Private equity, segnali di ripresa dopo il crollo. Cosa succede

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Private equity: segnali di ripresa dopo il crollo

2023 da dimenticare per l’attività di private equity. In calo sia raccolta (da 5,9 a 3,8 miliardi) che investimenti (da 23,7 a 8,2 miliardi). Ma per l’anno in corso prevale l’ottimismo. Gervasoni (Aifi): “Segnali interessanti dall’M&A”

Indice

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  • Guardando all’andamento dell’ammontare investito nel 2023 rispetto all’anno precedente, se l’Italia incassato una contrazione del -44%, per Germania e Francia si parla rispettivamente del -32% e del -15%
  • Sulla vetta del podio delle fonti di raccolta sul mercato si posizionano fondi pensione e casse di previdenza (2,4 miliardi di euro). Seguono investitori individuali e family office (1,4 miliardi) e banche (1,3 miliardi)
  • Cervo (Kpmg): “Siamo ottimisti per una serie di fattori, dal consolidamento del trend di riduzione dell’inflazione alla grande disponibilità di capitale da parte degli operatori di private capital”

L’Italia ha archiviato un 2023 da dimenticare sul fronte del capitale di rischio. Secondo alcuni dati diffusi in occasione dell’ultimo convegno annuale di Aifi in collaborazione con Kpmg, nell’attività di private equity lo scorso anno ha visto un calo sia nella raccolta (3,8 miliardi a fronte dei 5,9 miliardi del 2022) sia negli investimenti (da 23,7 miliardi a 8,2 miliardi). Ma alcune “tendenze interessanti” trasmettono fiducia su ciò che Anna Gervasoni, direttrice generale di Aifi, definisce “un cambiamento positivo” del mercato.

“Innanzitutto non è andata poi così male, se si osserva il trend mondiale”, dice Gervasoni. Guardando all’andamento dell’ammontare investito nel 2023 rispetto all’anno precedente (al netto delle infrastrutture), se il Belpaese ha incassato una contrazione del -44%, per la Germania si parla del -32% mentre per la Francia del -15% per esempio. “L’aspetto interessante è che questo calo ci vede protagonisti nel mercato dell’M&A”, aggiunge Gervasoni. “Il peso del private equity nell’attività di fusione e acquisizione è infatti passato dal 12% in ammontare nel periodo 2014-2023 al 19% considerando il solo biennio 2022-2023”.

Tiene il segmento mid market

Il segmento di mid market intanto tiene, portandosi a 5,2 miliardi di euro, ovvero il valore più alto di sempre. “Nell’ultimo triennio sono state oltre 1.500 le società oggetto di investimento per un ammontare di circa 16 miliardi”, ricorda Gervasoni. “Occorre però che, in fase di fundraising, aumenti la loro raccolta così che si possano moltiplicare le iniziative di investimento”, aggiunge. “Il grande punto interrogativo su cui Aifi concentra le sue energie è la raccolta: negli ultimi tre anni abbiamo investito circa 13 miliardi di euro sul mercato. Nello stesso periodo i francesi ne hanno raccolto 71. In Europa, nel 2020-2022, sono stati raccolti 400 miliardi. Vuol dire che qualcosa non funziona”, sostiene Gervasoni.

Analizzando le attività di raccolta degli operatori domestici nell’ultimo triennio, risulta evidente come sulla vetta del podio delle fonti di raccolta sul mercato si posizionino fondi pensione e casse di previdenza (2,4 miliardi di euro). Seguono investitori individuali e family office (1,4 miliardi), banche (1,3 miliardi), settore pubblico e fondi di fondi istituzionali (1,2 miliardi) e assicurazioni (1,1 miliardi). “Da qui la nostra voglia di lavorare con tutti i soggetti. Ma credo che con il mondo dei privati sia necessario sicuramente un dialogo più aperto”, suggerisce Gervasoni.

M&A, Cervo (Kpmg): ottimisti sul 2024

Come ricordato da Stefano Cervo, partner di Kpmg e head of private equity, a incidere sul calo delle operazioni di fusione e acquisizione registrato lo scorso anno sono stati diversi fattori di tipo geopolitico ed economico: il valuation gap (vale a dire la differenza tra aspettative di prezzo dei venditori e valutazioni degli acquirenti che hanno portato i multipli a una compressione verso i valori più bassi dell’ultimo decennio), la “maggiore aggressività” di alcuni regolatori nell’esaminare le transazioni, una maggiore selettività da parte dei buyer e l’andamento dei mercati di Borsa, che nella prima parte dell’anno non ha favorito dinamiche di exit e nella seconda metà dell’anno ha offerto multipli più elevati di quelli osservati nel mercato privato inducendo a rinviare alcune transazioni. “Il private equity non ha fatto altro che replicare, in maniera forse amplificata, queste dinamiche”, dichiara Cervo.

Ma sul 2024 prevale la fiducia. “Anche in questo caso per una serie di fattori”, dice Cervo. “Un consolidamento del trend di riduzione dell’inflazione, una grande disponibilità di capitale da parte degli operatori di private capital e la grande quantità di società in portafoglio”. Anche sul fronte delle Ipo, secondo Cervo, si intravedono dinamiche positive. “Un motivo di grande ottimismo riguarda infine l’evoluzione del numero di investimenti di private equity nelle aziende familiari, che continua a crescere”, interviene Gervasoni. Poi conclude: “Se si pensa al volume di aziende familiari in Italia, risulta evidente un potenziale enorme. Credo che ci siano tutti gli elementi per poter assistere a un 2024-2025 solido”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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