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Una ripresa della domanda però non potrà aversi senza «un equilibrio adeguato tra investimenti e riforme» due elementi che «si rafforzano reciprocamente». Per questo è fondamentale un esame attento dei singoli piani nazionali per la ripresa e la resilienza, per garantire che i fondi siano impiegati in modo rapido ed efficiente. Come ribadito più volte dallo stesso Draghi, la spesa pubblica deve essere produttiva e si devono rafforzare le competenze amministrative e ridurre le «strozzature nelle fasi attuative».
A soffrire maggiormente la crisi pandemica e l’incertezza sono state secondo il bollettino Bce Italia e Spagna. I due paesi hanno sofferto «cali maggiori» dell’attività economica rispetto alla media dell’area euro. Per quanto riguarda l’Italia c’è da precisare che le perdite sono state anche e in parte conseguenza della forte contrazione nella domanda estera. L’impatto negativo diretto delle misure di contenimento è invece stato «ampiamente paragonabile alla media dell’area euro».
Infine, alcune osservazioni sui differenziali di rendimento dei titoli obbligazionari. Lo spread fra titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si è ridotto ulteriormente con «la formazione di un nuovo governo da parte dell’ex presidente della Bce Mario Draghi». I differenziali hanno quindi brevemente raggiunto il minimo pluriennale prima di tornare a crescere. In particolare, durante il periodo in esame, i differenziali di rendimento a dieci anni italiani e portoghesi si sono ridotti di 12 e 1 punti base, attestandosi allo 0,73 e allo 0,30 per cento, rispettivamente. Nello stesso periodo, i differenziali a dieci anni tedeschi, francesi e spagnoli sono lievemente aumentati di 1, 1 e 6 punti base, rispettivamente, arrivando al -0,26 per cento, al -0,01 per cento e allo 0,41 per cento.

