“Dove posso investire senza rischiare” e “tu che sei del settore dimmi dove investi per fare soldi”.

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E’ sempre e solo sufficiente essere coerenti con la pianificazione finanziaria nel rispetto degli orizzonti temporali impostati e condivisi. Solo in questo modo si raggiungeranno risultati importanti.

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Oggi riflettevo in merito alle domande che ancora troppo spesso vengono fatte a chi fa il mio lavoro. Fra tutte, quelle che più spesso mi rivolgono sono due:

“Dove posso investire senza rischiare”  e  “tu che sei del settore (finanziario) dimmi dove investi per fare soldi”.

Dal 2008 in poi i tassi di interesse sono solo scesi. Effetto degli interventi delle Banche Centrali che, a partire dalla crisi dei subprime fino ai giorni d’oggi, hanno avuto una  generosità che ha toccato livelli mai visti prima.

Ho colleghi che hanno cominciato di recente a lavorare nel mondo della finanza e che dunque  hanno esperienze solo in tale contesto, e non hanno mai vissuto situazioni diverse in cui, per effetto ad esempio di inflazione galoppante, i Policy Maker dovessero intervenire alzando i tassi. 

Eppure, nonostante sia passato ormai più di un decennio dall’ultima volta in cui i Titoli di Stato avevano rendimenti ritenuti accettabili e in un contesto in cui potevano venire considerati porto sicuro, ancora oggi la ricerca del “tasso di interesse” è viva dentro molti risparmiatori (non investitori).

Grahm, maestro di Warren Buffet che non è proprio uno sprovveduto, definì un’operazione di investimento quella che, dopo un’approfondita analisi, promette la protezione del capitale dall’inflazione ed un rendimento soddisfacente. Peccato che dalle obbligazioni governative alla gran parte dei titoli di debito di emittenti solidi, i rendimenti sono praticamente negativi nel quasi 90% dei casi. 

Quindi a questo punto entra in gioco la seconda domanda: “tu che sai…. Dimmi dove posso fare i soldi…”

I rendimenti sono dove si producono gli utili, quindi nell’economia reale che cresce sempre con il progresso, nell’economia rappresentata dalle aziende che sono in grado di generare utili e quindi è nei mercati azionari che c’è la fonte dei rendimenti. 

Come facciamo ad intercettare questa crescita? Facilissimo: diversificando, adottando comportamenti virtuosi e contenendo le emozioni. La resistenza alle emozioni diventa più importante rispetto alla scelta del fondo. Un caso che ricordo bene perché riportato anche nei libri di testo, è quello del fondo Magellano gestito dal noto Peter Lync: tale fondo in più di 10 anni riuscì ad ottenere un rendimento medio annuo intorno al 30%.

Nonostante ciò più della metà dei sottoscrittori dello stesso fondo hanno perso valore perché tendevano a comperare dopo il rialzo e a vendere nei ribassi. Le interferenze emotive sono spesso penalizzanti. E’ sempre e solo sufficiente essere coerenti con la pianificazione finanziaria nel rispetto degli orizzonti temporali impostati e condivisi. Solo in questo modo si raggiungeranno risultati importanti.  

Quindi, se ho diversificato, se ho adottato metodi automatici e virtuosi di approccio al mercato che mi aiutano a bannare le emozioni, credetemi che non serve andare alla ricerca di scorciatoie e chissà che alchimie, basta aspettare e lasciare che il tempo e il mercato facciano il loro lavoro. 

Anche noi “uomini di finanza” facciamo così! 


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di Sferruggia Moira

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