L’inflazione alimentare impenna: corsa al discount o al bio?

Con l’inflazione alimentare in crescita, come stanno reagendo i fornitori e i rivenditori di generi alimentari? E che impatto hanno le loro strategie sui clienti?

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Il costo dei generi alimentari in Europa cresce inesorabilmente. Secondo Eurostat, l’inflazione alimentare nel vecchio continente a maggio 2022 è aumentata del 10,0% su base annua, quasi due punti percentuali in più rispetto al mese precedente, quando aveva toccato l’8,6%. Se è vero che l’incremento preoccupa da tempo i consumatori, il suo l’apice potrebbe non essere raggiunto prima del prossimo trimestre. “La crisi non inizierà ora, ma partirà in autunno, dopo che le persone saranno tornate dalle vacanze estive, avranno speso i loro soldi e non sarà rimasto nulla nel loro piatto” ha preannunciato Archie Norman, presidente del colosso britannico della vendita al dettaglio Marks & Spencer (M&S). Ma quali gli effetti dell’aumento dell’inflazione? Legal & General Investment Management (LGIM) li spiega sia sul piano europeo che su quello americano. 

Inflazione alimentare in Europa: sarà corsa ai discount?

I fornitori e i rivenditori di cibo non sono rimasti immuni all’aumento dell’inflazione e tanto meno al potere di determinazione dei prezzi delle aziende. Tuttavia, la maggior parte di questi ha mantenuto performance solide durante il primo trimestre dell’anno, sostengono gli analisti di LGIM: nonostante il forte aumento dei prezzi, sembra che essi non abbiano subìto un forte impatto. Un fenomeno che parrebbe essere stato supportato da una continua innovazione e dalla premiumisation, ovvero la migrazione dei consumi verso prodotti di fascia superiore. 

Ci si aspetta, tuttavia, che nella seconda parte dell’anno i costi continueranno ad alzarsi, con i fornitori che saranno costretti ad affrontare una maggiore pressione sui margini rispetto a quanto preventivato durante la redazione dei bilanci 2021 lo scorso febbraio. Per mitigarla, le soluzioni potrebbero essere due: da un lato, aumentare il prezzo finale; dall’altro, portare avanti iniziative di tagli dei costi operativi. “Ciononostante, entrambe le strategie sono di sempre più difficile implementazione” continuano da LGIM. 

Per quanto riguarda i rivenditori, invece, la situazione non è diversa rispetto a qualche mese fa: “per loro il focus resta sullo stabilizzare la propria quota di mercato e sul proteggere il potere d’acquisto dei propri clienti con prezzi più bassi. La competizione rimane però razionale, e tutti gli attori stanno monitorando i concorrenti rispetto alle politiche di prezzo per allinearsi con i discount il più velocemente possibile”. 

Dal punto di vista dei consumatori, poi, “i rivenditori non hanno notato un cambiamento finora: niente scelta di prodotti di categoria inferiore, né una più veloce preferenza di marche private o ridotta domanda per prodotti salutari e di fascia premium”. Tuttavia, le incertezze persistono riguardo a come i consumatori potranno reagire all’inflazione: sarà l’ascesa dei discount?

A livello di posizionamento, infine, le società che potranno beneficiare dell’attuale contesto “saranno i fornitori capaci di innovare e creare delle fasce di prodotti premium, così come quelli che sono esposti a beni la cui domanda è anelastica; i rivenditori dovranno avere capacità di scala e marche private molto forti”. 

Usa: continua la scelta del bio

Negli Stati Uniti la situazione è molto più incerta. Da un lato, le vendite di prodotti biologici continuano a salire: ad esempio, Procter & Gamble, multinazionale americana di beni di largo consumo, ha visto un aumento delle vendite in questo ambito del 10%. 

Dall’altro, invece, a causa del rapido aumento dei costi della benzina (che secondo l’Amministrazione americana sulle informazioni energetiche è da 0,87 dollari al litro di inizio anno a 1,30 dollari al litro), di inefficienze organizzative e di costi sempre più alti nella catena di fornitura, lo scorso maggio Walmart non è ad esempio riuscita a generare utili a sufficienza rispetto al numero di azioni emesse, fatto che ha portato il titolo a un crollo del proprio prezzo di circa il 20%. Per sopperire a tale situazione, “il management ha continuato a sostenere il proprio focus sull’economicità dei prodotti man mano che i consumatori iniziano ad acquistare beni di marche private, specialmente in categorie come i latticini o la salumeria”. 

Gli analisti di LGIM concludono dicendo che “se da un lato abbassare i prezzi sembra una strategia accattivante, dall’altro il futuro è ancora incerto e non tutte le aziende sono ancora pronte a ridimensionare i prezzi”.

di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su L’inflazione alimentare impenna: corsa al discount o al bio?

Qual è stato l'aumento dell'inflazione alimentare in Europa a maggio 2022?

L'inflazione alimentare in Europa è aumentata del 10,0% su base annua a maggio 2022, secondo Eurostat. Questo rappresenta un incremento di quasi due punti percentuali rispetto all'8,6% registrato nel mese precedente.

Quando si prevede che l'inflazione alimentare raggiungerà il suo picco in Europa?

L'articolo suggerisce che l'apice dell'inflazione alimentare in Europa potrebbe non essere raggiunto prima del prossimo trimestre, indicando che la situazione potrebbe peggiorare in autunno.

Quali sono le possibili reazioni dei consumatori europei all'aumento dell'inflazione alimentare?

L'articolo ipotizza che i consumatori europei potrebbero orientarsi verso i discount come risposta all'aumento dei costi dei generi alimentari.

Come si confronta la tendenza europea con quella degli Stati Uniti in termini di scelte alimentari?

Mentre in Europa si prevede una 'corsa ai discount', negli Stati Uniti si osserva una continua preferenza per i prodotti biologici, nonostante l'inflazione.

Qual è l'impatto previsto dell'inflazione alimentare sui consumatori nel prossimo futuro?

L'articolo indica che la crisi legata all'inflazione alimentare potrebbe intensificarsi in autunno, suggerendo un impatto significativo sui consumatori nei mesi successivi a maggio 2022.

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