può essere correlato all’inflazione, può portare alcuni contribuenti a passare, per una parte dei loro redditi, da uno scaglione Irpef più basso ad uno più alto, pur mantenendo un potere d’acquisto costante.

In questo modo, i redditi aumentati, pur non rappresentando un aumento della ricchezza, verranno colpiti da un’aliquota maggiore che inciderà, di conseguenza, sulla pressione fiscale.

A tal riguardo, è opportuno riprendere per esteso l’esempio riportato da Ocpi nel report “Fiscal Drag: cos’è e quanto impatta sui conti pubblici?”: supponendo per il 2022 un tasso d’inflazione al 6 per cento, da cui discende un corrispondente aumento di redditi (non seguito da aumento del potere d’acquisto), un lavoratore con un reddito annuo di 14.950 euro nel 2021, che ricade nello scaglione Irpef per i redditi fino a 15.000 e aliquota al 23%, passerà allo scaglione successivo (redditi compresi tra 15.001 e 28.000), soggiacendo ad un’aliquota al 25%.

Questo meccanismo, che incide negativamente sul contribuente, il quale si vede ricollocato in uno scaglione reddituale più alto che però non è sinonimo di un aumento di ricchezza (stante l’aumento die prezzi a causa dell’inflazione e il mantenimento dello stesso potere d’acquisto), determina un gettito extra per l’erario (definito appunto fiscal drag). Lo Stato, a parità di ricchezza, si aspetterà di ricevere dal medesimo contribuente più di quanto lo stesso ha versato nel periodo di imposta precedente. Il drenaggio fiscale, pertanto, incide positivamente sulle casse dello Stato che preleva dal soggetto più di quanto avesse versato in precedenza, ma incide negativamente sul contribuente, il quale è andato incontro, a causa dell’inflazione, ad un aumento meramente fittizio della sua ricchezza e delle sue entrate.

Occorre osservare che il fenomeno del fiscal drag incide in particolare sui redditi da lavoro ed è meno evidente, invece, per i redditi catastali.

Ebbene, l’impatto della crisi economica pregressa dovuta alla pandemia unitamente alle ripercussioni – sempre economiche – correlate al conflitto in corso, rischiano di determinare, secondo alcune previsioni un aumento del tasso di inflazione al 6%.

In questi termini, è lecito aspettarsi, oltre ad una contrazione dei consumi e una diminuzione del potere di acquisto, anche un aumento (fittizio) del reddito, da cui discende un incremento della tassazione a scapito del contribuente.

Gli articoli pubblicati sono stati realizzati da giornalisti e contributors di We Wealth e vengono forniti a Poste Premium a scopo informativo.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

Domande frequenti su L’inflazione aumenta i redditi e le imposte: cos’è il fiscal drag

Cos'è il fiscal drag e come si collega all'inflazione?

Il fiscal drag è un fenomeno innescato dall'inflazione, per cui i contribuenti, a causa dell'aumento dei loro redditi nominali, possono finire in scaglioni di imposta più elevati. Questo accade anche se il loro potere d'acquisto reale non è aumentato proporzionalmente.

Quali sono le conseguenze dell'inflazione sui redditi dei contribuenti secondo l'articolo?

L'inflazione può portare a un aumento dei redditi nominali dei contribuenti. Questo aumento, a sua volta, può avere conseguenze dirette sullo scaglione Irpef di riferimento a cui sono assegnati.

In che modo l'inflazione può influenzare il carico fiscale di un individuo?

L'inflazione, aumentando i redditi nominali, può spingere i contribuenti in fasce di reddito tassate con aliquote più alte. Di conseguenza, anche se il reddito reale non è cresciuto significativamente, il peso fiscale effettivo può aumentare.

Cosa si intende per 'aumento del livello medio dei prezzi' nel contesto dell'inflazione?

L'aumento del livello medio dei prezzi è la manifestazione principale dell'inflazione nell'economia di mercato. Indica che, in generale, i beni e i servizi diventano più costosi nel tempo, riducendo il potere d'acquisto della moneta.

Qual è la relazione tra l'inflazione e gli scaglioni di imposta?

L'inflazione può causare uno 'slittamento' dei redditi verso scaglioni di imposta superiori. Questo significa che, anche senza un reale aumento della ricchezza, si potrebbe essere tassati di più a causa dell'aumento dei prezzi.

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