Uhnwi a caccia di rendimenti e personalizzazione

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La pandemia ha fatto mutare le strategie di investimento dei super-ricchi, che adottano ora un approccio meno condizionato dall’emotività e guardano alle tematiche ambientali. Ma anche a storie alternative che possano garantire protezione del capitale e alpha. Ne parliamo con Riccardo Ambrosetti, fondatore e presidente di Ambrosetti Am Sim

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Gli Uhnwi hanno iniziato a richiedere protocolli di investimento trasparenti, documentati, oggettivi, più moderni e non accettano più l’offerta standardizzata di soluzioni per l’investimento che prescinda dalle loro specifiche esigenze

L’offerta si sta riposizionando dunque verso soluzioni Esg compliant, processi decisionali adeguati alle aspettative del legislatore europeo, creazione di presidi interni dedicati a differenti tipologie di clientela

La pandemia ha cambiato – o meglio accelerato – molti processi in ogni settore. Non sono stati risparmiati gli investimenti degli Hnwi che hanno virato verso un approccio più razionale e si sono focalizzati su temi e concetti diversi rispetto al passato. Per scoprire quali ne abbiamo parlato con Riccardo Ambrosetti, fondatore e presidente di Ambrosetti Am Sim.

Si ripensano gli obiettivi di investimento

“Il mondo degli investimenti sta cambiando radicalmente. Le costrizioni causate dalla pandemia hanno provocato un ripensamento degli obiettivi di investimento ma anche degli strumenti graditi e delle proposizioni ritenute attrattive. In molti casi, la riorganizzazione relazionale basata su confronti più spesso intermediati dalla tecnologia ha visto una riduzione dell’efficacia delle leve di vendita empatiche tradizionali attivando una maggiore attenzione ai contenuti. È stato rilevata dagli esperti comportamentali, infatti, una minore attivazione dei circuiti emotivi a favore di una incrementata attivazione di quelli razionali”. Questo aspetto, secondo Ambrosetti, favorisce un ripensamento a mente più fredda delle esigenze di investimento degli Uhnwi che stanno razionalizzando il nuovo paradigma del risparmio che si incardina attorno ad alcuni fattori specifici.

Razionalità e fuga dai bond

Fattori che vanno dalla ricerca di opportunità di mercato fuori dal mondo obbligazionario, ormai a reddito zero, alla costruzione di universi investibili indirizzati a favore di un maggiore rispetto dell’ambiente. “Non solo – precisa Ambrosetti – gli Uhnwi hanno iniziato a richiedere protocolli di investimento trasparenti, documentati, oggettivi, più moderni, che colmino il gap con i settori merceologici di riferimento, in primis quello sanitario e non accettano più l’offerta standardizzata di soluzioni per l’investimento che prescinda dalle loro specifiche esigenze”.
L’attenzione a questi argomenti, che è generale nel mercato degli investimenti, è particolarmente accentuata tra gli investitori più capienti. “L’offerta si sta riposizionando dunque verso soluzioni Esg compliant, processi decisionali adeguati alle aspettative del legislatore europeo, creazione di presidi interni dedicati a differenti tipologie di clientela. Il cliente Uhnwi detiene patrimoni che garantiscano il mantenimento dello stile di vita per più generazioni, è dunque interessato a conservare il capitale nel lungo termine non avendo l’esigenza di finanziare con i propri risparmi spese correnti o di breve respiro. Infatti ricerca soluzioni moderne, che implicano l’accesso sia a strategie di investimento complesse su elementi liquidi ma con attenzione alla decorrelazione dagli asset sottostanti (liquid alternative) sia a investimenti su temi illiquidi confezionati in modo facilitante per la sottoscrizione”.

Rotta sugli intangibili

Un altro trend che Ambrosetti rileva è lo spostamento verso storie aziendali basate su valori intangibili. “Potenziali nuove cure sanitarie, strumenti e invenzioni per uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente oltre che nuove iniziative a sostegno della crescita di aree geografiche ad alto potenziale risultano molto attrattive per gli Uhnwi, sempre tenendo presente le tipiche esigenze di ottimizzazione fiscale e protezione normativa”.
In tutto questo si cela una riscoperta della propensione al rischio. “La prevalente abitudine a investire in obbligazioni più o meno garantite si trova oggi in competizione con la volontà di partecipare a investimenti di più ampio respiro – conclude Ambrosetti -condividendo capitale di rischio allo scopo di ottenere ritorni accettabili con rischio sostenibile ma in archi temporali maggiori, esigenza naturalmente alimentata dal venir meno dei rendimenti positivi percepiti a rischio basso propri del mondo bonds che hanno grandemente condizionato negli ultimi trenta anni lo sviluppo di una categoria di investitori consapevoli”.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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