Suzuki Hayabusa, il falco pellegrino dell’Imperatore

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La Suzuki Hayabusa nella sua versione d'acciaio

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Per la serie Youngtimer ecco la storia della Suzuki Hayabusa, la supersportiva che voleva essere veloce come un falco pellegrino

Nel distretto di Hensho, all’alba di un nuovo millennio, un falco pellegrino si aggirava per i cieli Celesti dell’imperatore Naruhito. Ad osservare il suo volo agile e veloce, attrezzi del mestiere in mano, c’erano gli ingegneri di una casa motociclistica che era prossima ad impressionare il mondo delle due ruote: la Suzuki. “Hayabusa” si dissero, mentre osservavano il volatile andare giù in picchiata a una velocità oltre i 350 km/h. La nuova Suzuki non doveva essere da meno: quanto a velocità non doveva avere rivali. Né in patria né oltreoceano. E doveva fare incetta di corvi.

Falchi contro corvi

Introdotta sul mercato nel 1999, la Suzuki Hayabusa fu la risposta alla CBR 1100 XX, la supersportiva di casa Honda che aveva fatto il suo esordio tre anni prima. E che, per la sua velocità, era stata ribattezzata Blackbird, in riferimento all’SR-71 Blackbird della Lockheed Martin, l’aereo più veloce mai realizzato, in grado di raggiungere i 290 km/h. Il soprannome pensato dalla Suzuki per la sua nuova moto – ufficialmente presentata come GSX-R 1300 – era una chiara provocazione alla Casa di Tokyo. Hayabusa, infatti, richiamava il nome giapponese del falco pellegrino, ovvero il più veloce animale presente sul pianeta terra. Il suo cibo preferito? I corvi… in inglese “blackbird”.

Suzuki Hayabusa: oltre i 300 km/h

Il tratto distintivo del nuovo giocattolo della Suzuki era certamente il motore, un 1299 cc 4 cilindri in linea che erogava la mostruosa potenza di 175 CV a 9.800 g/min, per una coppia altrettanto strabiliante di 138 Nm a 7.000 g/min. Con peso di soli 215 kg poteva garantire accelerazioni brucianti. A ciò si aggiungeva un’aereodinamica senza precedenti, che consentiva alla moto di toccare una velocità massima pari a 312 km/h: la Suzuki aveva creato la moto più veloce del secolo. Solo un gentlemen agreement tra le case produttrici giapponesi – che limitò la velocità massima delle loro moto ai 299 km/h – riportò la top speed della “Busa” sotto i 300km/h. Nel frattempo la Kawasaki aveva risposto alle due rivali con la ZX 12R.

La seconda (e terza) generazione della Suzuki Hayabusa

Nel corso degli anni, la Suzuki ha continuato a migliorare e perfezionare la Hayabusa, introducendo nuove tecnologie e aggiornamenti per garantire che la moto rimanesse al passo con i tempi e continuasse a soddisfare le aspettative degli appassionati di velocità e prestazioni. Longevissima, la seconda serie della Suzuki Hayabusa, il cui motore, pur rimanendo lo stesso quattro cilindri raffreddato ad aria, erogava 197 cv. Anche l’estetica fu rivista con una carrozzeria più aerodinamica e armonica. L’elettronica avanzata comprendeva controllo della trazione, il sistema antibloccaggio dei freni e un nuovo e innovativo cambio elettronico che consentiva di cambiare marcia senza usare la frizione. La seconda generazione fu venduta fino al 2020 senza interruzioni, lasciando il posto alla terza generazione, in vendita dal 2021 e proposta sul mercato con un prezzo franco concessionario di 19.970 euro.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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