Germania, le conseguenze della temuta coalizione “rosso-verde”

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Il divario fra Spd e Cdu si allarga e Merkel evoca lo spettro di un possibile governo di sinistra radicale

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Verdi e socialisti hanno espresso una reciproca preferenza per la formazione di un governo assieme; il terzo alleato necessario per formare una maggioranza potrebbe essere il partito della sinistra radicale (Die Linke)

Per il momento, i numeri del blocco “rosso-verde-rosso” sarebbero esili e Die Linke dovrebbe rinunciare alle sue battaglie contro la Nato e le missioni militari all’estero per entrare nella stanza dei bottoni. Verdi e Spd non hanno escluso a priori di potersi alleare con la sinistra, ma hanno fissato solo paletti programmatici

L’esclusione della Cdu dal governo aumenterebbe le probabilità di un governo più incline alla spesa pubblica e ad aumentare le tasse sui ceti abbienti. La componente ecologista potrebbe introdurre costosi vincoli alle imprese. Sarebbero, di certo gli esiti meno graditi ai mercati

Il declino nei sondaggi per i cristiano democratici è proseguito, accrescendo il divario con i socialisti sempre più proiettati verso il ruolo di protagonisti all’indomani del voto in Germania. Secondo l’ultima rilevazione Forsa, la Cdu/Csu è scesa per la prima volta nella sua storia al di sotto del 20% dei consensi (al 19%), mentre l’Spd si è riportato al 25% (+2 punti). Seguono in terza posizione i Verdi, che con il loro 17% potrebbero diventare uno degli elementi più rilevanti della futura maggioranza di governo. Come già evidente dalle ultime settimane, la prossima alleanza parlamentare non potrà più limitarsi ai due soli partiti maggiori.

Lo scenario più dirompente è costituito da una possibile alleanza che, escludendo i cristiano democratici, partirebbe dai Verdi estendendosi a sinistra verso l’Spd e la Linke, il partito post-comunista attualmente stimato al 6%. Ad oggi, questa coalizione aggregherebbe solo il 48% dei voti e dei seggi secondo l’ultimo sondaggio Forsa, ma le rilevazioni di altri istituti mostrerebbero margini sufficienti per la costituzione di una maggioranza. In ogni caso, mancano ancora più di due settimane al voto del 26 settembre.

Le conseguenze economiche e politiche di un asse così spostato a sinistra, come vedremo, sarebbero profonde. Né i Verdi né l’Spd hanno escluso a priori una possibile alleanza con la Linke, limitandosi a sollecitare posizioni più moderate sulla Nato e sull’Ue. Finora, comunque, i due partiti hanno reciprocamente espresso una preferenza a collaborare per la formazione di un governo. Ma, probabilmente, avranno bisogno di un terzo alleato.

La cancelliera Angela Merkel ha evocato lo spettro di un possibile governo radicale nel corso del suo ultimo discorso al Bundestag, con accenti di partigianeria politica che raramente le erano appartenuti.

“I cittadini avranno una scelta tra pochi giorni: o un governo che accetta il sostegno del partito Linke con la Spd e i Verdi, o che almeno non lo esclude… oppure un governo federale guidato dalla Cdu e Csu, con Armin Laschet come cancelliere”, ha dichiarato Merkel, “un governo federale che conduca il nostro paese nel futuro con moderazione”.

Cosa aspettarsi da un governo Spd-Verdi-Linke

Anche se la coalizione Rosso-verde-rossa è solo una delle molteplici possibilità, e di certo non la più probabile, Merkel ha avuto buon gioco nel fissarla nella mente degli elettori indecisi. Infatti, i vincoli ambientali propugnati dai Verdi per accelerare sull’agenda climatica andrebbero ad associarsi alle promesse di incrementi fiscali sui grandi patrimoni dell’Spd. Tutto questo potrebbe essere realizzato senza il contrappeso di un partito moderato nell’elaborazione del programma, bensì con il supporto della sinistra radicale.

Dal punto di vista dell’economia tedesca, questa coalizione promuoverebbe un maggiore ricorso alla spesa pubblica, con prevedibili maggiori spese per investimenti. Allo stesso tempo, verrebbe innalzata la pressione fiscale, in particolare sui elevati redditi e i grandi patrimoni. Verdi e socialisti sono già concordi, inoltre, nell’intenzione di innalzare il salario minimo orario da 9,6 a 12 euro. Questo mix di politiche sarebbe difficilmente digerito dal mondo imprenditoriale, che la Cdu infatti punta a sedurre in questa fase della campagna elettorale. Anche i mercati considererebbero questa agenda la meno promettente per gli investimenti.

Sotto il profilo delle riforme comunitarie, una coalizione guidata dai socialisti e senza il contribuito della Cdu potrebbe favorire il sostegno della Germania verso una più stretta integrazione europea. Inoltre, potrebbe contribuire al superamento dell’austerità insito nelle attuali regole fiscali Ue. Per queste ultime è atteso un percorso di riforma che prenderà le mosse dopo le elezioni in Germania, prima del ritorno in vigore del Patto di stabilità previsto nel 2023.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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